5 Ottobre 2022
Circular economy Risorse e rifiuti

Il settore delle plastiche sotto la pressione regolatoria

settore plastiche sotto pressione regolatoria

È diventata virale sul web la foto “Sewage Surfer” scattata da Justin Hoffman, tra le finaliste del prestigioso Premio Wildlife Photographer of the Year 2017“. L’immagine del cavalluccio marino colto aggrappato ad un cotton fiocc rosa in un braccio di mare presso l’isola di Sumbawa (Indonesia) è divenuta il simbolo dei mari inquinati dalla plastica.

Alla recente Conferenza “Our Ocean” (Malta, 5-6 ottobre 2017), l’Alto Rappresentante e Vicepresidente dell’UE, Federica Mogherini, presentando le misure dell’Unione europea volte a ridurre l’inquinamento marino delle plastiche, nell’ambito dell’imminente Strategia UE in materia di plastica, ha annunciato la graduale eliminazione, entro la fine del 2017, di tutti i contenitori di plastica monouso dalle fontanelle e dai distributori automatici in tutti i suoi edifici e in tutte le riunioni.

Queste azioni e misure sono in linea con gli impegni assunti dai Paesi partecipanti alla “The Ocean Conference” delle Nazioni Unite (New York, 5-8 giugno 2017) dedicata a sostenere l’attuazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14 dell’Agenda 2030: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.

Se gli oceani fossero un Paese avrebbero un posto nel G7 perché hanno una fra le più grandi economie del mondo, visto che milioni di posti di lavoro dipendono dagli oceani e il 90% del commercio mondiale viaggia via mare – ha dichiarato la Mogherini – I mari, tuttavia, sono fortemente minacciati, con il rischio che entro il 2050 abbiano più plastica che pesci”.

Il riferimento era al Rapporto “The New Plastics Economy Rethinking the future of plastics“, realizzato dal World Economic Forum (WEF), in collaborazione con Ellen MacArthur Foundation e il supporto analitico di McKinsey & Company, che fornisce per la prima volta la visione di un’economia globale in cui la plastica, seguendo appunto i principi dell’economia circolare, non diventa mai rifiuto.

In uno scenario di crescita come l’attuale, secondo il Report, entro il 2050 gli oceani potrebbero contenere (in peso) più plastiche che pesci e l’intera industria della plastica consumerebbe il 20% della produzione totale di petrolio e il 15% del “bilancio di carbonio” annuale.

L’invasione delle plastica sta rapidamente trasformando i nostri mari nella più grande discarica del mondo, uccidendo o contaminando la fauna marina. “E i veleni che immettiamo nell’acqua – ha osservato la Mogherini – ci ritornano sulle nostre tavole, nel cibo che mangiamo“, alludendo ai rischi per la catena alimentare.

La pressione regolatoria sull’industria delle plastiche sta diventando sempre più stringente in concomitanza con le misure per incentivare l’economia circolare, affinché le plastiche, come peraltro gli altri materiali, non diventino più rifiuti, ma vengano reintegrati nel sistema come risorsa.

Oltre a contribuire alla produzione dei rifiuti, la plastica consuma una quota rilevante di prodotti petrolchimici, pari al 6% del consumo annuo di petrolio.

Proprio mentre i produttori di automobili si trovavati ad affrontare il problema di una nuova regolamentazione, dopo che le conseguenze sulla salute per l’inquinamento da motori diesel sono diventate chiare, le aziende chimiche potrebbero dover affrontare un simile ‘momento diesel’ correlato con gli imballaggi in plastica“, si legge nell’ultimo report “Catalyst for Change” sul settore chimico di Carbon Disclosure Project(CDP), un’organizzazione no profit che fornisce a imprese, governi e investitori l’unico sistema globale di misurazione e rendicontazione, per incentivare le imprese a rendere disponibili informazioni sull’impatto delle loro attività sull’ambiente e a intraprendere azioni di mitigazione delle stesse.

Attualmente CDP detiene il più grande database in merito ai rischi connessi ai cambiamenti climatici, alla gestione delle acque e delle risorse naturali.

Il settore della chimica svolge un ruolo fondamentale nell’economia mondiale con il 95% dei prodotti fabbricati che si affidano alla chimica, ma è anche un grande consumatore di energia, responsabile di un ottavo delle emissioni industriali globali di CO2 globale.

Una produzione chiave dell’industria chimica è l’imballaggio in plastica, che rappresenta il 26% dell’utilizzo di materie plastiche globali, si legge nel report, tuttavia circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti (il peso di 2.000 torri Eiffel) finiscono ogni anno negli oceani.

Nonostante la capacità dell’industria di introdurre innovazioni tecnologiche a basso tenore di carbonio, la decarbonizzazione non si realizzerà se non verranno introdotti cambiamenti rapidi e significativi nei propri processi altamente inquinanti.

Il settore della chimica è responsabile del 13% delle emissioni globali di carbonio (dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, 2017), con il 95% dei prodotti fabbricati che si affidano alle sostanze chimiche. Una produzione chiave dell’industria chimica è l’imballaggio in plastica, che rappresenta il 26% dell’utilizzo di materie plastiche globali, si legge nel report, tuttavia circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti (il peso di 2.000 torri Eiffel) finiscono ogni anno negli oceani.

La notevole impronta di carbonio del settore chimico significa che non sono solo i grandi emettitori del petrochimico ad essere esposti agli impatti della transizione a basso tenore di carbonio, ma il settore nel suo complesso – ha affermato Carol Ferguson, a Capo della Divisione Ricerca per Investitori e principale autore del Rapporto – La nostra ricerca evidenzia una diffusa mancanza di trasparenza e limitata divulgazione, in particolare, su come i processi vengano migliorati. Più trasparenza e impegni tangibili per le iniziative a basso tenore di carbonio saranno fondamentali per valutare chi saranno i futuri leader dell’industria. Gli investitori a lungo termine cercheranno sempre più individuare le società chimiche che adeguino le proprie strategie di business in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi e con l’aumento di schemi di tariffazione del carbonio a livello mondiale“.

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