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Povertà educativa: 1 italiano su 4 a rischio di esclusione sociale

Un’anteprima preliminare dello Studio Strategico sul contrasto alla povertà educativa, promosso da TEHA Group con il contributo di Fondazione CRT, presentata al Forum di Cernobbio 2025, alla vigilia della Giornata internazionale dell’Alfabetizzazione (8 settembre), in Italia oltre, 1.3 milioni di minori vivono in povertà assoluta, quasi un giovane su 10 abbandona prematuramente gli studi con un tasso di NEET tra i più alti in Europa e un numero di laureati tra i più bassi.

La povertà educativa rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l’Italia, con impatti diretti sulla coesione sociale, sulle prospettive di crescita e sulla competitività futura del sistema-Paese.

È quanto emerge dall’anteprima delloStudio Strategico sul contrasto alla povertà educativa, promosso daTEHA Group(The European House – Ambrosetti) con il contributo diFondazione CRT(Cassa di Risparmio di Torino) che persegue scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, orientando la propria attività e destinando risorse nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte, presentata  alForum di Cernobbio(5-7 settembre 2025) alla vigilia dellaGiornata Internazionale dell’Alfabetizzazione(8 settembre 2025), istituita dall’UNESCO nel 1967 per ricordare ai responsabili politici, ai professionisti e al pubblico l’importanza fondamentale dell’alfabetizzazione per creare una società più alfabetizzata, giusta, pacifica e sostenibile.  

Contrastare la povertà educativa significa non solo garantire un diritto fondamentale, ma anche investire sul capitale umano e sul futuro del Paese– ha dichiaratoMaria Chiara Carrozza, ex Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, già Presidente del CNR e Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Università di Milano Bicocca, Advisor scientifico dell’iniziativa –L’innovazione tecnologica e l’AI-learning rappresentano un’opportunità per colmare i divari, ma serve una strategia nazionale coordinata, sostenuta da riforme, governance integrata e strumenti di monitoraggio chiari”.

Secondo ilcomunicato stampadiffuso per l’occasione, dallo studio emergerebbe che nel 2024quasi 1 italiano su 4 (23,1%) è a rischio di povertà ed esclusione sociale– uno dei valori più alti in Europa – con 1,3 milioni di minori già in condizione di povertà assoluta (+47% negli ultimi dieci anni). Inoltre, l’Italia si collocherebbe agli ultimi posti nell’UE per quota di giovani laureati e tra i Paesi con più alta incidenza diNEET(15,2%) ovvero la quota di popolazione in età giovanile né occupata e né inserita in un percorso di istruzione o formazione.

Leprincipali evidenze presentate.
L’ascensore sociale del Paese è bloccato: il background socio-economico e culturale delle famiglie condiziona fortemente i percorsi formativi e lavorativi dei giovani.
– Il divario Nord-Sud è tra i più marcati in Europa, con4 regioni del Mezzogiorno tra le peggiori 5 dell’intera UE per rischio di esclusione sociale.
– La povertà educativa blocca la creazione di circa 3,2 milioni di posti di lavoro e amplifica lamancata corrispondenza tra le abilità in possesso di un candidato e le competenze richieste dalle aziende(skill mismatch): in Italia mancano 2,2 milioni di lavoratori con titolo di studio secondario superiore o terziario. Lo studio stima che che per azzerare questo gap di lavoratori con istruzione secondaria superiore o terziaria basterebbe formare il 20% dei lavoratori meno istruiti.
– Lecompetenze digitali risultano insufficienti: solo il 56% dei giovani italiani under-19 ha competenze digitali di base (contro il 73% della media UE), a fronte di un mercato del lavoro che giàoggi richiede nel 41,5% dei casi competenze digitali avanzate.
– Ilcontrasto alla povertà educativa è ormai parte integrante delle strategie nazionali di lungo periodo in diversi Paesi(USA, Spagna, Portogallo, Giappone, Singapore).
– Secondo le stime di TEHA,se l’Italia si allineasse alle migliori pratiche europee in termini di inclusione nella formazione, sarebbe possibile creare fino a 48 miliardi di euro di PIL aggiuntivo e ridurre di circa 2 milioni il numero di persone in condizione di povertà ed esclusione sociale.

La povertà educativa non è solo una privazione individuale, ma un limite che condiziona il futuro collettivo– ha sottolineatoAnna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT –Accompagnare la crescita delle persone significa rafforzare le basi democratiche, economiche e culturali del Paese, perché chi non ha accesso a un’istruzione completa rischia di restare escluso dai nuovi strumenti e dalle competenze anche digitali che plasmeranno il lavoro e la vita collettiva di domani. In questo contesto, la risposta non può che essere corale: istituzioni, comunità, fondazioni e imprese sono chiamate ad agire insieme per trasformare un’emergenza sociale in un investimento sul futuro”.

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