22 Settembre 2021
Infrastrutture e mobilità Territorio e paesaggio

Intermodalità dei trasporti: gli italiani sono divisi in due

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di Nicoletta Canapa

Da sempre la macchina è sinonimo di libertà di movimento e di indipendenza. Da oggi invece potrebbe non essere più così, soprattutto alla luce degli aspetti positivi nel preferire l’intermodalità dei trasporti e servizi di mobility as a service, ovvero disponibili agli utenti a seconda dell’esigenza di ciascuno.

Questo è quanto emerso dal Forum “QualeMobilità”, l’annuale appuntamento di Legambiente e Lorien Consulting, svoltosi presso la Fiera CityTech di Milano, il network di una trentina di imprese, istituzioni, professionisti e associazioni che intende promuovere l’affermazione della nuova mobilità sostenibile in Italia, che ha scattato la fotografia di un’Italia spaccata in due anche sul fronte della mobilità.

La distinzione in termini di abitudini di mobilità è netta dal punto di vista sociale:
– da un lato, cresce il numero dei multi-mobili, cioè di coloro che si spostano con elevata frequenza e con varie tipologie di mezzo a seconda dell’occorrenza, e che appartengono alle fasce più alte ed istruite della società;
– dall’altro, invece, la popolazione a basso reddito e mono-mobile (che utilizza solo l’auto privata), di cui fa parte il ceto medio attivo e dei piccoli centri.
C’è una parte d’Italia condannata a potersi muovere solo con l’auto privata, che però ha costi di gestione sempre più elevati, e un 20% della popolazione che non esce più di casa: è per questo che la proprietà dell’auto non è più indice di libertà e movimento.

Ma se è vero che si va verso una mobilità sostenibile, soprattutto all’interno di una città smart, è pur vero che bisogna mettere in atto progetti fattibili e concreti, capaci di attrarre chi ancora non usufruisce dell’intermodalità dei trasporti.

Milano in questo senso è una città che può essere presa ad esempio: negli ultimi venti anni, grazie alla gestione integrata dei trasporti, e puntando sulla loro efficienza, è riuscita ad avere 100.000 auto in meno e 100.000 residenti in più. “Secondo i milanesi – si legge in una nota di Legambiente – essere una smart city comporta soprattutto avere un sistema di mobilità efficiente e moderno e una gestione sostenibile delle risorse ambientali, anche grazie all’uso delle tecnologie. In questo, servizi di mobility as a service , integrati con il trasporto pubblico sono molto utili e usati soprattutto dai city users”.

Se, da un lato, a livello nazionale cresce ancora l’uso quotidiano del mezzo privato – ha osservato al riguardo Elena Melchioni, AD di Lorien Consulting – dall’altro cresce anche quello saltuario della sharing mobility, complementare con gli altri mezzi”.
In altre parole gli italiani, in media, utilizzano tre mezzi differenti, ma si assiste anche a casi di super-intermodali, con un picco di sette mezzi diversi alla settimana (più 2, in media, rispetto ai dati di 6 mesi fa, all’inizio della primavera).

E che dire della timida comparsa delle auto elettriche in città? La diffusione delle colonnine di ricarica elettriche non è ancora decollata, ma è certo che con la compartecipazione di Enel X, l’azienda globale che guida la trasformazione del settore dell’energia e aiuta i clienti a usare la tecnologia per trasformare l’energia in nuove opportunità, affinché crescano e siano motore di progresso in tutto il mondo, diventerà sempre più facile ricaricare la propria auto con la stessa facilità con cui si ricarica il proprio smartphone.

Nello Studio  “Electrify 2030“, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel X e Enel Foundation e presentato all’ultimo Forum “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” (Cernobbio, 7-9 settembre 2018), il settore e-Mobility è il settore italiano dalle maggiori prospettive per l’accelerazione del processo di decarbonizzazione, con benefici economici stimati in un fatturato addizionale al 2030 compreso tra 102,4 e 456,6 miliardi di euro. Tra le misure da realizzare quanto prima, viene segnalato il “potenziamento del processo di installazione di punti di ricarica pubblici e privati eliminando tutti i fattori di blocco normativi e regolamentari”.

Ma esistono anche altre forme di mobilità ecosostenibile, come ricorda Andrea Poggio, responsabile della mobilità sostenibile di Legambiente, che presenterà il 1° ottobre 2018 alla Camera dei Deputati il volume da lui curato “Green Mobility”: “La mobilità sostenibile è già una realtà in molte città italiane, e per vederla non basta guardare al numero esiguo di auto elettriche. È la mobilità pubblica elettrica con metropolitane, treni urbani, tram, autobus e filobus, ma persino scale mobili, tapis roulant, funivie e cremagliere.

Queste nuove opportunità di spostamento, già pienamente sfruttate dai giovani digitali italiani, offrono occasioni uniche alle città, che si stanno ridisegnando oggi con i Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile (i così detti PUMS) in corso di elaborazione in ben 97 città italiane.

Nel 2017, le auto elettriche immatricolate sono state appena 1.879 (0,1%), anche se a fine agosto 2018 eravamo già a 3.098, indice sensibile che qualcosa sta cambiando. Infine, sempre lo scorso anno, sono stati venduti 1.374 moto e scooter elettrici e oltre 148.000 e-bike (10%).

Impossibile pensare a una città del futuro senza colonnine elettriche e priva di adeguati servizi al consumo, condivisibili e pratici, ma soprattutto economici, che saranno prenotabili con un semplice touch dal proprio smartphone. Anche i viaggi su lunghe percorrenze saranno sempre più improntati all’intermodalità e plurimodalità, con correlati benefici ambientali.

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