2 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Sostenibilità

Moda: alla COP26 per aggiornare gli impegni di decarbonizzazione

A Glasgow il settore della moda rivede la Carta per l’azione climatica lanciata alla COP 24, per aggiornare gli impegni assunti alla luce delle nuove evidenze scientifiche che impongono di accelerare, ma senza la decarbonizzazione delle catene di approvvigionamento sarà difficile raggiungere gli obiettivi.

Se è vero che negli ultimi 10 anni, l’industria mondiale della moda è stata un motore per lo sviluppo globale e ha fatto progressi sulla sostenibilità per l’aumentata consapevolezza della necessità di ottimizzare le pratiche produttive e commerciali, e ridurre l’impronta carbonica del settore, l’attuale ritmo non è quello che sarebbe necessario.

A 3 anni dal lancio della “Fashion Industry Charter for Climate Action” da parte di CEO e Presidenti di alcuni grandi marchi della moda, avvenuto alla COP24 di Katowice, alla COP26 di Glasgow è stato presentato il 1° Rapporto sui progressi intervenuti nel frattempo per la decarbonizzione del settore allineata all’Accordo di Parigi.

In un momento in cui la crisi climatica sta accelerando a livelli senza precedenti, abbiamo bisogno che l’economia reale guidi l’azione per il clima – ha affermato  Niclas Svenningsen, manager di Global Climate Action presso l’UNFCCC – Gli impegni rafforzati dei firmatari della carta della moda sono un eccellente esempio di tale leadership“.

Gli aggiornamenti principali alla Carta prevedono:
– il dimezzamento delle emissioni entro il 2030 (il precedente era di una riduzione del 30%);
– il conseguimento di emissioni nette pari a zero entro il 2050;
– l’utilizzo del 100% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030;
– l’approvvigionamento di materie prime rispettose dell’ambiente;
– l’eliminazione graduale del carbone dalla catena di approvvigionamento entro il 2030.

Nel corso dell’evento di presentazione della Carta aggiornata, oltre 50 aziende hanno condiviso l’Appello rivolto ai Governi per incentivare l’uso di materiali ecocompatibili, attraverso l’introduzione di una tariffazione preferenziale per fibre organiche e riciclate, al fine di incentivare l’uso di materiali ecocompatibili, e presentato alla COP26 da Textile Exchange, Ong globale che promuove le best practice per rendere sostenibile la catena di creazione di valore del prodotto tessile, orientando le grandi industrie del settore verso un percorso di sviluppo e crescita sostenibile e responsabile.

“L’aggiornamento della Carta della moda segna un passo importante per rompere la dipendenza dall’industria del carbone e l’allineamento delle sue emissioni con gli obiettivi per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C – ha dichiarato Muhannad Malas, Senior Climate Campaigner presso Stand.earth, Ong globale per la difesa dell’ambiente, che lo scorso agosto aveva pubblicato il report “Fossil-Free Fashion Scorecard” in cui si evidenziava che le aziende della moda firmatarie della Carta non stavano facendo abbastanza per passare dagli impegni alle azioni sul clima alla scala necessaria – Ma la Carta manca l’obiettivo perché non impegna l’industria a passare al 100% di energia rinnovabile nella sua catena di approvvigionamento entro il 2030, cosa che sarebbe fondamentale per raggiungere il suo obiettivo”.

L’impegno, secondo Stand.earth, si applicherebbe solo al carbone in loco per impianti come caldaie e altre fonti di calore o per la generazione di energia da carbone, ma non include l’elettricità prodotta dal carbone, una fonte chiave di inquinamento climatico che i marchi di moda dovrebbero affrontare se vogliono conseguire l’obiettivo della Carta di ridurre le emissioni del 50% entro il 2030.

Stand.earth ha anche messo in guardia sull’ulteriore impegno della Carta di rifornirsi di elettricità al 100% da fonti rinnovabili entro il 2030, perché si applicherebbe solo agli impianti di proprietà e direttamente gestiti, non già all’intera catena di approvvigionamento.

Peraltro, nel 1° Rapporto presentato sulle attività svolte dai firmatari della Carta non vengono sottaciute le difficoltà di implementazione delle azioni per conseguire gli obiettivi fissati.
Le sfide per trasformare la moda in un mondo a 1,5 °C sono enormi – scrivono nel messaggio congiunto al Rapporto, i co-Presidenti del Comitato Direttivo Tracy Nilsson di adidas e Stefan Seidel, Puma – Mentre l’azione individuale continuerà, con il pieno impegno della base crescente dei firmatari della Carta, abbiamo un’opportunità unica di collaborare su questioni che nessun marchio, fornitore o rivenditore può risolvere da solo. Il COVID-19 ha chiaramente dimostrato la vulnerabilità delle nostre economie interconnesse a livello globale. Di conseguenza, le soluzioni ai problemi globali richiedono una cooperazione a livello globale. La nostra Carta segna uno sforzo senza precedenti a livello di settore sul clima che riunisce un ampio insieme di parti interessate per definire il percorso di decarbonizzazione della nostra moda e allinearsi ad un’agenda di azione climatica. In tal modo, ci siamo impegnati a fare la nostra parte a sostegno dell’Accordo di Parigi e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che guidano le nostre azioni individuali sulle questioni sociali e ambientali”.

Tra i firmatari della Carta: adidas, Aquitex, Arcteryx, Burberry, Chanel, Decathon, Denim, Guess, H & M Group, Hermes, akro Gmbh., Hugo Boss, Kering Group, Levi Strauss & Co, Louis Vuitton, Nike, Puma SE, Ralph Lauren, Salomon, Stella McCartney, Vivida.

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