27 Novembre 2022
Cambiamenti climatici Economia e finanza Società

Economia: i cambiamenti climatici avranno effetti disastrosi e costosi

Un’indagine che i suoi autori considerano la più ampia mai realizzata per il  numero di esperti e studiosi di economia coinvolti, ha indicato l’ampio consenso della comunità interpellata sulla necessità di intraprendere in modo drastico e immediato le misure per la neutralità climatica al 2050, se si vogliono evitare i costi conseguenti ai cambiamenti climatici, che potrebbero raggiungere i 30 trilioni di dollari all’anno entro il 2075 (più del 5% del PIL globale).

Secondo un panel di 738 economisti che hanno risposto al sondaggio effettuato dall’Institute for Policy Integrity della School of Law dell’Università di New York che aveva contattato 2.169 autori di studi e articoli su riviste economiche di alto livello in merito agli impatti dei cambiamenti climatici sull’economia mondiale, c’è l’urgente necessità di rivedere i modelli economici che guidano le politiche dei Governi e le strategie di investimento delle imprese, se si vuole evitare l’aumento delle disuguaglianze, danni economici per trilioni di dollari e una bassa crescita economica.

Dal reportGauging Economic Consensus on Climate Change”, pubblicato il 30 marzo 2021, si evidenzia come per il 74% degli economisti c’è una sostanziale concordia sul fatto che c’è bisogno di un’azione “immediata e drastica” per ridurre le emissioni globali e rafforzare la resilienza climatica.

Per quanto ne sappiamo, questa è la più grande indagine di esperti mai realizzata sull’economia dei cambiamenti climatici – scrivono gli autori del Rapporto – I risultati mostrano un consenso schiacciante sul fatto che i costi dell’inazione sui cambiamenti climatici sono superiori ai costi dell’agire e che riduzioni immediate e aggressive delle emissioni sono economicamente auspicabili”.

Gli economisti hanno fissato in media il costo dei danni economici correlati ai cambiamenti climatici a 1.700 miliardi di dollari all’anno entro il 2025 e circa 30.000 miliardi o circa il 5% del PIL globale previsto, entro il 2075.

Lo Studio, inoltre, ha rilevato che gli attuali modelli per il calcolo dei danni legati al clima per lo più si concentrino sull’impatto sul PIL in un dato anno, invece di adottare un approccio più complessivo che guardi in maniera olistico ai vari modi con cui i cambiamenti climatici incideranno sulla crescita economica a lungo termine, tenendo conto anche del calo dei costi delle tecnologie energetiche pulite.

Gli economisti sono ampiamente ottimisti sulla convenienza economica delle tecnologie net zero emissions, con un ampio consenso sul fatto che molte di quelle più promettenti ridurranno i costi come è accaduto all’energia solare ed eolica negli ultimi 10 anni. Due terzi degli intervistati concordano sul fatto che i vantaggi del raggiungimento delle emissioni nette zero entro la metà del secolo supereranno probabilmente i costi; mentre, il 12% è in disaccordo.

I benefici attesi dagli obiettivi di net zero emissions al 2050 supereranno i costi previsti? (Fonte: Institute for Policy Integrity)

Nello Studio si afferma che quando i modelli di valutazione integrata (Integrated assessment models, che rappresentano le interazioni tra fattori ambientali e socioeconomici che determinano i futuri cambiamenti climatici e l’efficacia delle relative politiche) vengono ricalibrati per includere i “tassi di sconto” e i “risarcimenti per i danni”, il costo dell’inazione aumenta drasticamente.

Anche se gli impatti più gravi dei cambiamenti climatici si faranno sentire nei Paesi in via di sviluppo, a causa di fattori come la maggiore dipendenza della loro economia dall’agricoltura e la vulnerabilità alle ondate di calore, i costi si faranno sentire in tutto il mondo, a causa di effetti di ricaduta come l’interruzione delle rotte commerciali e delle catene di approvvigionamento e delle crisi dei rifugiati climatici.

I risultati di questo sondaggio giungono nel momento in cui le Parti dell’UNFCCC dovranno aggiornare i loro piani per ridurre le emissioni in vista del vertice COP26 di novembre a Glasgow per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi del 2015 per limitare l’aumento delle temperature medie a 1,5 °C e gli autori del report si augurano che il sondaggio costituisca un campanello d’allarme per i policy maker.

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