Un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato di recente, sostiene che il Prodotto Interno Lordo (PIL) da solo non è più sufficiente a valutare appieno se le condizioni di vita delle persone stiano effettivamente migliorando e propone un nuovo quadro di riferimento globale per misurare ciò che conta davvero.
Il prodotto interno lordo (PIL) misura la produzione economica, ma non coglie appieno ciò che conta davvero: benessere, equità e sostenibilità. Nonostante decenni di crescita, molte persone si sentono lasciate indietro, mentre le pressioni sul pianeta continuano ad aumentare. Questo divario dimostra che il PIL da solo non basta a misurare il progresso reale.
Per delineare una via pratica da seguire,l’UNCTADha lanciato il 7 maggio 2026 ilRapporto“Counting What Counts. A Compass of Progress for People and Planet” (Contare ciò che conta. Una bussola per il progresso delle persone e del pianeta).
Il Rapporto fa seguito alla decisione, nell’ambito delPatto per il Futuro,l’accordo del Vertice ONU del settembre 2024 delle Nazioni Unite, delChief Executives Board for Coordination(CEB),il più alto organo di coordinamento interno del sistema delle Nazioni Unite, presieduto direttamente dal Segretario Generale dell’ONU, di incaricare unGruppo di Alto Livello su Programmi(HLCP).
Il Gruppo, composto da14 esperti di fama mondialeche vantano competenze in economia, statistica, politica di sviluppo, disuguaglianza, sostenibilità e politiche pubbliche, provenienti da diverse regioni e contesti istituzionali, tra cui l’ex-Ministro del Lavoro (2014) e delle Infrastrutture (2022) e co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS),Enrico Giovannini, è stato nominato nel maggio 2025, con l’obiettivo disviluppare un numero limitato di indicatori nazionali, universalmente applicabili, che integrino e vadanooltre il PIL, includendo analisi e raccomandazioni relative ai dati, alla coerenza delle politiche e allo sviluppo delle capacità a sostegno degli Stati membri nell’attuazione dell’Agenda 2030per lo sviluppo sostenibile (Goal 17.Partnership per gli obiettivi– Target 19.Entro il 2030, costruire, sulle base delle iniziative esistenti, sistemi di misurazione dell’avanzamento verso lo sviluppo sostenibile che siano complementari alla misurazione del PIL e sostenere la creazione di capacità statistiche nei paesi in via di sviluppo), tenendo conto delle “iniziative esistenti per sviluppare misure di progresso nello sviluppo sostenibile che integrino il prodotto interno lordo e sostengano il rafforzamento delle capacità statistiche nei paesi in via di sviluppo” entro il 2030.
il Rapporto “Counting What Counts”, ilprimo piano globale per andare oltre il PIL, ponendo le persone e il pianeta al centro del processo decisionale.propone unquadro pratico concepito per integrare il PIL e fornire una visione più ampia di benessere, inclusione, sostenibilità e resilienza.
“Concentriamoci su ciò che conta davvero– ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni UniteAntónio Guterres, intervenendo all’evento di lancio del Rapporto –Accogliamo queste nuove metriche che integrano il PIL e rivelano il quadro completo delle sfide e delle opportunità che il nostro mondo si trova ad affrontare in questo momento straordinario della storia”.
Una nuova definizione di progresso
Il Rapporto definisce ilprogresso come un benessere equo, inclusivo e sostenibile, fondato sulla pace, sui diritti umani e sul rispetto per il pianetae riconosce che:
–ilbenessere è sia collettivo che individuale;
–l’uomo e il pianeta sono profondamente interconnessi;
– in un mondo interdipendente, lericadute transfrontaliere sono importanti.
Il rapporto dà voce a chi non ne ha, valorizzando il benessere delle persone, a prescindere dal loro contributo economico, e tutelando le esigenze delle generazioni future.
Nel loro insieme, questi princìpi offrono un modo più chiaro pervalutare se le condizioni di vita stanno migliorando e se i progressi compiuti sono duraturi.
Rendere visibile ciò che il PIL trascura
Un messaggio centrale è che le dimensioni chiave del progresso si trovano al di fuori del PIL. Il PIL misura la produzione economica, ma non indica se le persone vivono bene, se la produzione e il consumo danneggiano il pianeta, se le opportunità sono condivise o se il progresso può continuare nel tempo.
Le economie dell’Africa orientale sono prosperate, mentre i loro ecosistemi si sono indeboliti.

Il framework proposto:
–misuradirettamente i risultati del benessere;
–monitora l’equità e dell’inclusione;
–monitora il capitale che sostiene il benessere futuro, compreso il capitale naturale, umano, sociale e istituzionale.

Al centro della proposta c’è una dashboard composta da 31 indicatori che i paesi possono utilizzare per monitorare i progressi al di là del PIL:
– circa la metà degli indicatori è tratta direttamente dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), quindi i paesi possono iniziare immediatamente;
– iprogetti non sono imposti dall’esterno, ma guidati e modificati dalle nazioni stesse in base alle proprie esigenze;
– mettono insieme misure economiche, sociali e ambientali.
Copre inoltre ambiti che oggi non vengono adeguatamente considerati, tra cui aspetti relativi allecondizioni sociali, allasostenibilità ambientalee albenessere.
Collegare i dati all’azione politica
Il rapporto sottolinea che i dati dovrebbero guidare le decisioni . Il pannello di controllo è progettato per fornire informazioni utili all’elaborazione delle politiche, non solo per descrivere i risultati.
A tal fine, si richiede:
– Utilizzo degli indicatori nei processi di pianificazione, bilancio e definizione delle politiche.
– Rafforzamento dei sistemi di dati e delle capacità statistiche.
–Produzione di dati con maggiore regolarità e coerenza-
I Paesi possono partire dai dati esistenti e ampliarli nel tempo. Il rapporto auspica indicatori più solidi nelle aree in cui le informazioni sono ancora limitate.
Uno sforzo congiunto per andare oltre il PIL
Il rapporto presenta questo obiettivo come uno sforzo collettivo a lungo termine. Ilprogresso dipende dall’azione congiunta di governi, istituzioni e società.
Le raccomandazioni principali includono:
– i governi investiranno in statistica, dati e innovazione;
–i Paesi istituiranno iniziative nazionali per la misurazione dei progressi;
– le Nazioni Unite sosterranno l’attuazione, compreso un processo globale di sviluppo delle capacità e di rendicontazione;
– la comunità statistica siimpegna a migliorare i metodi e a colmare le lacune nei dati;
– la società civile e altri soggetti supporteranno le attività di misurazione e rendicontazione.
In definitiva il Rapportonon propone la sostituzione del PIL ma un modello complementare in cui il PIL continui a misurare l’attività economica, ma affiancato da una serie più ampia di indicatori che tengono conto del benessere, della disuguaglianza e della sostenibilità.
“Ciò che misuriamo determina ciò che valutiamo– ha affermatoPedro Manuel Moreno, Vice Segretario Generale e Segretario Generale ad interim dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) –Questa è la questione che questo lavoro pone ora saldamente all’ordine del giorno internazionale. Il PIL ci dice quanto velocemente sta crescendo un’economia, ma non ci dice dove stiamo andando, cosa ci lasciamo alle spalle lungo il cammino o cosa lasceremo in eredità alla prossima generazione”.
