8 Febbraio 2023
Territorio e paesaggio

Piccoli Comuni e aree montane: 44 buone pratiche relative a 11 ambiti

È stato presentato il Rapporto “Soluzioni e Tecnologie per i Piccoli Comuni e le aree montane”, che si inserisce nell’ambito dell’attività dell’Osservatorio di Officina Italia, promosso da Fondazione Symbola, Fondazione Hubruzzo e Carsa, che seleziona le buone pratiche da implementare per la rigenerazione e lo sviluppo di zone d’Italia colpite dal problema dello spopolamento, con l’innovazione tecnologica che trasforma le sfide in opportunità.

Quarantaquattro buone pratiche relative ad undici ambiti: agricoltura, agroalimentare, cultura e turismo, energia, gestione delle acque, gestione delle foreste, interconnessione e networking, mobilità, prevenzione e sicurezza, scuola e formazione e mobilità, servizi alla comunità.

Sono le “Soluzioni e Tecnologie per i Piccoli Comuni e le aree montane”, il Rapporto che si inserisce nell’ambito dell’attività dell’Osservatorio di Officina Italia, promosso da Fondazione Symbola, Fondazione Hubruzzo e Carsa, con il patrocinio di Anci, Uncem, Touring Club Italiano, Fondazione Garrone, Fondazione Cariplo, Federparchi, Coldiretti, Legambiente, Ance, Cna Pcc, Cni, Cngg, Mobility in Chain, Linfa, Andropolis, Comunità Montana Valle Trompia, Cgil, Cisl, Uil, presentato il 29 marzo 2022 a Roma, presso la sede dell’Anci, nel corso di un evento trasmesso in streaming.

“Nel grande mosaico di un’economia a misura d’uomo, come recita il Manifesto di Assisi, necessaria per contrastare le sfide che abbiamo davanti come la pandemia, la crisi climatica e la drammatica crisi prodotta dall’invasione dell’Ucraina, le 44 tessere presentate in questo rapporto confermano il contributo decisivo che può venire dai territori e dalle comunità – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente di Fondazione Symbola – C’è un’Italia che sfida le crisi, compete e si afferma senza perdere la propria anima. I Piccoli Comuni sono parte importante della nostra identità. Mi sono battuto per avere una legge sui Piccoli Comuni e ora c’è. Un Comune è il suo campanile, la sua comunità, i suoi servizi. Servono scuole, un nuovo modello di sanità, uffici postali, piccoli esercizi commerciali, banda larga anche per attrarre i giovani e creare nuove imprese: un’economia più forte proprio perché più a misura d’uomo. Un’Italia che fa l’Italia e si muove entro le chiavi proposte dal Next Generation EU per affrontare la crisi e rilanciare l’economia: coesione, transizione verde e digitale”.

Il Rapportoriprende e sviluppa l’esperienza decennale maturata nelle ricostruzioni dell’Appennino centrale prima con Officina L’Aquila per il sisma del 2009, poi con Ricostruire il Piceno, Abitare l’Appennino per il sisma 2016-17, affronta il tema delle aree del Paese interessate da processi di indebolimento economico, sociale e demografico. È un rapporto coerente con la filosofia della legge Realacci (158/2017) sulla valorizzazione dei piccoli comuni, che rimane ancora largamente inapplicata, ma che indica proprio nei territori cosiddetti “marginali” un punto di forza per il futuro dell’Italia.

La messa in sicurezza del territorio rappresenta infatti una condizione fondamentale ma non sufficiente per assicurare condizioni di abitabilità in contesti interessati da antiche e nuove vulnerabilità; da quelle sismiche e idrogeologiche a quelle ambientali conseguenti agli effetti della crisi climatica. Un territorio rappresentativo di realtà prevalentemente montane ed alto collinari – che interessa ben il 66,8% della superficie nazionale non riconducibile a periferia delle grandi conurbazioni urbane – chiamate a svolgere un ruolo decisivo nella risposta alle sfide poste dalle crisi climatica e pandemica; dalle politiche di mitigazione legate alle opportunità offerte dall’economia circolare a quelle di adattamento necessarie per continuare ad assicurare l’erogazione di servizi ecosistemici, fino alla costruzione di nuovi equilibri territoriali e sociali capaci di innalzare il livello di anti-fragilità delle nostre società.

