Biodiversità e conservazione

Stato ambiente in Europa: non è buono, soprattutto per la natura

L’ultimo rapporto quinquennale sullo Stato dell’ambiente in Europa pubblicato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) evidenzia come la perdita di biodiversità, lo stress idrico e i crescenti rischi climatici potrebbero mettere in ombra i progressi finora compiuti in termini di riduzione delle emissioni e di qualità dell’aria. 

Sono stati compiuti progressi significativi nella riduzione delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico, ma lo stato generale dell’ambiente in Europa non è buono, soprattutto per quanto riguarda la natura, che continua a subire degrado, sfruttamento eccessivo e perdita di biodiversità. Anche gli effetti dell’accelerazione dei cambiamenti climatici sono una problematica urgente.

È il messaggio che viene dalRapporto“Ambiente e Clima in Europa: conoscenze per la resilienza, la prosperità e la sostenibilità” che l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha pubblicato il 29 settembre 2025, che fornisce una narrazione integrata sullo stato dell’ambiente in Europa,esaminando il ruolo centrale e vitale che l’ambiente naturale e il clima svolgono nel garantire salute, resilienza e prosperità alle persone, ancorato alla visione dell’UE per un’Europa sostenibile entro il 2050.

L’Agenzia pubblica unarelazione sullo stato dell’ambiente ogni 5 anni, come previsto dal suo regolamento, e l’edizione 2025, la VII della serie che viene pubblicata dal 1995, contiene informazioni documentabili di solida evidenza scientifica, basate su dati oggettivi, sucome dobbiamo rispondere alle enormi e complesse sfide che abbiamo di fronte, quali i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l’inquinamento di aria e acqua.

Redatto in stretta collaborazione con la rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale (EIONET) dell’EEA, il Rapporto si avvale della vasta esperienza dei principali esperti e scienziati nel settore ambientale, nei32 paesi membridell’Agenzia enei 6 paesi cooperanti.

Il Rapporto evidenzia chenegli ultimi 10-15 anni sono stati compiuti significativi progressi nel miglioramento della qualità dell’aria, nell’aumento del riciclo dei rifiuti e dell’efficienza delle risorse, e cheulteriori progressi sono stati raggiunti su una serie di fattori che consentono la transizione verso la sostenibilità, quali l’innovazione, illavoro verdee lafinanza sostenibile.

Si sottolinea che icambiamenti climaticiedegrado ambientalerappresentanouna minaccia diretta per la competitività dell’Europa, dipendente dalle risorse naturali. Il documento evidenzia, inoltre, che ilconseguimento della neutralità climatica entro il 2050 dipende anche da una migliore e più responsabile gestione del suolo, dell’acqua e di altre risorse.

Protezione delle risorse naturali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, insieme alla riduzione dell’inquinamento, rafforzeranno la resilienza delle funzioni sociali vitali che dipendono dalla natura, quali lasicurezza alimentare, l’acqua potabilee ledifese contro le inondazioni.

Il Rapporto esorta adaccelerare l’attuazione di politiche e azioni, per una sostenibilità a lungo termine, già concordate nell’ambito del Green Deal europeo. Tali azioni sono in linea con le priorità dellaBussola per la Competitivitàdella Commissione UE in materia di innovazione, decarbonizzazione e sicurezza. I briefing tematici forniscono una panoramica concisa e comparabile delle principali tendenze visibili in 35 argomenti legati all’ambiente e al clima, nonché dei fattori abilitanti per una trasformazione verde.

Quale contributo al Rapporto principale,37 Briefing tematicicontengono una serie di messaggi chiave e4 valutazioni:tendenze passate;prospettive;prospettive di raggiungimento degli obiettivi politici dell’UE per il 2030;prospettive di raggiungimento degli obiettivi politici dell’UE per il 2050.

A corredo iprofili nazionali dei 38 Paesi membri e cooperanti dell’EEA, forniscono valutazioni concise a livello nazionale sulle tendenze chiave in materia di ambiente, clima e sviluppi socio-economici, esaminando sistemi fondamentali qualienergia,mobilitàealimentazionesulla base di20 indicatoriconsolidati dell’AEA o di Eurostat, oltre a essere stati verificati dall’AEA. Non costituiscono una valutazione dei progressi compiuti dall’AEA o dalla Commissione UE, bensì una valutazione elaborata dai paesi sulle principali tendenze in materia di sostenibilità, sulle sfide che li riguardano e sulle misure che stanno adottando.

“Non possiamo permetterci di ridimensionare le nostre ambizioni in materia di clima, ambiente e sostenibilità– ha dichiaratoLeena Ylä-Mononen, Direttore esecutiva –Il nostro Rapporto sullo stato dell’ambiente, realizzato in collaborazione con 38 paesi, illustra chiaramente le conoscenze scientifiche e dimostra perché dobbiamo agire. Nell’UE disponiamo di politiche, strumenti, conoscenze e decenni di esperienza di collaborazione per conseguire i nostri obiettivi di sostenibilità. Quello che facciamo oggi plasmerà il nostro futuro”.

