4 Agosto 2021
Cambiamenti climatici Clima

Emissions Gap Report: senza ripresa verde oltre i 3 °C

Il Rapporto 2020 dell’UNEP (Emissions Gap Report) sul divario delle emissioni emesse rispetto a quelle che sarebbero necessarie per mantenere il riscaldamento globale entro i limiti previsti rileva che, nonostante un breve calo delle emissioni di anidride carbonica causato dalla pandemia, il mondo si sta ancora dirigendo verso un aumento della temperatura superiore a 3 °C entro questo secolo, ben oltre gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Insieme alla relazione scientifica sulla situazione della concentrazione in atmosfera dei gas ad effetto serra ad opera dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), l’annuale Rapporto del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) che monitora, come richiesto dalle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), gli impegni politici assunti dai Paesi, analizzando come questi si tradurranno in termini di riduzione delle emissioni al 2030, è sempre stato un punto di riferimento preliminare ai lavori delle Conferenze delle Parti (COP).

A causa della pandemia di COVID-19 la COP26 di Glasgow è stata rinviata di un anno, ma Il Rapporto dell’UNEP (Emissions Gap Report 2020) è stato regolarmente diffuso nel corso di una Conferenza stampa, appena conclusasi (9 dicembre 2020), anche perché il 12 dicembre 2020, 5° Anniversario dell’Accordo di Parigi, avrà luogo il Vertice sul Clima virtuale, co-organizzato da ONUGran Bretagna e Francia, in partnership con Cile (Presidenza dell’UNFCCC 2020) e Italia (Paese di svolgimento della pre-COP26), con l’obiettivo di invitare i Governi nazionali a presentare piani climatici più ambiziosi, nonché piani di ripresa post-COVID allineati agli obiettivi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.

Dal Rapporto emerge che, nonostante un breve calo delle emissioni di anidride carbonica causato dalla pandemia COVID-19, il mondo si sta ancora avviando verso un aumento della temperatura superiore a 3 °C in questo secolo, ben oltre gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Tuttavia, una ripresa post-pandemia a basse emissioni di carbonio potrebbe ridurre del 25% le emissioni di gas serra rispetto a quelle previste al 2030, sulla base delle politiche messe in atto o annunciate prima del COVID-19. 

Il Rapporto analizza anche i possibili impatti della pandemia sul percorso da intraprendere, analizzando le implicazioni delle relative risposte di recupero. Inoltre, valuta anche il ruolo degli stili di vita e dei cambiamenti comportamentali, nonché quello dei trasporti marittimi e aerei nel colmare il divario.
Sia i Governi che gli attori non statali dovrebbero aumentare di gran lunga la loro ambizione se vogliono garantirsi di conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

La crisi climatica continua
Mentre l’attenzione globale si concentra sulla ripresa dalla pandemia COVID-19, la crisi climatica continua. La pandemia causerà un calo delle emissioni del 2020, ma ciò sarà solo temporaneo senza un cambiamento drammatico e pianificato verso economie a basse emissioni di carbonio.

Nel 2019, le emissioni totali di gas a effetto serra, compreso il cambiamento nell’uso del suolo, hanno raggiunto un nuovo massimo di 59,1 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente (GtCO2). Ciò significa che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica continuano a crescere.

È probabile che l’anno 2020 sia il più caldo mai registrato, con l’intensificarsi di fenomeni quali incendi, siccità, tempeste e scioglimento dei ghiacciai.

Si prevede che le emissioni di anidride carbonica diminuiranno fino al 7% a causa del rallentamento economico correlato alla pandemia. Ma questo calo si traduce solo in una riduzione di 0,01° C del riscaldamento globale entro il 2050. Poi, quando le economie si rimetteranno in moto dopo la pandemia, le emissioni riprenderanno, forse anche più forti.

Un campanello d’allarme
La pandemia è un monito della natura per una ripresa migliore, agendo sui cambiamenti climatici, sulla perdita di biodiversità e sull’inquinamento.

La pandemia è correlata alla perdita della natura, guidata dall’erosione degli spazi incontaminati che pone l’umanità a più stretti contatti con altre specie che possono trasmettere le loro malattie alle persone. Poiché i fattori che determinano la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici sono gli stessi, agire con decisione e rapidità sul clima può anche proteggere da future pandemie.

Una ripresa verde post-pandemia può portarci vicino al percorso dei +2 °C entro il 2030
Una ripresa verde dalla pandemia porterebbe le emissioni nel 2030 a 44 GtCO2 e ridurrebbe del 25% le emissioni che erano sulla base delle politiche in atto pre-COVID. Ciò porterebbe il mondo all’interno della gamma di emissioni richieste per il percorso dei 2 °C, sebbene siano possibili ulteriori azioni, e in effetti sarebbero necessarie, per raggiungere l’obiettivo di 1,5 °C.

Il Rapporto individua le misure per dare priorità ad una ripresa ecologica, tra cui il supporto diretto per le tecnologie e le infrastrutture a zero emissioni, la riduzione dei sussidi ai combustibili fossili e la promozione di soluzioni basate sulla natura, compreso il ripristino degli ambienti naturali.

L’UNEP si sofferma quest’anno sul settore dei trasporti marittimi ed aerei,  responsabile circa del 5% delle emissioni a livello globale, che si stima aumenteranno in futuro perché legate a doppio filo all’aumento della domanda mondiale. L’UNEP però sottolinea che grazie all’utilizzo di tecnologie verdi e al progressivo abbandono dei combustibili fossili, si potrà ridurre l’impatto di questi settori sul Pianeta.

Infine, ma non meno importanti, la promozione di comportamenti responsabili dei consumatori. L’Emissions Gap Report 2020 evidenzia che un cambiamento delle abitudini del settore privato e dei singoli individui gioca un ruolo essenziale nell’ottenere una riduzione drastica delle emissioni di gas serra. Infatti, circa i due terzi delle emissioni globali derivano dal settore privato e possono essere ricollegate ai consumi domestici, soprattutto quelli dei Paesi più ricchi. Secondo le stime, le emissioni dell’1% più ricco della popolazione mondiale rappresentano più del doppio della quota complessiva di emissioni provenienti dal 50% più povero. Per arrivare quindi alla neutralità climatica sono necessari cambiamenti radicali sia a livello socio-economico sia a livello culturale, specialmente nei Paesi più ricchi.

Se attuate tutte queste azioni ci metterebbero sulla buona strada per l’obiettivo di 2 °C e ci darebbero la possibilità di lottare per raggiungere l’obiettivo più ambizioso di 1,5 °C. Al contrario, un rimbalzo delle emissioni di gas serra per effetto di una ripresa post-pandemica ad alto tenore di carbonio potrebbe spingerle al 2030 fino a 60 Gtonn.

A queste misure deve seguire, secondo l’UNEP, un’ulteriore risposta politica efficace per realizzare un cambiamento trasformativo.

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