Con questa ricerca così come con altre sinora realizzate – ha affermato Sergio Galbiati, Presidente della Fondazione Hubruzzo – intendiamo favorire e promuovere progetti di sviluppo locale, a partire dall’Abruzzo, con l’intento di essere d’ispirazione per tutte le regioni italiane. Le aree interne del nostro Bel Paese, oggi interessate da processi di indebolimento economico, sociale e demografico, dovranno rigenerarsi anche sulla base di nuove formule imprenditoriali capaci di coniugare economia circolare, coesione sociale ed etica d’impresa”.

Dal rapporto emerge come l’innovazione sia una chiave per la trasformazione delle sfide in opportunità per contesti depositari di un immenso patrimonio storico, artistico, ed enogastronomico, della quasi totalità delle aree protette italiane, in cui abbondano risorse boschive ed idriche. Una nuova civitas che nasce da una visione circolare dell’economia e della società in grado di rivitalizzare territori e comunità, anche grazie al ripensamento e rafforzamento dei servizi al cittadino – primi tra tutti quelli sanitari, scolastici e di trasporto necessari a rendere migliore la vita delle persone.

Il rapporto è ampio sia dal punto di vista delle tecnologie che dei soggetti presi in esame: dalle strategie promosse da soggetti pubblici e privati, università, centri di ricerca e start up promotrici di innovazioni e studi, per arrivare alle realtà non-profit. Un panorama dal quale emergono il ruolo cruciale, la funzione rigenerativa – anche rispetto alle città – e la spinta verso il futuro dei territori.

Sono state selezionate esperienze e soluzioni persino futuribili, come alcune applicazioni della blockchain o dei big data per il monitoraggio dei territori e la semplificazione dell’apparato burocratico o per migliorare la tracciabilità delle filiere agroalimentari. Tre i parametri chiave adottati: il primo territoriale relativo alla loro applicabilità nelle aree meno densamente abitate e urbanizzate; il secondo riguarda l’innovatività (digitale, tecnologica o di modello); il terzo attiene alla replicabilità. Si tratta di soluzioni human centered che vedono l’uso della tecnologia principalmente come fattore abilitante delle comunità, sostenibili dal punto di vista ambientale ma anche per facilità d’uso e convenienza.

I piccoli Comuni sono l’ossatura, la spina dorsale che sostiene i nostri territori sempre di più messi a dura prova dalle grandi sfide globali: dai cambiamenti climatici alla pandemia, dalla transizione digitale e alle grandi crisi umanitarie, come quella che purtroppo stiamo vivendo con la guerra in Ucraina. In questo scenario, in cui i sindaci sono sempre più protagonisti, le politiche pubbliche devono andare nella direzione della tutela e della cura dei territori per renderli sicuri e vivibili. Solo così potremo garantire servizi fondamentali e contrastare lo spopolamento che investe i nostri borghi che dimostrano di non arrendersi mai – ha sottolineato il Presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco – Le esperienze presentate sono la testimonianza che nei piccoli Comuni si sperimentano le soluzioni più innovative che vanno nella direzione della collaborazione con le comunità locali per rispondere alle crisi del nostro tempo. Cittadini, associazioni locali, piccole aziende e Università di concerto con l’amministrazione locale sono protagoniste di buone pratiche ed esperienze di cura condivisa dei beni comuni e del territorio mettendo in atto un nuovo modello di governance locale centrata sul ‘noi’ e sulla collaborazione. La crescita e lo sviluppo delle aree interne e dei piccoli Comuni rappresenta dunque una sfida decisiva che investe il paese intero: dobbiamo mettere a sistema energie e risorse per rispondere in modo efficace e concreto al nostro tempo anche in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

