16 Settembre 2021
Green economy Inquinamenti e bonifiche Risorse e rifiuti Sostenibilità

Anti-inquinamento e disinquinamento marino da idrocarburi: tecnologie e strategie in atto

A colloquio con il dott. Sergio de Iudicibus, esperto nella fornitura di attrezzature e formazione per la prevenzione e il disinquinamento marino dal petrolio e i suoi derivati.

Nel corso della puntata odierna di “Diamo voce all’Ambiente”, visibile a questo link su Touch Play Web TV abbiamo potuto ascoltare, tra gli altri, l’intervento del  dott. Sergio de Iudicibus, titolare Navaltecnica Srl ed esperto nella fornitura di tecnologie per l’anti-inquinamento e il disinquinamento marino da idrocarburi.
Come Regioni & Ambiente, abbiamo voluto approfondire con lui alcune questioni legate alle strumentazioni utilizzate nelle operazioni di intervento, ma anche alla formazione delle maestranze impiegate in questo settore a partire dalla sua esperienza personale in Italia.

Quali sono, attualmente in Italia, le strategie e le tecnologie disponibili per il contrasto all’inquinamento marino causato dallo sversamento accidentale di idrocarburi e acque grigie o di sentina?

È noto come, in questo settore specifico, l’Italia abbia nel Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il proprio riferimento; quest’ultimo, a sua volta, gestisce un contratto nazionale con Castalia, Consorzio che raggruppa 33 aziende italiane specializzate nel settore marittimo ambientale e che operano nel mare territoriale e offshore nello specifico dell’anti-inquinamento, delle bonifiche ambientali di acque, fondali e litorali oltre che nel recupero di rifiuti tossici e nocivi dal fondo marino.

Navaltecnica partecipa fornendo gli equipaggiamenti più indicati e tecnologicamente avanzati per la lotta all’inquinamento, tenendo conto, di volta in volta delle diverse tipologie di intervento, della tipologia di costa e dei mezzi a disposizione.
Diciamo che forniamo un supporto contino ai principali attori nel verificare le loro reali necessità; troppo spesso, purtroppo, avviene che si utilizzano strumenti non del tutto ottimali per la risoluzione del singolo sversamento in mare; a seconda della casistica – intervento portuale, costiero o off-shore – il nostro ruolo è quello di fornire consulenza alle società che operano in questo settore, peraltro già ampiamente preparate, mettendo loro a disposizione tutto il know how di Lamor (NdR. leader mondiale per forniture e servizi di risposta allo sversamento da idrocarburi, gestione dei rifiuti e trattamento delle acque con oltre 1.000 sistemi montati su nave in 104 Paesi) per l’acquisizione delle migliori tecnologie disponibili sul mercato internazionale.

Quali sono le maggiori richieste che arrivano in questo senso dalle società che operano nel settore dell’antinquinamento e disinquinamento marino?
La tipologia di prodotto che più subisce il deterioramento dovuto all’utilizzo è quello delle “panne di contenimento” che essendo in materiale plastico, soprattutto a causa di usura, hanno sovente necessità di sostituzione.
Tanto le panne utilizzate nelle aree portuali (di altezza pari a 500 mm), quanto quelle usate in mare aperto (di altezza pari a 1 m e oltre), siano esse gonfiabili, oppure rigide, risultano essere gli articoli più richiesti.
A seguire, ovviamente, tutto il segmento degli skimmer, pompe e power packs, anche se, in questo caso, la forte affidabilità del prodotto non implica un invecchiamento precoce.

L’Italia, per sua conformazione peninsulare è una sorta di lungo “molo” proteso nel Mediterraneo con la presenza di tanti porti turistici, commerciali e industriali, senza contare le spiagge e le località balneari ugualmente importanti dal punto di vista economico.
Qual è l’incidentalità degli sversamenti di idrocarburi in mare?
E’ indubbio che, col tempo e il mutare della percezione del rischio e dei danni economici e ambientali, il quadro degli eventi è decisamente migliorato, vuoi perché gli stessi armatori sono più attenti alle norme di corretta gestione delle prese di carico e scarico degli idrocarburi, vuoi perché si è evoluta la preparazione dei vari attori nei singoli porti a garanzia di interventi rapidi.
A questo si aggiunge che l’evoluzione tecnologica ha consentito l’utilizzo di strumenti e apparecchiature sempre più efficaci e performanti nell’immediato. La somma di questi tre fattori ha favorito una diminuzione dell’accidentalità.
Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia perché un conto è intervenire in caso di sversamento, un conto è essere preparati per farlo; il fatto che le statistiche ci mostrino un calo degli incidenti non deve farci dimenticare che, in ogni momento, occorre essere preparati al meglio.

