18 Agosto 2022
Energia Fonti rinnovabili

Energia pulita: solo il 3% degli investimenti per la ripresa

L’aggiornamento del “Sustainable Recovery Tracker”, diffuso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) in vista del G20 e della COP26, che monitora le risposte fiscali dei Governi alla crisi di Covid-19 e stima il loro impatto sugli investimenti in energia pulita e sulle emissioni, rivela che gli attuali Piani di spesa globali, pur in aumento del 20%, non sono in grado di mettere il mondo sulla giusta traiettoria per il riscaldamento a 1,5 °C e sono carenti di investimenti nelle economie dei Paesi in via di sviluppo, là dove c’è la “necessità di riduzione delle emissioni e il miglior rapporto costi-benefici”.

Dei 16.900 miliardi di dollari che i Governi hanno finora mobilitato per sostenere le proprie economie dalla recessione correlata alla pandemia di Covid-19, solo il 3% della spesa è indirizzato per la produzione di energia pulita.

Il dato emerge dall’ultimo “Sustainable Recovery Tracker“, pubblicato alla vigilia del G20 e della COP26 di Glasgow dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), con il supporto della Presidenza italiana del G20, che monitora fino a che punto i Piani di ripresa stanno spostando l’attenzione sull’emergenza climatica.

Rispetto alla precedente rilevazione, i Governi hanno aumentato del 20% la spesa per la ripresa economica destinata agli investimenti in energia pulita negli ultimi tre mesi, ma la spesa è fortemente squilibrata geograficamente verso le economie avanzate piuttosto che al mondo in via di sviluppo, e non è ancora all’altezza di ciò che sarebbe necessario per ridurre le emissioni globali di CO2.

Stiamo assistendo a una ripresa diseguale e insostenibile dalla crisi economica dello scorso anno, una ripresa che consiste in un’enorme crescita del consumo di combustibili fossili, lasciando indietro quasi l’80% della popolazione mondiale nel passaggio a un’economia energetica nuova e più pulita – ha affermato Fatih Birol, il Direttore esecutivo dell’IEA – Alla vigilia del vertice dei leader del G20 e della COP26, i governi delle principali economie devono dimostrare di essere pronti a guidare un massiccio aumento degli investimenti nell’energia pulita a livello globale e a guidare il mondo su un percorso più sicuro. L’incapacità dei Governi di mettere i soldi, secondo quanto predicano potrebbe significare l’impossibilità di tenere aperta la porta per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C“.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha introdotto il Sustainable Recovery Tracker per valutare come le misure di risanamento fino ad oggi dei Governi si allineino con il Piano di risanamento sostenibile che l’IEA ha pubblicato lo scorso anno, raccomandando una spesa annuale di 1.000 miliardi di dollari di investimenti nell’energia pulita ogni anno dal 2021 al 2023 che potrebbero mettere il mondo sulla buona strada con gli obiettivi climatici internazionali, stimolando la crescita economica globale e l’occupazione

In totale, i Governi hanno stanziato finora circa 470 miliardi di dollari per investimenti in energia pulita da qui al 2030, un aumento di 90 miliardi di dollari rispetto a luglio. L’analisi di queste politiche mostra che le economie avanzate si stanno muovendo verso una ripresa sostenibile, ma il totale globale ammonta solo a circa il 40% del livello richiesto dall’IEA nel Sustainable Recovery Plan. Si tratta comunque di un aumento rispetto a luglio, quando la quota era stimata al 35%.

Alcune economie avanzate, tra cui Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, stanno elaborando e approvando nuovi programmi di investimento e questo potrebbe allineare le economie avanzate alla traiettoria del Piano di ripresa sostenibile, supponendo che i sostegni governativi diano luogo rapidamente a progetti realizzabili, pur con problematiche di interruzioni della catena di approvvigionamento e turbolenze del mercato per alcune tecnologie chiave.

Tuttavia, le economie emergenti e in via di sviluppo, dove dovrebbe essere indirizzata nel prossimo decennio la maggior parte degli investimenti in energia pulita, rimangono indietro. Nell’insieme delle economie emergenti e in via di sviluppo, si prevede che la spesa per misure sull’energia pulita sia solo il 20% del livello raccomandato nel Piano di ripresa sostenibile, con poche nuove spese in cantiere a causa dell’inasprimento dei vincoli fiscali indotti dalla pandemi.
Secondo l’IEA, l’India si distingue come eccezione con il suo annuncio di nuove spese potenzialmente consistenti attraverso il Piano infrastrutturale Gati Shakti (ndr: un Piano annunciato in agosto dal Primo ministro Narendra Modi che includerebbe nuove disposizioni per investimenti in energia pulita da 1,35 trilioni di dollari, con lo scopo di generare posti di lavoro e favorire l’uso di combustibili più puliti per raggiungere gli obiettivi climatici del Paese).

La carenza di investimenti per la ripresa sostenibile nelle economie emergenti e in via di sviluppo è un problema globale che richiede una soluzione globale – ha sottolineato Birol – Questi paesi non hanno il lusso di finanziamenti a basso costo di cui godono molte economie avanzate. Il mondo ha urgente bisogno di elaborare misure coraggiose per mobilitare e convogliare investimenti in energia pulita verso le economie emergenti e in via di sviluppo su vasta scala. È qui che c’è maggiore necessità di riduzione delle emissioni e c’è il miglior rapporto costi-benefici”.

Per la prima volta, l’IEA Tracker ha anche valutato gli impatti sull’occupazione associati alla spesa per la ripresa sostenibile. Si stima che gli attuali piani di spesa governativi creeranno ulteriori 5 milioni di posti di lavoro nell’energia pulita a livello globale entro il 2023, la maggior parte dei quali nel settore dell’edilizia, nonché nelle infrastrutture elettriche, nelle energie rinnovabili e nei veicoli elettrici. La mancanza di lavoratori qualificati per coprire queste posizioni, avverte l’Agenzia, potrebbe costituire un grave collo di bottiglia, sottolineando il ruolo centrale della formazione, in particolare lo sviluppo di nuove competenze per i lavoratori che si trasferiscono in diversi settori, nel garantire una ripresa sostenibile di successo.

L’IEA ha annunciato che fornirà maggiori informazioni sullo stato della transizione verso l’energia pulita il 4 novembre 2021 quando rilascerà l’ultimo aggiornamento della sua risorsa online Tracking Clean Energy Progress, che valuta lo stato attuale di dozzine di tecnologie energetiche chiave, fornendo raccomandazioni su come utilizzarle per allinearle agli obiettivi climatici ed energetici a lungo termine.

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