Nel corso di un evento dedicato presso il Senato della Repubblica, Utilitalia (Federazione che riunisce le Utilities dei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas) ha presentato il III Rapporto sulla sulla qualità dei fanghi di depurazione in Italia, basato su un campione di 624 impianti di depurazione gestiti da 61 imprese, per una potenzialità di trattamento di circa 47 milioni di abitanti equivalenti.
La qualità dei fanghi di depurazione delle acque reflue urbane è tema di particolare importanza, sia per le prospettive europee di revisione della Direttiva di settore sia per la piena attuazione degli indirizzi strategici in tema di economia circolare, grazie al recupero di nutrienti pe l’agricoltura, riducendo così la dipendenza europea da paesi terzi per l’approvvigionamento dei fertilizzanti, che di materie prime critiche come il fosforo. In Italia i fanghi di depurazione delle acque reflue urbane sono di buona qualità e rispettano ampiamente i parametri di legge sia per quanto riguarda l’utilizzo in agricoltura, sia per quanto concerne lo smaltimento in discarica (che comunque deve essere un’opzione residuale).
A queste conclusioni è giunto loStudiosulla qualità dei fanghi di depurazione delle acque reflue urbane diUtilitalia, giunto alla III edizione e presentato 1° Aprile ieri a Roma presso il Senato della Repubblica nel corso di uneventodedicato, che si basa su un campione di624 impianti di depurazione gestiti da 61 imprese, per una potenzialità di trattamento di circa 47 milioni di abitanti equivalenti.
“Con questo studio offriamo il nostro contributo con approccio scientifico per affrontare un tema complesso come quello della gestione dei fanghi di depurazione che, occorre sottolinearlo, sono parte del servizio idrico integrato e su cui peraltro ARERA ha previsto un indicatore di qualità– ha spiegato il Presidente di Utilitalia,Filippo Brandolini– La loro qualità deve guidare le scelte di trattamento, alla luce dell’apporto che i fanghi possono fornire in termini di sostanze utili a garantire la fertilità dei suoli, tutelandone al contempo la salute. L’importanza dei dati è fondamentale per orientare le scelte del legislatore: questa è la terza edizione del nostro Studio e a breve ci attiveremo per aggiornarlo anche sulla base di nuovi parametri, relativi in particolare ai microinquinanti emergenti, secondo le indicazioni che forniranno le istituzioni europee”.
Come evidenziato daAndrea Massimiliano Lanz, Responsabile del Centro nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare di ISPRA,la produzione di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane è pari a circa 3,2 milioni di tonnellate, con una produzione annuale media per impianto intorno alle 180 tonnellate. Oltre la metà dei fanghi urbani prodotti è avviata ad operazioni di smaltimento. Con riferimento ai fanghi in generale, si rileva una crescita negli anni della quota gestita da impianti di trattamento biologico della frazione organica (+49,8% tra il 2015 e il 2023): nel 2023 il quantitativo è pari a 1,2 milioni di tonnellate, di cui il 50% è costituito da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane.

Dei fanghi avviati a recupero l’utilizzo in agricoltura resta l’opzione prevalente, come emerge anche dalla Relazione annuale di ARERA. Dallo Studio di Utilitalia – che ha elaborato circa53.500 dati– emerge come la quasi totalità dei fanghi prodotti ha evidenziato la matrice organica “naturale” conpresenza di carbonio organico superiore al 33% nel 50% dei fanghi analizzati. Leconcentrazioni di azoto e fosforo evidenziano anche l’utilità del recupero dei fanghi in agricolturacon abbondante copertura delle necessità colturali dei due elementi fertilizzanti. Infatti, considerando le concentrazioni dei due elementi nei fanghi e gli apporti massimi di fanghi previsti dalla vigente normativa, in un triennio si apporterebbero al terreno quantità di azoto e fosforo tali da garantire le necessità medie delle colture agricole.
