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Approvato e diffuso il Sommario per decisori politici del Rapporto IPCC sulle prospettive per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere ben al di sotto dei 2 °C il riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura anche a 1,5 °C, secondo il mandato ricevuto dalla Conferenza sul Clima di Parigi (COP21).

Alla Conferenza di Parigi del 2015, la comunità internazionale chiese all’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il Gruppo di scienziati che per conto della Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici, un’analisi sulle reali possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura globale “ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura anche a 1,5 °C “.

Attualmente l’IPCC è al sesto ciclo di valutazione, nel corso del quale produrrà il suo sesto rapporto di valutazione (AR6) che conterrà l’aggiornamento metodologico per perfezionare le linee guida per gli inventari nazionali dei gas serra (GHG) e 3 relazioni speciali: sul riscaldamento globale a + 1,5 °C ( SR15); sui cambiamenti climatici e il territorio (SRCCL);  sull’oceano e la criosfera in un clima che cambia (SROCC).

L’IPCC conclude ogni revisione con un Riepilogo cruciale per i responsabili delle politiche che subisce diversi cicli di editing, prima da parte di scienziati e poi da funzionari governativi. L’ultima bozza viene sottoposta a una plenaria dell’IPCC, che la sottopone a verifica linea per linea prima dell’approvazione per consenso.

I Governi possono chiedere emendamenti al riassunto, che sono approvati se l’argomento è supportato da ciò che è contenuto nel Rapporto scritto dagli scienziati.

Anticipata da “sussurri e grida” circa i veti e le osservazioni che i delegati dell’Amministrazione Trump e degli altri Governi del cosiddetto Gruppo Umbrella (Australia, Canada, Giappone e Nuova Zelanda) avrebbero avanzato circa la bozza di Rapporto predisposta dalla 48ma sessione dell’IPCC, riunita la settimana precedente in Corea del Sud (Incheon, 1-5 ottobre), è stata rilasciata l’8 ottobre 2018 la Sintesi per Decisori Politici dello “Special Report on Global Warming of 1,5 °C” che costituirà, ovviamente, il riferimento scientifico per la Conferenza delle Parti (COP24) della Convenzione quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) che avrà luogo in Polonia (Katowice, 2-13 dicembre 2018) e che dovrà approvare le Linee Guida per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, che sono ancora assai lontane dall’essere condivise, come ha dimostrato la sessione straordinaria dell’UNFCCC di Bangkok dello scorso mese.

Le soluzioni possibili, i benefici potenziali per società, economie ed ambiente, le misure di policy per ridurre e cambiare i consumi di energia, le risorse necessarie, le prospettive per lo sviluppo sostenibile e i rischi che si nascondono dietro alcune scelte: sono i nodi che l’IPCC avrebbe dovuto sciogliere, sintetizzandolo in un Summary.

Il Rapporto IPCC che ha richiesto 3 anni di lavoro di 91 scienziati di 44 nazionalità e di 40 Paesi di residenza, il 40% dei quali sono donne, sotto la leadership scientifica dei 3 Working Group (AGW) dell’IPCC:
– il primo (AWG I) che valuta le basi fisico-scientifiche dei cambiamenti climatici;
– il secondo (AWG II) che affronta il tema degli impatti, dell’adattamento e delle vulnerabilità;
– il terzo (AWG III) che si occupa della mitigazione dei cambiamenti climatici.

Con le citazioni di oltre 6.000 riferimenti scientifici e il contributo di migliaia di esperti e di revisioni da parte dei Governi di tutto il mondo – ha dichiarato Hoesung Lee, Presidente dell’IPCC – questo importante rapporto è una testimonianza della portata e della rilevanza politica dell’IPCC“.

Il Rapporto mette in evidenza il numero di impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati, limitando il riscaldamento globale a 1,5 °C anziché 2 °C o più. Per esempio, entro il 2100 l’innalzamento del livello del mare su scala globale sarebbe più basso di 10 cm con un riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto a 2 °C. La probabilità che il Mar Glaciale Artico rimanga in estate senza ghiaccio marino sarebbe una in un secolo con un riscaldamento globale di 1,5 °C, mentre sarebbe di almeno una ogni decennio con un riscaldamento globale di 2 °C. Le barriere coralline diminuirebbero del 70-90% con un riscaldamento globale di 1,5 °C, mentre con 2 °C se ne perderebbe praticamente la totalità (oltre il 99%).

Ogni piccola quantità di riscaldamento in più ha importanza specialmente per il fatto che un riscaldamento di 1,5 °C o oltre aumenta il rischio associato a cambiamenti di lunga durata o irreversibili, come ad esempio la perdita di alcuni ecosistemi – – ha sottolineato Hans-Otto Pörtner, Co-Presidente AWG II – Limitare il riscaldamento globale darebbe alle persone e agli ecosistemi anche maggiore possibilità di adattamento e di rimanere sotto la soglia di rischi rilevanti”.

Alcune infografiche realizzate dal Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), focal point per l’Italia dell’IPCC, che ha messo a disposizione anche altro materiale di approfondimento.

 

Il Rapporto IPCC esamina, inoltre, i percorsi disponibili per limitare il riscaldamento a 1,5 °C, cosa ci vorrebbe per praticarli e quali potrebbero essere le conseguenze.

La buona notizia è che alcune delle azioni che sarebbero necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C sono già in corso in alcune regioni – ha spiegato Valerie Masson-Delmotte, Co-Presidente AGW I – ma avrebbero bisogno di un’accelerazione”.

Il Rapporto IPCC riscontra che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiederebbe “rapide e lungimiranti” transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana. Le emissioni di CO2 nette globali prodotte dall’attività umana dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero intorno al 2050. Questo vuol dire che ogni emissione rimanente dovrebbe essere bilanciata dalla rimozione di CO2 dall’atmosfera.

Limitare il riscaldamento a 1,5 °C è possibile per le leggi della chimica e della fisica – ha affermato Jim Skea, Co-Presidente AWG III – ma richiederebbe cambiamenti senza precedenti”.

Consentire alla temperatura globale di eccedere o superare 1,5 °C significherebbe dover contare maggiormente su tecniche di rimozione della CO 2 dall’atmosfera per far tornare la temperatura sotto 1,5 °C entro il 2100. L’efficacia di queste tecniche non è provata su larga scala, ed alcune di queste – si legge nel Rapporto – potrebbero portare rischi significativi per lo sviluppo sostenibile.

Le decisioni che prendiamo oggi sono decisive per assicurare un mondo sicuro e sostenibile per tutti, sia oggi che in futuro – ha ammonito Debra Roberts, Co-Presidente AWG II – Questo rapporto fornisce ai decisori politici e agli attori del settore le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni finalizzate ad affrontare i cambiamenti climatici tenendo in considerazioni i contesti locali e i bisogni delle persone. I prossimi anni sono probabilmente i più importanti della storia”.

 

 

 

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