Per fornire chiarimenti su cosa debba intendersi per “danno ambientale” e quando gli operatori siano responsabili dei danni ambientali che provocano, di cui alla Direttiva sulla responsabilità ambientale, la Commissione ha pubblicato delle Linee guida che spiegano in dettaglio l’ambito e forniscono maggiore chiarezza giuridica e armonizzazione della sua interpretazione e applicazione.
Sulla GUUE del 7 aprile 2021 è stata pubblicata laComunicazionedella Commissione UE “Linee guida per un’interpretazione comune del termine ‘danno ambientale’ di cui all’articolo 2 della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale”
LaDirettiva 2004/35/CEsullaresponsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale(ELD) ha istituito quadro legislativo basato sul principio “chi inquina paga”, oltre che prevenire e porre rimedio ai danni ambientali.
La Direttiva definisce (art. 2) “danno ambientale“: “danno alle specie e agli habitat naturali protetti, vale a dire qualsiasi danno che produca significativi effetti negativi sul raggiungimento o il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole di tali specie e habitat”, la cui entità è da valutare in riferimento allo stato di conservazione, al momento del danno, ai servizi offerti dai valori ricreativi connessi e alla capacità di rigenerazione naturale, secondo i criteri enunciati nell’Allegato I.
La Direttiva si applica (Art. 3) aidanni causati da operatoriche svolgono attività pericolose elencate nell’Allegato IIIe che sono soggetti aresponsabilità oggettiva, e dagli altrioperatori non inclusi in tale elencoche sono responsabili deidanni per colpaa specie o habitat naturali protetti.

Una valutazione sull’attuazione di tale Direttiva effettuata dalla Commissione UE aveva rilevato significativi ostacoli nellamancanza di un’applicazione uniforme dei concetti chiave, in particolare di quello di“danno ambientale”.
Un emendamento adottato nel 2019 richiedeva alla Commissione UE di sviluppare delle Linee guidaper fornire una comune interpretazione del termine “danno ambientale“. Così lo scorso marzo la Commissione UE ha dato attuazione a tale richiesta adottando le Linee guida che forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per “danno ambientale”, che aiuteranno gli Stati membri a valutare meglio se i danni all’acqua, al suolo, alle specie protette e agli habitat naturali debbano essere prevenuti o ripristinati, spiegando in dettaglio l’ambito di ciascuna di queste categorie e fornendo maggiore chiarezza giuridica e armonizzazione della sua interpretazione e applicazione.
“La natura è sottoposta a forti pressioni a causa delle attività umane e dell’inquinamento e arrestare la perdita di biodiversità è un’enorme sfida per tutti noi –ha dichiarato il Commissario UE all’Ambiente, agli Oceani e alla Pesca,Virginijus Sinkevičius– Rendendo più chiaro quando gli operatori sono responsabili dei danni ambientali che causano, queste nuove linee guida aiuteranno a raggiungere gli obiettivi della nostra strategia per la biodiversità e del prossimo piano d’azione per l’inquinamento zero“.
Le Linee guida sono importanti perché la nozione di “danno ambientale”, basata sul principio “chi inquina paga”, è strettamente legata ad altre Direttive UE, in particolare a quelle suUccelli,Habitat,AcqueeAmbiente marino. Per cui le Linee guida contribuiscono anche al raggiungimento degli obiettivi previsti da tali normative.
La Commissione UE sottolinea che tali orientamenti fanno parte di un più ampio sforzo perrafforzare l’attuazione della Direttiva sulla responsabilità ambientalee, più in generale,il modo in cui gli Stati membri seguono i problemi relativi ai danni ambientali e al mancato rispetto della legislazione ambientale dell’UE, e che collaborerà con tutte le parti interessate per garantire che le Linee guida siano utilizzate correttamente nell’attuazione della Direttiva.
