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Infortuni mortali e gravi: il Rapporto 2025 della rete Inail-Regioni-Asl

Il Rapporto 2025 sulle cause degli infortuni mortali e gravi pubblicato dal Sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi Infor.MO, sviluppato nell’ambito della rete collaborativa Inail-Regioni-Asl, che analizza le dinamiche infortunistiche e i fattori di rischio, evidenzia che agricoltura e Costruzioni sono i settori con i maggiori eventi mortali (56,3%) e la fascia di età più colpita è quella over 55 (44,3%).

L’8 settembre 2025 in poche ore si sono registrati 4 morti in altrettanti distinti incidenti sul lavoro: a Torino un operaio di 69 anni è precipitato con il cestello di una gru da oltre 12 metri; a Santa Venerina (CT) un altro operaio di 53 anni è morto cadendo da un‘impalcatura mentre lavorava all’ampliamento di un capannone; a Monza un terzo operaio di 48 anni sarebbe stato schiacciato da un macchinario all’interno di un’azienda; a Roma è deceduto il quarto lavoratore di 47 anni, schiacciato da un muletto che stava caricando su un camion.

Appena 3 giorni prima era stato diffuso dal Sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e graviInfor.MO, tra le fonti indicate dal Piano Nazionale della Prevenzione in termini di strumenti di conoscenza utili alla programmazione di interventi di prevenzione mirati negli ambienti di lavoro, ilRapporto 2025sullecause degli infortuni mortali e gravi, sviluppato nell’ambito della rete collaborativac, che analizza le dinamiche infortunistiche e i fattori di rischio (le cause degli eventi). 

Il Rapporto nasce dall’analisi della banca dati di Infor.MO che dispone di informazioni di dettaglio sulle caratteristiche degli infortunati e dei fattori causali per oltre 11.000 infortuni (quasi 7.000 con esito mortale)avvenuti dal 2002e ricostruiti secondo il modello di analisi multifattoriale adottato, e si articola in3 parti:
– la prima tratta la struttura e le azioni strategiche del sistema volte all’ampliamento delle conoscenze sui fattori di rischio infortunistici;
– la seconda contiene elaborazioni ed analisi condotte sui dati a livello nazionale;
– la terza è dedicata ad approfondimenti regionali curati dai territori per evidenziare specifiche tematiche di interesse.

In particolare dalla seconda parte emergeche 4 sono i settori con la maggiore eventi mortali,con oltre la metà dei casi (56,3%)si sono verificati nei settori dell’Agricoltura e delleCostruzioni, seguiti dalle seguono leAttività manifatturiere(17,2%) e ilTrasporto e magazzinaggio(7,5%).

Rispetto alladimensione aziendale, si rileva cheoltre il 42% degli infortuni mortali riguarda le microimprese(fino a 9 addetti) enel 15,5% le piccole imprese con meno di 50 addetti, che come è noto rappresentano la quasi totalità del tessuto produttivo nazionale. Mentre nelle imprese più grandi con oltre 250 addetti la percentuale si attesta al 2,1%.

Tra iluoghiin cui avvengono più frequentemente gli infortuni, al primo posto c’è ilcantiere – edificio in demolizione, restauro, manutenzione(12,7%), seguito da luogo di produzione, officina, laboratorio (11,8%), luogo dedicato principalmente al magazzinaggio, al carico, allo scarico (10,8%), luogo agricolo – coltura del suolo (8%) e altri luoghi per l’agricoltura, l’allevamento, forestale, ittico (7,6%).

Osservando le mansioni dei lavoratori coinvolti negli eventi mortali, si può notare che il maggior numero di casi si registra tra gliagricoltori e operai agricoli specializzati(18,9%) e tra imuratori dell’edilizia(l’8,7%). Seguono i conduttori di mezzi pesanti e camion (spesso afferenti al settore Trasporti) e gli artigiani ed operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, alla pitturazione ed alla pulizia degli esterni (settore edilizia).

