3 Agosto 2021
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PESETA: gli impatti del riscaldamento globale sul benessere degli europei

Il Rapporto finale della IV fase del Progetto UE PESETA mostra che gli ecosistemi, le persone e le economie dell’UE dovranno affrontare impatti maggiori correlati ai cambiamenti climatici, senza adeguate misure di adattamento, e l’Italia sarà tra i Paesi i più colpiti.  

La Commissione UE, contestualmente all’avvio della Consultazione pubblica per invitare cittadini e parti interessate a condividere le loro opinioni ed esperienze, in vista di una nuova Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici che sarà adottata all’inizio del 2021, secondo la road map del Green Deal europeo, ha pubblicato i risultati finali del IV Progetto UE PESETA (Projection of economic impacts of climate change in sectors of the European Union based on bottom-up analysis).

Il Rapporto Climate change impacts and adaptation in Europe”, redatto dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE, nell’ambito della IV fase del Progetto PESETA, mostra che gli ecosistemi, le persone e le economie dell’UE dovranno affrontare impatti maggiori dei cambiamenti climatici se non vengono urgentemente ridotte le emissioni di gas a effetto serra o introdotte azioni di adattamento che ridurrebbero al minimo gli impatti inevitabili in modo economicamente vantaggioso.

Il Rapporto stima che senza azioni di mitigazione del clima, si arriverebbe entro la fine del secolo ad almeno 3 °C in più rispetto alla temperatura preindustriale, con circa 300 milioni di cittadini nell’UE e nel Regno Unito che sarebbero esposti a micidiali ondate di calore che provocherebbero 90.000 morti ogni anno, rispetto agli attuali 3.000.

Altri 15 milioni di europei che vivono in prossimità di aree boschive e forestali sarebbero esposti ad un alto pericolo di incendio per almeno 10 giorni all’anno. Allo stesso tempo, ogni anno oltre 2,5 milioni di persone che vivono in pianure alluvionali e costiere sarebbero esposte a inondazioni e a perdite provocate dalle inondazioni per un valore di 285 miliardi di euro all’anno.

La tundra alpina si contrarrebbe dell’84% e nei Pirenei praticamente scomparirebbe, riducendo gli ecosistemi vulnerabili e colpendo la biodiversità in quelle aree.

La linea naturale degli alberi climatici si sposterebbe verticalmente fino a 8 metri all’anno.

L’esposizione dell’attuale economia dell’UE a un riscaldamento globale di 3 °C comporterebbe una perdita annua di benessere di almeno 175 miliardi di euro (1,4% del PIL).

Perdita di benessere (% del PIL) derivante dagli impatti climatici correlati a scenari di riscaldamento globale nell’UE e in Gran Bretagna

Il peso degli impatti, tuttavia, non si distribuirebbe in modo uniforme sul territorio dell’UE, mostrando un evidente divario nord-sud, con le regioni meridionali molto più colpite, attraverso fenomeni come ondate di calore, scarsità d’acqua, siccità, incendi boschivi e perdite delle produzioni agricole, con un maggior numero di eventi estremi che colpirà soprattutto Spagna, Francia e Italia.

In particolare, per il nostro Paese il Rapporto prevede, tra l’altro, che per:
tempeste, i danni ammonterebbero a 540 milioni di euro all’anno;
scarsità d’acqua, colpirebbe 15 milioni di abitanti;
siccità, le perdite sarebbero di 1,4 miliardi di euro all’anno;
innalzamento livello del mare sulle aree costiere provocherebbe danni per 1,4 miliardi di euro all’anno.

Lo studio mostra, altresì, che tutti gli impatti climatici potrebbero essere significativamente ridotti se venissero attuate le politiche di mitigazione delineate nell’Accordo di Parigi. Il numero di persone esposte alle ondate di caldo si ridurrebbe di 200 milioni ogni anno, con 60 000 morti annuali in meno.

L’aumento del numero di persone esposte a pericolo d’incendio estremamente elevato sarebbe limitato a 5 milioni all’anno, rispetto ai 15 milioni nello scenario di riscaldamento globale a 3 °C.

Nelle regioni meridionali, la carenza idrica sarebbe molto meno grave ed anche il numero di persone esposte ad inondazioni fluviali e costiere diminuirebbe di un milione all’anno, mentre i relativi danni provocati si dimezzerebbero a 135 miliardi di euro all’anno.

La mitigazione da sola non è sufficiente per evitare tutti gli impatti negativi sul cambiamento climatico. Anche se il riscaldamento globale si limitasse a ben al di sotto dei 2 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi, ci sarebbero comunque inevitabili impatti nell’UE, anche perché l’Europa si riscalda più velocemente della media globale.

Il Rapporto del JRC indica alcune strategie di adattamento per ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici in modo efficiente sotto il profilo dei costi e per migliorare la resilienza. Ad esempio, i picchi di alluvione possono essere ridotti realizzando casse di espansione e conservazione. I ricercatori prevedono che, così facendo, i danni per le alluvioni si ridurrebbero di circa 40 miliardi di euro e 400. 000 persone in meno sarebbero esposte ogni anno alle inondazioni fluviali.

Il rafforzamento della protezione delle coste nelle zone costiere popolate ed economicamente cruciali potrebbe contribuire a risparmiare fino a 220 miliardi di euro di perdite ogni anno nell’UE e nel Regno Unito entro la fine del secolo.

Il Rapporto sottolinea, inoltre, che i benefici di tali misure di adattamento sarebbero di lunga durata e crescerebbero nel tempo e con l’aumento del riscaldamento globale.

Per rispondere a queste sfide, il Green Deal europeo è la risposta adeguata, conclude il JRC, perché con tale iniziativa l’UE si impegna a mantenere il nostro pianeta in salute e aspira a diventare il primo continente carbon neutral al mondo entro il 2050.

Se l’emergenza sanitaria ed economica da Covid-19 ha attratto, inevitabilmente, la maggiore attenzione, proprio la gestione caotica messa in atto dai vari Paesi per il contenimento del coronavirus, dovrebbe indurre i Governi a prepararsi meglio alla crisi climatica e che, anche con la pandemia, non devono essere accantonate le necessarie  azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

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