AcquaRisorse e consumi

Servizio idrico: efficienza del modello gestionale

La ricerca “Il futuro dell’acqua: quali modelli gestionali si sono rivelati più efficienti nell’ambito della gestione delle risorse idriche” del Centro Studi Enti Locali presentata ad Accadueo (Fiera di Bologna, 7-9 ottobre 2025) si concentra sull’analisi comparativa tra le varie modalità di gestione (industriale, in economia, mista) del servizio idrico e sull’impatto che queste esercitano sulla qualità del servizio, sulla redditività, sulla sostenibilità e sulla capacità innovativa.

Quanto le differenze tra i modelli di gestione del settore idrico in Italia incidono sul livello qualitativo del servizio reso?
In che modo la scelta tra gestione industriale e in economia, influisce sull’efficienza, sulla sostenibilità del servizio idrico e sulla capacità di innovazione?

Per indagare l’efficacia dei diversi modelli gestionali del settore idrico in Italia,BolognaFiere Water&Energy(BFWE) ha commissionato alCentro Studi Enti LocaliunaRicercache è stata presentata aAccadueo(Fiera di Bologna, 7-9 ottobre 2025),la  Fiera internazionale di riferimento in Italia, dedicata esclusivamente al settore idrico civile e industriale, nel corso di una Tavola Rotonda dal titolo “Il futuro dell’acqua: quali modelli gestionali si sono rivelati più efficienti nell’ambito della gestione delle risorse idriche”, che si concentra sull’analisi comparativa tra le varie modalità di gestione – industriale, in economia, mista – e sull’impatto che queste esercitano sulla qualità del servizio, sulla redditività, sulla sostenibilità e sulla capacità innovativa.

Basandosi su dati finanziari e indicatori di performance, la ricerca si propone di offrire un quadro dettagliato della situazione attuale, evidenziando le disomogeneità territoriali e le buone pratiche, ma anche i nodi critici che ancora limitano la piena efficienza del comparto. Tra i fattori chiave analizzati: il livello di perdite idriche, il fatturato delle imprese, le eventuali perdite di esercizio, oltre a elementi strutturali e organizzativi che condizionano le prestazioni del sistema.

L’obiettivo è duplice: da un lato, offrire uno strumento concreto di conoscenza e supporto decisionale per enti locali, gestori e istituzioni; dall’altro, stimolare un confronto tra operatori pubblici e privati su come rafforzare l’imprenditorialità e la sostenibilità nel settore idrico.

Sintesi dei risultati della ricerca
In Italia circa il 15% dei comuni gestisce in maniera “diretta” le proprie reti di distribuzione idrica, le fognature e quel complesso apparato di infrastrutture che ricadono sotto il “cappello” della dicitura servizio idrico integrato (SII). Questi oltre 1.500 enti che gestiscono in economia il SII non sono distribuiti in maniera uniforme. Ci sono regioni – come laToscana, l’Umbriao ilFriuli Venezia Giulia– in cui legestioni in economia sono assolutamente residuali o addirittura assenti, e altre in cui invece lagestione del servizio in economiaè ancora la regola, come Trentino Alto Adige(95%),Campania(95%),Sicilia(88%). La mappatura congiunta e l’elaborazione di dati provenienti da ARERA e ISTAT descrive nel complesso una Italia bipartita:al Centro-Nord prevalgono assetti industriali d’ambito,al Sud e nelle aree alpine sopravvive un’ampia coda lunga di gestioni comunali di piccola scala. Questa geografia implica differenze strutturali nei rapporti abitanti/gestore e nella capacità di programmare e finanziare gli investimenti lungo l’intero ciclo (acquedotto–fognatura– depurazione).

Sul fronteeconomico-finanziario, il campione di 164 società mostra nel 2015–2023 unacrescita “regolata”:ricavi ed EBITDA(redditività operativa di un’azienda prima di dedurre interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti)in aumento;produttività per addetto in miglioramento;riduzione della leva finanziaria. La dinamica dei margini appare resiliente anche negli anni di shock (pandemia e rialzo energia), coerente con la natura di servizio a costi fissi e con meccanismi regolatori di recupero costi.

L’incrocio fra tariffe e governance non ha evidenziato una proporzionalità diretta: differenze di prestito riflettono soprattutto intensità e tempistiche degli interventi, riconosciuti, costi intrinseci (morfologia, altimetria, energia, stagionalità), perimetro regolatorio e contributi in conto capitale. Il modello organizzativo incide sugli incentivi e sulla bancabilità, ma il suo effetto sul prezzo è mediato da questi driver.

Anche sul fronte delleperdite idriche, dellefognature, dellaqualità dell’acqua depuratao dellosmaltimento dei fanghi, il quadro è risultato esserecomposito: la forma societaria si associa generalmente a una migliore completezza informativa e, in media, a una maggiore probabilità di collocarsi nelle classi intermedie/buone per diversi indicatori. Tuttavia, non è emersa una regola valida ovunque che leghi in modo lineare la forma di gestione all’esito tecnico.L’analisi non sembra dunque supportare l’esistenza di una correlazione robusta tra l’esito delle analisi qualitative e la quota regionale di gestioni in economia rispetto a quelle societarie.

Il materiale analizzato sostiene3 messaggi:
–la “scala” e l’integrazione industriale abilitano pianificazione, standardizzazione e accesso al capitale;
–le tariffe riflettono soprattutto storia e intensità degli investimenti e dei costi strutturali, non la forma giuridica in sé;
–letture, causali su perdite/qualità richiedono unità di analisi omogenee e controlli di contesto.

Per la policy ne discendonopriorità operative:
–accelerare la convergenza verso assetti d’ambito nei territori più frammentati;
–accompagnare le micro-reti(soprattutto Sud e Alpi) construmenti di governance e finanza che colmino i vincoli di massa critica;
–calibrare le aspettative tariffarie alla traiettoria di investimento e ai contributi inconto capitale;
–misurare i risultati con indicatori di qualità tecnica comparabili e allineati al perimetro tariffario.

Confrontando i dati macroeconomici con le evidenze emerse dalle ulteriori analisi della ricerca, è possibile evidenziare alcuniaspetti centrali.

Lacomponente burocratica eccessivamente formale è un ostacolo alla modernizzazione delle reti e all’introduzione di nuove tecnologie, insieme alla frammentazione delle competenze o, in alcuni casi, all’assenza di una visione progettuale. I soggetti intervistati testimoniano una certadifficoltà nel mantenere l’equilibrio economico-finanziario delle gestioni, specie a fronte di nuove normative e requisiti più stringenti.

Semplificazione della regolazione e degli iter autorizzativi, nonchériduzione del numero di gestoriper aumentare solidità e capacità di investimento è un altro aspetto evidenziato insieme alla proposta di strutturare una governance nazionale unitaria del settore idrico, con la creazione di un’Autorità per l’Acquae unapianificazione pluriennale delle opere.

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