Sfide complesse da affrontare
In Europa, labiodiversità sta diminuendo in tutti gli ecosistemi terrestri, di acqua dolce e marinia causa delle persistenti pressioni esercitate da modelli di produzione e consumo non sostenibili, come dimostra, in particolare, il sistema alimentare. Guardando al futuro,si prevede che il deterioramento dello stato della biodiversità e degli ecosistemi europei continuie, secondo il Rapporto,è improbabile che gli obiettivi politici concordati vengano raggiunti entro il 2030.

Analogamente, lerisorse idriche europee sono sotto forte pressione e lo stress idrico colpisce un terzo della popolazione e del territorio europeo. Nel Rapporto si legge che mantenere ecosistemi acquatici sani, proteggere i bacini idrografici e garantire che le risorse idriche sotterranee siano reintegrate è fondamentale per assicurare la futura resilienza idrica dell’Europa.

Per quanto riguarda icambiamenti climatici, l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente nell’intero pianeta. Ilclima sta cambiando a un ritmo allarmante, minacciando la sicurezza, la salute pubblica, gli ecosistemi, le infrastrutture e l’economia. L’aumento della frequenza e dell’entità delle catastrofi legate al clima, nonché la consapevolezza che il clima continuerà a cambiare nonostante gli ambiziosi sforzi di mitigazione dell’UE, sottolineanol’urgente necessità di adattare la società e l’economia europee, garantendo, allo stesso tempo, che nessuno sia lasciato indietro.

Secondo il rapporto, queste sfide prioritarie richiedono la necessità diripensare i legami tra la nostra economia e l’ambiente naturale, il suolo, l’acqua e le risorse naturali. Solo ripristinando l’ambiente naturale in Europa sarà possibile mantenere un’economia competitiva e una qualità di vita alta per i cittadini europei.

Ampliare e diversificare
Il Rapporto afferma che vi è unanecessità urgente di un cambiamento radicale dei sistemi di produzione e di consumo: decarbonizzazione dell’economia, transizione verso la circolarità, riduzione dell’inquinamento e gestione responsabile delle risorse naturali. Le politiche dell’UE, compreso il Green Deal, tracciano un percorso chiaro verso la sostenibilità.

Il documento si sofferma, in particolare, sull’impegno volto aripristinare gli habitat attraverso soluzioni basate sulla natura, che rafforzeranno la resilienza e contribuiranno anche agli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Sottolinea, inoltre, lanecessità di decarbonizzare i principali settorieconomici, in particolare itrasporti, e di affrontare la questione delleemissioni dell’agricoltura. L’aumento della circolarità ha il potenziale diridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia e di materie prime critiche. Inoltre, investendo nella transizione digitale e verde dell’industria europea, l’Europa può migliorare la produttività e diventare un leader mondiale nell’innovazione verde, sviluppando tecnologie per la decarbonizzazione di industrie difficili da abbattere, quali quella dell’acciaio e del cemento.

“Sebbene siano stati compiuti progressi, lo stato del nostro ambiente è un chiaro invito ad agire per continuare a ridurre l’inquinamento, ripristinare la natura e proteggere la biodiversità– ha sottolineato la Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva,Jessika Roswall–Dobbiamo ripensare il legame tra ambiente ed economia e considerare la protezione della natura come un investimento e non come un costo. Una natura sana è la base per una società sana, un’economia competitiva e un mondo resiliente, ed è per questo che l’UE è determinata a mantenere fede ai propri impegni in materia ambientale”.

Il quadro italiano
L’Italia sta compiendo passi significativi verso la sostenibilità, ma deve affrontare numerose sfide. Tra ipunti di forzaemergono lo sviluppo dell’agricoltura biologica, lacrescita delle fonti rinnovabili, che supera il traguardo 2020 e punta al 38,7% entro il 2030, e lariduzione delle emissioni di gas serra. Ampia è anche l’estensione delle aree protette, ma per contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei sarà necessario compiere ulteriori passi avanti.

Sul fronte dell’economia circolare, l’Italia registra untasso elevato di utilizzo dei materiali. Tuttavia, occorreridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche, rafforzando il riciclo e il riutilizzo delle risorse già presenti sul territorio nazionale.

Restano aperte questioni importanti: dalle strategie diadattamento ai cambiamenti climatici alla gestione dei rifiuti, fino alle sfide socio-economiche legate aldivario generazionale, allascarsa mobilità socialee alladiffusa povertà energetica. Le sfide ambientali si intrecciano infatti con quelle sociali ed economiche, richiedendo un approccio integrato capace di coniugare tutela ambientale, innovazione e benessere collettivo. In questo percorso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)rappresenta uno strumento decisivo per sostenere sostenibilità, innovazione e competitività, mentre laStrategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, in coerenza con l’Agenda 2030, resta il quadro di riferimento per garantire politiche coerenti e di lungo periodo.

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