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Lancet Countdown Europe 2024: salute e cambiamenti climatici

L’ultimo rapporto di The Lancet Countdown in Europa che tiene traccia di 42 indicatori, sottolinea il peggioramento degli impatti del cambiamento climatico sulla salute, i ritardi negli interventi e l’imperativo di strategie attente alla salute, affrontando al contempo le disuguaglianze regionali e la richiesta di giustizia climatica. Sul lancio del Rapporto, con focus sull’Italia, l’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) organizza l’11 luglio 2024 un webinar.

Nel 2023 sono state registrate temperature record in tutto il mondo. Senza azioni per il clima, si prevede che gli impatti negativi sulla salute correlati al clima peggioreranno in tutto il mondo, colpendo miliardi di persone. Le temperature in Europa si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, minacciando la salute delle popolazioni in tutto il continente e causando inutili perdite di vite umane.

Sono alcune delle evidenze che emergono dal “The 2024 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: unprecedented warming demands unprecedented action”, il secondo dopo la sua istituzione nel 2021 sulla falsariga del rapporto globale, che valuta il profilo sanitario del cambiamento climatico con l’obiettivo di stimolare la volontà sociale e politica europea ad attuare rapide azioni di mitigazione e adattamento al clima che rispondano alla salute degli europei.

Il lavoro si concentra sui 38 stati membri dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), con l’obiettivo di estendere la copertura all’intera regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e monitora le dimensioni sanitarie del cambiamento climatico in Europa sulla base di 42 indicatori (9 in più rispetto alla precedente edizione del 2022) in 5 ambiti chiave:
1. impatti del cambiamento climatico; esposizioni e vulnerabilità;
2. pianificazione dell’adattamento e resilienza per la salute;
3. azioni di mitigazione e benefici collaterali per la salute;
4. economia e finanza;
5. politica e governance.

Calore e salute in Europa.
(A) Ore medie annuali a rischio per persona per stress da calore correlato all’attività fisica (attività di media intensità) per subregione europea in base all’ora del giorno per tre periodi di tempo (1990–2000, 2001–11, e 2012-2022). Il cerchio grigio esterno mostra l’ora del giorno su un orologio a 24 ore, mentre i cerchi grigi interni mostrano il numero di ore rischiose.
(B) Variazione del tasso di mortalità correlata al caldo espressa come numero di decessi per 100.000 abitanti tra il 2003-2012 e il 2013-22 per gli uomini e (C) per le donne.
(D) Cambiamenti nella probabilità di episodi di mortalità legati al caldo estremo dovuti ad attività antropica, espresso come rapporto tra la probabilità nel recente periodo 2003-22 e il periodo preindustriale (1850-1900). Fonte: “The Lancet countdown report on health and climate change in Europe”, 2024

Il Rapporto, sulla base di tutti gli indicatori analizzati, dimostra che c’è stato un peggioramento degli impatti del clima sulla salute, con l’aumento dei decessi dovuti al caldo in tutta Europa. Inoltre, lo stress da calore sta provocando una riduzione dell’attività fisica, per esempio, rispetto al 1990 fare sport nelle ore più calde è considerato più rischioso, sia per le attività mediamente faticose (come il ciclismo o il calcio), che per quelle più faticose (rugby o mountain bike).

Sul lungo periodo la riduzione dell’attività fisica porta ad aumento del rischio di malattie non trasmissibili, ma anche le malattie trasmissibili aumentano, in quanto si accrescono le possibilità di diffusione di patogeni e vettori di malattie sensibili al clima, ad esempio la dengue, la zika, la malaria, il west virus del Nilo, la leishmaniosi e le zecche.

Aumentano anche gli eventi estremi, sia nella frequenza che nell’intensità. Negli ultimi anni sono pericolosamente aumentati gli incendi e nel periodo dal 2000 al 2019 l’Europa occidentale, meridionale e orientale ha registrato un aumento sostanziale delle condizioni di siccità estrema. Nel 2021, quasi 12milioni di persone hanno subito gli effetti dell’insicurezza alimentare dovuta ai cambiamenti climatici.