Se l’incidentalità, casuale o dovuta ad imperizia o errore umano è diminuita nel segmento delle grandi navi, cosa succede nella piccola e non meno diffusa nautica da diporto?
Beh qui si apre un mondo, perché tutto quello che riguarda il diporto, dalla piccola imbarcazione di 10 metri fino ai grandi yachts che ormai hanno dimensioni pari a traghetti, cioè oltre i 100 m, senza contare l’attività di crociera e trasporto passeggeri, oltre al problema legato all’eventuale sversamento di idrocarburi, ha la problematica della corretta gestione di altre tipologie di rifiuti gestiti da diversi annessi della Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi MARPOL.
Per quanto concerne la parte idrocarburi possiamo notare che nei porti turistici la casistica degli incidenti è molto bassa, tant’è che gli stessi raramente sono dotati di equipaggiamenti in proprio, se non piccole quantità di panne assorbenti per i casi di sversamento di gasolio durante i rifornimenti.
La parte di liquidi inquinanti più rilevante, in questi casi è data dallo sversamento di acque nere e grigie, comunemente denominate “Sewage” non trattate perché derivanti da impianti non funzionanti, oppure non trattate tout court, in questo caso la produzione a bordo sia che si tratti di diporto che navi passeggeri, è veramente ingente e continua. Sversare sewage trattato male o addirittura non trattato è un grande danno per l’ecosistema marino, ma questo è tutto un altro scenario.
È vero che le imbarcazioni da diporto rispetto alle grandi navi commerciali o grandi yachts usano carburanti molto più leggeri e volatili, dal gasolio alla benzina e piccoli sversamenti possono verificarsi durante le fasi di rifornimento, ma ripeto, le casistiche e le quantità, anche tenendo conto del numero di barche, sono minime. Ritengo abbastanza irrilevante l’inquinamento da idrocarburi causato dalla nautica da diporto che, tuttavia, è maggiormente responsabile, come detto sopra, dello sversamento accidentale o meno di acque nere e acque grigie.
Per questo dovrebbe essere meglio applicata la Convenzione MARPOL per quanto concerne queste diverse problematiche.

Finora mi ha parlato di cosa avviene nei porti dal punto di vista dell’antinquinamento e del disinquinamento, ma cosa avviene offshore?
Purtroppo quello che avviene in mare aperto è più difficilmente verificabile: ogni stazione di estrazione e di distribuzione deve comunque essere dotata in proprio di strumenti o avere accordi con apposite società che fanno intervento in caso di sversamento.
So anche che, soprattutto in Adriatico, c’è una grande attività di questo tipo, ma so anche che tutti questi attori prevedono una serie di equipaggiamenti anti-inquinamento sia come dotazione fissa a bordo, sia come dotazione variabile in possesso a società che, in appalto, forniscono servizi di anti-inquinamento.

Quanto è importante la formazione degli operatori che si trovano a lavorare in questo settore?

Oltre agli strumenti e le tecnologie utilizzate nelle operazioni antinquinamento e disinquinamento, è fondamentale l’apporto di maestranze altamente specializzate e qualificate, non solo nell’utilizzo delle tecnologie stesse, ma anche nella valutazione dei rischi e nell’adozione delle migliori strategie di contenimento in tempo reale.
La perfetta comprensione e consapevolezza delle modalità di evoluzione delle problematiche legate all’inquinamento da idrocarburi in mare è questione altrettanto dirimente quanto l’utilizzo delle strumentazioni adeguate; in questo senso è fondamentale che il personale impiegato nelle attività di prevenzione e risposta sia formato in maniera professionale e abbia Attestati IMO (International Maritime Organization) di livello 1, 2 e 3
In questo senso sono orgoglioso di poter affermare che oltre alla fornitura di prodotti come skimmer, pompe e panne a marchio Lamor, la società che rappresento fornisce Corsi di formazione per il personale.

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