Tre i parametri chiave adottati:
– il primo territoriale, relativo alla loro applicabilità nelle aree meno densamente abitate e urbanizzate;
– il secondo riguarda l’innovatività (digitale, tecnologica o di modello);
– il terzo attiene alla replicabilità.
Si tratta di soluzioni human centered che vedono l’uso della tecnologia principalmente come fattore abilitante delle comunità, sostenibili dal punto di vista ambientale ma anche per facilità d’uso e convenienza. Elaborate e realizzate in larga parte nei piccoli comuni si tratta di soluzioni che possono trovare un’applicazione nei diversi contesti montani e in particolare nell’Appennino centrale interessato dal Programma unitario di intervento per le aree del terremoto del 2009 e 2016 previsto dal Fondo complementare al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR).

Molto significativo è anche il patrimonio enogastronomico: delle 293 DOP e IGP mappate da Fondazione Symbola e Coldiretti sul territorio nazionale, ben 270 coinvolgono i piccoli comuni (92,2%), filiere produttive locali valorizzabili attraverso l’introduzione di tecnologie, meccaniche e digitali, che contribuiscono a ridurre i costi, a fornire strumenti di tracciabilità e di valorizzazione, promozione e vendita dei prodotti. Una rivoluzione tecnologica che consente di reimpostare nuovi mestieri legati al contesto locale, aumentandone il valore aggiunto.

Tra le 44 buone pratiche relative ad 11 ambiti vengono segnalate:
Agricoltura:
Humus Job, startup innovativa a vocazione sociale nata nel marzo 2019 in Valle Grana (CN) che rappresenta il primo servizio in Italia di job sharing agricolo;
Winnica, veicolo terrestre in grado di muoversi autonomamente ed operare nel vigneto, in fase avanzata di sviluppo da parte di BluHub ed e-Novia in col­laborazione con Politecnico di Milano.

Agroalimentare: Gruppo Caviro, la più grande cooperativa vinicola italiana, è un esempio virtuoso di economia circolare, che dagli scarti agricoli genera alcol etilico di origine agricola, poli­fenoli, enocianina utilizzati per la produ­zione di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari e agronomici.

Cultura e Turismo:
Revelia, piattaforma web accedendo alla quale si può sce­gliere data e ora di visita, aggregarsi a gruppi esistenti o crearne uno proprio e  permettere l’accesso a luoghi culturali in modalità on demand, ovve­ro su prenotazione;
Muse On, app interessante per i piccoli comuni per il suo funzionamento indipendente da internet, minimo consumo di batte­ria e di memoria, sviluppata da iThalìa srl una startup innovativa a vocazione sociale nata nel 2016 che ha sede a Bologna, è una guida multimediale numero uno in Europa, attiva in più di 35 siti, che ha raggiunto quasi 290 mila utenti.

Energia: Valle di Primiero,  territorio mon­tano di circa 780 kmq situato in provin­cia ha raggiunto l’autonomia ener­getica grazie all’idroelettrico: l’energia prodotta da 9 centrali è pari a 10 volte il consumo annuo e alimenta anche 23 impianti di risalita del comprensorio sciistico. Ha inoltre realizzato due im­pianti innovativi di teleriscaldamento a biomassa legnosa, differenzia l’82% dei rifiuti prodotti e ha attuato diversi pro­getti di mobilità sostenibile. Sono pre­senti nella Valle 5 ciclostazioni di bike sharing con 24 mountain bike elettriche a pedalata assistita e 16 colonnine pub­bliche per la ricarica dei veicoli. Anche presso molte delle strutture ricettive sono presenti punti di ricarica.

Gestione delle acque: Anello Acquedottistico Antisismico dei Sibillini, un modello in­novativo, il primo in Europa, a cui han­no partecipato tutte le autorità di ambi­to delle Marche, per rendere resiliente a crisi idriche le infrastrutture di un territorio dell’Italia Centrale sotto­posto a frequenti eventi sismici.

