Clima

Precipitazioni in Italia: meno piogge ma più intense

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Pisa che hanno analizzato i dati pluviometrici di oltre 200 anni provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne, ha appurato che In Italia piove meno, ma quando piove lo fa in modo più violento, suggerendo che tale andamento si protrarrà anche in futuro, con gravi conseguenze in termini di disponibilità idrica e rischi geo-correlati. 

Il riscaldamento globale ha causato in Italia una diminuzione delle precipitazioni totali annuali e un aumento dell’intensità degli eventi precipitativi.

Lo evidenzia lo StudioEvolution of rainfall in Italy over the last 200 years: Interactions between climate indices and global warming”, condotto da ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e   pubblicato su Atmospheric Research, che ha indagato per la prima oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane.

Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi.

Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente.

a) Serie temporali utilizzate nel lavoro (punti) e zone climatiche d’Italia.
b) Carta della classificazione climatica.
c) Posizione dell’area di studio nel Mediterraneo.

Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico – ha dichiarato Marco Luppichini, autore corrispondente dello studio – Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”.

Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni.

Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci – ha concluso la co-autrice Monica Bini – A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.

Il lavoro evidenzia inoltre che questi modelli sono correlati a fasi positive dell’Oscillazione Nord Atlantica e a un aumento delle temperature superficiali del mare. Gli andamenti degli indici climatici suggeriscono, quindi, una diminuzione della quantità e un aumento dell’intensità della futura distribuzione delle precipitazioni, con gravi conseguenze in termini di disponibilità idrica e rischi geo-correlati.

In copertina: Immagine dell’alluvione che ha colpito lo scorso novembre il Friuli Venezia Giulia, dove si sono rovesciate nel giro di 12-24 ore fino a 250-350 mm

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