Gli impatti sulla salute tendono ad essere distribuiti in modo diseguale e disomogeneo tra le popolazioni, a causa delle differenze di esposizione, sensibilità e capacità di adattamento, che spesso riflettono modelli intersecati di sviluppo socioeconomico, emarginazione e iniquità.

Le popolazioni più colpite tendono ad essere quelle meno responsabili e con minori probabilità di essere riconosciute o messe al centro delle priorità. L’Europa meridionale tende ad essere più colpita da malattie legate al caldo, da incendi, da insicurezza alimentare dovuta alla siccità e dalla leishmaniosi, mentre il nord Europa è maggiormente colpito da virus e zecche. All’interno dei Paesi, a subire di più gli impatti del clima sono le minoranze etniche, le comunità a basso reddito, i migranti le minoranze sessuali e di genere.

Il rapporto dimostra che la mortalità dovuta al caldo è stata due volte maggiore per le donne rispetto agli uomini; le famiglie a basso reddito hanno una probabilità sostanzialmente più alta di sperimentare un’insicurezza alimentare e i decessi attribuibili a carenze alimentari sono più elevati tra le donne.

Non tutti gli indicatori permettono approfondimenti sui diversi gruppi di popolazioni, ma proprio per questo il rapporto rimarca l’importanza di una ricerca più approfondita sugli impatti diseguali e su quali potrebbero essere le misure di protezione da attuare per salvaguardare tutte le popolazioni.

Nonostante sia ormai confermato che il cambiamento climatico esacerba le disuguaglianze esistenti, da parte della politica c’è una scarsa attenzione al tema. Inoltre, l’equità ambientale non è un obiettivo esplicito delle attuali politiche dell’UE.

Molti Paesi europei rimangono i principali produttori delle emissioni a gas serra e sono anche quelli che ne hanno beneficiato di più con la crescita economica, mentre altri paesi – che hanno emesso meno gas serra – sono invece i più colpiti dai cambiamenti.

Il cambiamento climatico è un problema di giustizia sociale e ambientale. L’assenza di un’azione coraggiosa rischia di intensificare ulteriormente gli impatti del cambiamento, che sono già in atto, e non intervenendo tempestivamente si rischia di perdere l’opportunità di apportare considerevoli co-benefici a breve termine per la salute, come la riduzione della mortalità prematura dovuta alla riduzione delle polveri sottili nell’ambiente.

Le strutture politiche e di governance in tutta Europa dovrebbero impegnarsi con il settore sanitario e lavorare di concerto. Va anche segnalato che mentre l’impegno e l’attenzione da parte del settore scientifico ha continuato a crescere, nel 2022 si sono registrati bassi livelli di impegno e di attenzione da parte dei media, della politica e a livello individuale.

Per soddisfare le raccomandazioni dell’ultimo rapporto dell’IPCC sull’azzeramento delle emissioni entro il 2040, le emissioni dei Paesi europei dovrebbero diminuire di tre volte rispetto al tasso attuale.

Analizzando la questione dal punto di vista della giustizia, l’azione per il clima non solo garantisce una transizione ambientale sana e giusta, ma riduce anche le disuguaglianze nei principali percorsi di impatto sulla salute. Assodato l’impatto dei cambiamenti climatici all’interno e al di fuori dell’Europa e il ruolo della stessa nella creazione della crisi, l’Europa dovrebbe impegnarsi in una transizione ambientale più giusta, che includa l’assunzione di responsabilità e il sostegno alle comunità più colpite.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) ha avuto l’incarico di organizzare il lancio del nuovo report del Lancet Countdown, con un focus sull’Italia che si terrà in modalità webinar l’11 luglio dalle 16 alle 18 (Qui il programma). . L’evento è gratuito ma è necessaria l’iscrizione. 

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