Inoltre, dai fanghi è possibilerecuperare energiaed efficientare ulteriormente il recupero di fosforo con l’incenerimento: latermovalorizzazione svolge infatti anche per i fanghi di depurazione un ruolo fondamentale quale alternativa alla discarica, come peraltro già avviene in altri paesi europei. A questo proposito in Italia sono in corso di sviluppo variprogetti di impianti di termovalorizzazione dei fanghi, al fine di garantire la massima flessibilità nella gestione degli stessi.
“Rispetto a una materia complessa come quella della gestione dei fanghi di depurazione l’approccio corretto è partire da studi come quello presentato oggi da Utilitalia, importante per l’ampiezza del campione e per le questioni che pone, più che mai attuali– ha evidenziato il Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,Vannia Gava –Come emerge dallo studio, i fanghi prodotti in Italia sono conformi per l’utilizzo in agricoltura, quindi partiamo da una buona base: ma dobbiamo fare ancora di più e ancora meglio. Da un lato il corretto riutilizzo dei fanghi di depurazione può contribuire a ridurre le importazioni di fertilizzanti chimici dall’estero e, al contempo, la loro valorizzazione energetica resta una strada da perseguire con convinzione in alternativa allo smaltimento in discarica. Il PNRR ha fornito un impulso importante, destinando risorse all’ammodernamento delle linee di gestione di questo rifiuto. Ma ora è fondamentale aggiornare la normativa che disciplina la materia, che risale al 1992”.
Nella parte conclusiva dello Studio, Utilitalia, dopo essersi dichiarata pienamente d’accordo con l’approccio dellanuovaDirettiva inerente il trattamento delle acque reflue urbane, pubblicata sulla GUUE del 12 dicembre 2024, avanza7 proposte di policy:
1. La revisione e l’aggiornamento della legislazione nazionale di riferimento, in particolare del D.lgs 99/92, e di quella comunitaria (Direttiva 86/278/CEE) al fine diadeguare la gestione dei fanghi ai princìpi dell’economia circolare e della gerarchia dei rifiuti, creando una base normativa solida sulla quale impostare la pianificazione della gestione dei fanghi prodotti a livello nazionale.
2.L’individuazione della qualità dei fanghi e del conseguente destino attraverso un approccio scientifico e basato sull’analisi di rischio.
3.La ricerca di metodiche analitiche robuste per l’identificazione dei microinquinanti emergenti.
4.L’istituzione di un tavolo permanente presso il MASE finalizzato alla condivisione delle conoscenze e degli studi innovativi tra istituzioni, enti di ricerca, gestori e stakeholders.
5. Lasemplificazione normativafinalizzata alla creazione di “hub di trattamento” dei fanghi per favorire la sostenibilità industriale dei processi di recupero energetico e di materia.
6. L’introduzione di norme “end of waste” per i rifiuti, attuabili anche dai gestori negli impianti di depurazione delle acque reflue, eregole per l’individuazione dei sottoprodotti derivanti dai processi di recupero di materia dai fanghi.
7.L’inserimento dei fanghi nelle categorie di materiali costituenti (CMC)individuate nel Reg. (UE)/2019/1009 inerente alle norme relative alla messa a disposizione sulmercato di prodotti fertilizzanti.
Nel corso dell’evento è intervenutaAnnamaria Barrile, nuovo Direttore generale di Utilitalia che a partire proprio dal 1° aprile 2025 ha preso il posto del dimissionario Giordano Colarullo. Siciliana, laureata con lode in Scienze Politiche e con un dottorato di ricerca in Diritto amministrativo, ha una solida esperienza nell’ambito delle relazioni istituzionali a livello nazionale e internazionale. Dopo aver collaborato con Deloitte Consulting, si è affermata all’interno del Gruppo Finmeccanica (oggi Leonardo) ricoprendo nella holding e nelle controllate Alenia Aeronautica e Telespazio i ruoli di Responsabile delle relazioni internazionali e Responsabile delle relazioni istituzionali. È stata Deputy CEO Italia del Gruppo EADS (oggi Airbus Group) e Direttore Generale di Confagricoltura.
