Salute

Cure: 2 milioni di italiani rinunciano per motivi economici

L’ultimo report dell’INAPP, basato sui dati dell’Indagine PLUS, rileva che molti italiani hanno rinviato visite mediche o cure dentistiche perché non potevano permettersele. Le polizze sanitarie private aiutano, ma non risolvono il problema. È importante, però, garantire che l’assistenza integrativa continui a rafforzare e integrare il servizio pubblico, mantenendone la centralità e l’universalità.

Oltre 2 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni (pari al 5,3% della popolazione) nel 2024 hanno rinviato visite mediche o cure dentistiche perché non potevano permettersele. La situazione è ancora più grave tra chi soffre di malattie croniche, dove la percentuale sale al 9,2%.

Lo rileva ilpolicy briefche l’INAPP(Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) ha pubblicato il 27 giugno 2025 basato sull’indaginePLUS(Participation, Labour, Unemployment, Survey), una rilevazione campionaria ricorrente il cui obiettivo è di approfondire alcuni aspetti specifici del mercato del lavoro, ma che è anche finalizzata a rilevare le caratteristiche del lavoro delle persone occupate, i cambiamenti nella condizione occupazionale e nei bisogni sanitari, dopo che l’emergenza Covid-19 ha riacceso l’attenzione sul sistema sanitario italiano (SSN), mettendo in discussione la sua efficienza non solo nella gestione delle emergenze, ma anche nella capacità di affrontare nuove esigenze. 

Dai dati emerge che in Italia nel 2024il 5% (oltre 2 milioni in valore assoluto) delle persone tra i 18 e i 74 anni ha dovuto posticipare delle cure mediche (anche dentistiche) per motivi economici; il dato del posticipo sale al 9,2% nel caso in cui la persona abbia delle patologie croniche diagnosticate da un medico. Tale criticità diventa più rilevante al crescere dell’età: per chi ha tra 65 e 74 anni, infatti il dato arriva al 7,3% (oltre 500 mila). Quote maggiori di differimento delle cure, inoltre si registrano tra le donne e tra chi ha bassi livelli d’istruzione.

Individui che hanno dovuto posticipare cure mediche (anche dentistiche) nell’ultimo anno per motivi economici, per genere, classi d’età e titolo di studio (%)

Lepolizze sanitarie private aiutano, ma non risolvono il problema:
– il 5,3% rinvia le cure, tra chi non ha un’assicurazione sanitaria;
– tra chi ce l’ha, la quota scende al 3,3%.

Solo il 13,7% degli italiani possiede oggi una polizza sanitaria, mentre un altro 10,6% vorrebbe attivarla. Emergono forti differenze sociali:
– il 17,9% dei lavoratori ha un’assicurazione, contro appena il 4% di chi cerca lavoro;
– le polizze sono più diffuse tra gli autonomi (22%) che tra i dipendenti (17%);
– la quota sale al 32,2 % nelle famiglie con figli e redditi superiori a 5.000 euro al mese.

I rinvii riguardano soprattuttovisite specialistiche ed esami diagnostici. Per lecure primarie, ospedaliere e farmaci, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continua invece a garantire l’assistenza nella maggior parte dei casi, coprendo del tutto o in parte il76% delle visiteeil 79% degli esami diagnostici. Il restante 22-21% è pagato di tasca propria:
–un terzo con l’aiuto di una polizza;
–due terzi interamente dai pazienti.

Modalità di pagamento di visite ed esami diagnostici (%)

In prospettiva, si prevede una crescita ulteriore delle forme assicurative sanitarie integrative, favorita dalle sfide cui è chiamato a rispondere il SSN, quali l’invecchiamento demografico e l’incremento della domanda di cure. È tuttavia essenziale che tale espansione avvenga nel rispetto dei principi di equità e trasparenza.

Alla luce di ciò, appare necessario unriordino organico della sanità integrativa(così come anche indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine Italia 2025-20294), attraverso una rigorosa attività di vigilanza sulla gestione delle polizze, la promozione di indagini conoscitive sulle modalità di erogazione delle prestazioni integrative e l’analisi sistematica delle attività ambulatoriali, mediante la raccolta puntuale dei dati relativi a tutti gli erogatori accreditati.

“Le polizze sanitarie possono rappresentare una alternativa ed un complemento per contribuire a ridurre i tempi di attesa e ad ampliare l’accesso a prestazioni non coperte dal SSN, offrendo maggiori tutele ai lavoratori che ne beneficiano tramite i contratti collettivi– ha commentatoNatale Forlani, Presidente INAPP –Le assicurazioni sanitarie sono più diffuse tra i 45-49enni e tra chi ha più patologie. Tuttavia, anche in questi gruppi, il 9% delle visite e il 7% degli esami resta a carico diretto dei pazienti, mentre le polizze coprono meno del 3% delle prestazioni. È importante, però, garantire che l’assistenza integrativa continui a rafforzare e integrare il serviziopubblico, mantenendone la centralità e l’universalità”.

Immagine di copertina: Fonte INAPP

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