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Diete più ricche di vegetali per alimentare la popolazione globale al 2050

Diete più ricche

Lo Studio di un folto gruppo di scienziati internazionali pubblicato su “Nature” sottolinea che l’adozione di diete più sostenibili, la riduzione degli sprechi alimentari e il miglioramento delle pratiche, ridurrebbero il rischio di oltrepassare i “confini planetari” ovvero il limiti ambientali globali che non dovrebbero essere superati per evitare i rischi di cambiamenti ambientali catastrofici.

Alla vigilia dellaGiornata Mondiale dell’Alimentazione, uno Studio condotto da un Gruppo di scienziati di riconosciuto valore, indica che per nutrire circa 10 miliardi di persone in modo sostenibile al 2050, è necessariouno spostamento globale verso diete sane e più ricche di vegetali, dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari e migliorare le pratiche e le tecniche agricole.

NelloStudioOptions for keeping the food system within environmental limits”, pubblicato suNature, i ricercatori sottolineano cheladozione di una alimentazione più sostenibileridurrebbe il rischio di oltrepassare i limiti ambientali globali correlati ai cambiamenti climatici, all’uso dei terreni agricoli, all’estrazione delle risorse di acqua dolce e all’inquinamento degli ecosistemi a causa dell’uso sovrabbondante di fertilizzanti.

Lo studio è il primo a quantificare in che modo la produzione e il consumo di cibo influenzino i “confini planetari” che descrivono uno spazio operativo sicuro per l’umanità oltre il quale i sistemi vitali della Terra potrebbero diventare instabili. Uno degli autori èJohan Rockströmdell’Istituto di Potsdam di ricerca sull’impatto climatico (PIK) e Direttore delloStockholm Resilience Centre, che aveva appunto elaborato un decennio fa il concetto di “confini planetari” (Planetary Boundaries) ovvero le condizioni del Pianeta che non dovrebbero essere superate per evitare i rischi di cambiamenti ambientali catastrofici.

Nessuna singola soluzione è sufficiente per evitare l’attraversamento dei confini planetari, ma quando le soluzioni vengono implementate insieme, la nostra ricerca indica che è possibile alimentare in modo sostenibile la popolazione globale in crescita– ha affermatoMarco Springmanndel programmaOxford Martin sul futuro dell’alimentazione dell’Università di Oxford, e principale autore dello Studio –Abbiamo scoperto che senza un’azione concertata gli impatti ambientali del sistema alimentare potrebbero aumentare del 50-90% entro il 2050 a causa della crescita della popolazione e dell’aumento di diete ricche di grassi, zuccheri e carne. In tal caso, tutti i confini planetari legati alla produzione di cibo sarebbero superati e, in alcuni casi, più che raddoppiati“.

Lo studio, finanziato dallaCommissione EAT – Lancetper l’alimentazione, il pianeta e la salute e dal progetto “Our Planet, Our Health” della Fondazione no-profitWellcome, ha riunito dati ambientali dettagliati in un modello del sistema alimentare globale che tiene traccia della produzione e del consumo di cibo in tutto il mondo. Con questo modello, i ricercatori hanno analizzato diverseopzioni che potrebbero mantenere il sistema alimentare entro i limiti ambientali, scoprendo che:
– icambiamenti climatici non possono essere adeguatamente mitigati senza cambiamenti nei modelli alimentariverso diete globali che i ricercatori definiscono “flexitarian”, più flessibili e maggiormente a base di prodotti di origine vegetale (dunque anche più sane) che potrebbero più che dimezzare le emissioni di gas serra e ridurre dal 10% al 25% gli altri impatti ambientali, come l’utilizzo di fertilizzanti, di terreni coltivati ​​e di acqua dolce;
– oltre ai cambiamenti nella dieta, è necessariomigliorare le pratiche di gestione e le tecnologie in agricoltura per limitare le pressioni sui terreni agricoli, l’estrazione di acqua dolce e l’uso di fertilizzanti, aumentando al contempo i raccolti dalle terre coltivate esistenti, bilanciando l’applicazione e il riciclaggio dei fertilizzanti e migliorando la gestione delle risorse idriche, misure queste che insieme alle altre potrebbero ridurre di circa la metà l’impatto sull’ambiente dovuto alla produzione di cibo;
– infine, per mantenere il sistema alimentare entro i limiti ambientali è necessariodimezzare le perdite e gli sprechi alimentari,riducendo così fino al 16% l’impatto ambientale della produzione alimentare.

“Molte delle soluzioni che abbiamo analizzato vengono già attuate in alcune parti del mondo– ha osservato Springmann –ma ci sarà bisogno di un coordinamento e di un rapido sviluppo a livello globale, perché i loro effetti si facciano sentire.

Quando si tratta di diete, una politica globale e approcci aziendali sono essenziali per rendere possibili cambiamenti dietetici verso diete sane e più vegetali e attraenti per un gran numero di persone. Aspetti importanti includono i programmi scolastici e sul posto di lavoro, incentivi economici ed etichettatura e allineamento delle linee guida dietetiche nazionali con le attuali prove scientifiche su un’alimentazione sana e l’impatto ambientale della nostra dieta”.

Anche il recenteRapporto Specialedell’IPCCmette in guardia circail calo della produzione cerealicola con un aumento alla fine del secolo della temperatura globale oltre +1,5 °C, per effetto del riscaldamento globale indotto dalle emissioni di gas ad effetto serra.

Foto di copertina: Nature Research Sustainability Community

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