Per quanto concerne l’anzianità nella mansione, il 61% dei lavoratori aveva un’esperienza di oltre 3 anni mentre il 10,7% degli infortunati svolgeva la propria mansione da meno di un anno. Esaminando i dati presenti su tutto l’archivio del sistema Infor.MO ad oggi pubblicato (anni 2002 – 2022), si rileva che oltre il 71% dei lavoratori coinvolti in infortuni mortali aveva un’anzianità della mansione superiore a 3 anni. Ciò significa chel’esperienza maturata nel tempo non sempre denota una maggior sicurezza nell’affrontare le attività lavorative. Solitamente si è portati a pensare che una età più avanzata dell’infortunato sia “garanzia” di una maggiore consapevolezza e quindi di una maggiore capacità lavorativa, ma tuttavia problemi di stanchezza possono portare ad una minore attenzione nello svolgimento della propria mansione. Tale considerazione è avvalorata dall’esame di un’altra variabile inerente all’anagrafica dei lavoratori: l’età.  C’è un certo equilibrio tra la classe 45-54 anni e quella 55-64, con una leggera prevalenza per la prima (26,5% vs 25,6%). Seguono gli over 65 (18,7%), occupati prevalentemente nel settore agricolo; se si considerasse un’univoca classe di etàover 55, la percentuale raggiungerebbe il 44,3%.

I lavoratori maggiormente coinvolti in episodi infortunistici sono prevalentementeitaliani (84,1%), seguiti da quelli originari della Romania (4,0%), Albania (2,7%), Marocco (1,7%). Il restante 7,5% riguarda lavoratori originari di oltre 40 Paesi.

In merito alla natura dellalesione riportata dagli infortunati, si segnalano in maniera significativa sia loschiacciamento(41,3%) che lefratture(34,5%). In misura minore vengono registrate le ferite e le contusioni (rispettivamente 5,4% e 5,3%), seguite dalle lesioni da elettricità (4,0%) e dall’asfissia (3,8%). Tra le restanti voci, con percentuali più basse troviamo le ustioni termiche, l’annegamento e le amputazioni. Analizzando, invece, la sede della lesione, si nota che le sedi multiple si trovano al primo posto con quasi il 39%, seguite dal cranio (circa il 30%) e dal torace (10,7%); altre voci da evidenziare riguardano la colonna vertebrale (4,9%), l’addome (2,5%) e il cuore (2,1%). Tutte le altre sedi non raggiungono il 2% delle segnalazioni.

Per i 2.379 infortuni mortali rilevati si evidenzia una percentuale del30,8% di casi di cadute dall’alto o in profondità dell’infortunatoseguita dal19% di eventi per variazione nella marcia di un veicolo(fuoriuscita dal percorso previsto, ribaltamento, investimento, ecc.) e dallecadute dall’alto di gravi(12,7%). Solo queste 3 modalità incidentali descrivono oltre il 60% del cluster in esame. Gli infortuni avvenuti in seguito a contatto con oggetti, mezzi o veicoli in movimento (nella loro abituale sede) e avviamento inatteso/inopportuno di veicolo, macchina, attrezzatura si attestano rispettivamente intorno all’8,3% e al 6,9%. La quota del 5,4% degli eventi rimanda a contatti con organi lavoratori in movimento. Tra gli incidenti con una frequenza inferiore al 5%, si rilevano in particolare le proiezioni di solidi (3,8%), i contatti elettrici diretti (3,4%), lo sviluppo di fiamme (1,7%), le fuoriuscite impreviste di gas, fumi, aerosol e liquidi (1,5%), i movimenti inattesi di animali (1,2%) che hanno portato al decesso di lavoratori durante lo svolgimento di fasi lavorative ad essi collegate.

“Questo rapporto nasce dalla volontà di analizzare con rigore i dati disponibili– afferma nella PremessaGiovanna Tranfo, Direttrice del Dipartimento di Medicina del Lavoro e Ambientale, Epidemiologia e Igiene dell’INAIL –ma anche di promuovere una cultura della prevenzione e della sicurezza come valore fondamentale in ogni contesto produttivo”.

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