Gestione delle Foreste: IT FOR IT, piattaforma web di compravendita del legname veneto, che raccoglie le offerte di vendita di lotti boschivi da parte di enti locali e proprietà collettive per dare trasparenza e aumentare la competi­tività degli operatori del settore (segherie, falegna­merie e industrie del legno).

Interconnessione e Networking: sulla base dell’esperienza di smart working diffusasi durante il lockdown per le misure di contenimento della pandemia, Open Fiber e South Working hanno siglato un memoran­dum d’intesa per diffondere la cultura digitale tra cittadini e amministratori e favorire iniziative pubbliche e priva­te volte allo sviluppo del lavoro agile soprattutto in aree, come quelle mon­tane, spesso svantaggiate in termini di densità abitativa e connettività.

Mobilità: il progetto Linking Valdera ,av­viato dai sindaci dei comuni della Valdera (Pisa) e messo a punto da MIC (Mobili­ty in Chain) e Nomisma, con il coinvolgimento attivo della cittadinan­za, prevede di mappare, misurare e circoscrivere nel territorio le esigenze di spostamento e quindi di testare e sperimentare le soluzioni di trasporto più adatte.

Prevenzione e sicurezza: PriMo (Private Mobile), progettato e implementato da Athonet, startup vicentina nata nel 2005, selezio­nata da Enel per il progetto Enel Lab, è una rete mobile tra­sportabile per emergenze, capace di fornire con­nessione veloce di ultima generazione in un’area circoscritta, che permette alla Protezione Civile di orga­nizzare i soccorsi al meglio, garanten­do un canale di comunicazione solido e stabile, agli sfollati di poter comunicare e tranquillizzare i propri cari sulla loro sicurezza, e anche di installare un siste­ma di videosorveglianza per il controllo del campo e del paese, per evitare il fe­nomeno dello sciacallaggio.

Scuola e formazione:
– L’amministrazione comunale di Pacen­tro (AQ) nel 2015 ha avviato un pro­cesso di progettazione partecipata per realizzare un nuovo plesso scolastico, il precedente era stato compromesso dal sisma del 2009, che ha visto l’intera comunità collaborare con l’architetto Mario Cu­cinella, LAP (Laboratorio di Architettura Partecipata), ActionAid, l’associazione VIVIAMOLAq e INDIRE, dando vita ha un luogo d’incontro, condivisio­ne e scambio di idee;
Il Digital Scho­ol Bus, un mini-pulmann elettrico finanziato da risorse nazionali nell’ambito di Appennino Smart che dal 2022 sta portando la didattica digitale in 21 plessi della scuo­la primaria e secondaria di primo grado nell’Appennino Parmense e Piacentino, riducendo le distanze territoriali, contrastando il divario digitale, la dispersione scolastica e a garantire uguali diritti a tutti i cittadini, anche a quelli che vivono in montagna, nelle periferie o in zone poco popolate, senza lasciare indietro nessuno.

Servizi alla comunità:
– il programma di tele­medicina In Touch Health finanziato con un investimento di circa 630.000 euro da parte della Regione Abruzzo fa sì che i pazienti degli ospedali di comunità di Guardiagrele e Casoli, due comuni della provincia di Chieti in Abruzzo, abbiano la possibilità di essere visitati dai medici specialisti degli ospe­dali di Chieti e Lanciano senza però doverci andare di persona;
il progetto Linfa, inserito all’interno del progetto AttivAree Valli Resilienti, nell’ambito del programma intersetto­riale AttivAree di Fondazione Cariplo, nato dalla cooperativa sociale Andropolis, è un’app per acquisti online di beni e servizi (spesa, medicinali, prestazioni sanitarie), ma è anche un’innovazione tecnologica costruita e pensata come progetto territoriale, che ha come obiet­tivo la valorizzazione delle botteghe dei piccoli borghi e delle risorse umane che operano sul territorio

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