Il primo Rapporto ISPRA-SNPA sui processi di trasformazione del territorio in Italia evidenzia che la copertura arborea è aumentata nel periodo 2012-2017 del 4,7%, ma di pari passo è aumentata del 4% la perdita di superficie per la cementificazione.
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) hanno presentato il 12 dicembre 2018 il primo Rapporto “Territorio. Processi e trasformazioni in Italia”, un nuovo strumento che permette di leggere, rappresentare e analizzare le principali trasformazioni del nostro Paese sulla base delle attività svolte di monitoraggio del territorio.
Lo studio delle dinamiche di copertura e di uso del suolo è fondamentale per comprendere cause ed effetti dei radicali cambiamenti che l’uomo sta determinando a livello locale e globale e per analizzare la metamorfosi continua del paesaggio. Con la trasformazione degli usi del territorio, infatti, vengono alterati i processi ambientali e modificati la quantità e la qualità dei servizi ecosistemici, ovveroi benefici che l’uomo ottiene, direttamente o indirettamente, dagli ecosistemi terrestri.
Secondo il Rapporto,in Italia è in aumento la copertura del verde, in particolare per quanto riguarda glialberiche in soli 5 anni (2012- 2017) crescono con una percentuale del 4,7% arrivando ad estendersi lungo circa 14 milioni di ettari. Il fenomeno si concentra nelle zone marginali del Paese e trascura invece le città dove a salire sono i valori di copertura artificiale.
L’analisi delle principali dinamiche di cambiamento di copertura e di uso del suolo mostra come il processo più significativo in atto, in Europa e nel nostro Paese, sia laprogressiva diminuzione della superficie destinata all’uso agricolo, spesso in maniera indipendente dalla fertilità e dalla produttività dei terreni. Lariduzione dei terreni coltivatidovuta all’espansione urbana avviene prevalentementenelle zone pianeggianti, mentre laricolonizzazione forestale si verifica soprattutto nelle aree interne, nelle zone collinari e lungo l’arco alpino e appenninico alle quote più elevate.
Parallelamente all’abbandono delle zone marginali, anche lepratiche di intensificazione agricola(meccanizzazione e utilizzo di tecniche di coltivazione, di irrigazione, di fertilizzazione e di difesa fitosanitaria)concentrate nelle aree di pianuradeterminano profondi mutamenti nel loro assetto. Inoltre, contribuendo al degrado della qualità del suolo stesso rendono ilterritorio ancora più vulnerabile ai cambiamenti climatici in atto.
Nel celebrare il 5 dicembre laGiornata Mondiale del Suolo, l’ISPRA ci ha ricordato che dalla corretta gestione del suolo può dipendere gran parte del successo della lotta ai cambiamenti climatico: un aspetto ancora troppo sottovalutato dai delegati dellaCOP24 di Katowice.
Nello stesso periodo l’Italia ha peròridotto del 4% le aree con vegetazione erbacea agricola o adibite a pascolotrasformandole in centri urbanizzati o aree boschive. La perdita dell’area agricola, che un tempo divideva nettamente le città dai boschi, si è accompagnata spesso alla scomparsa dell’eterogeneità del paesaggio, all’ingresso delle specie alienee allariduzione della biodiversitàdi molte aree interne e ancor di più della sicurezza alimentare.
Accanto ad aree ormai sovrasfruttate (dove si concentrano le principali aree urbane, le infrastrutture e l’agricoltura intensiva), quindi, se ne trovano altre totalmente trascurate, soggette afenomeni di spopolamento e di abbandono delle colture e del territorio.
La dinamica delle trasformazioni degli ultimi decenni resta comunque dominata dalla crescita delle aree artificiali per far fronte anuove infrastrutture di trasporto, anuove costruzioni o ad altre coperture non naturali, che, con una crescita di oltre il 180% rispetto agli anni’50 rappresenta l’evoluzione di maggiore entità.
Lo stato diabbandono delle aree agricolefavorisce nel corso degli anni laricolonizzazione da parte del boscoche oggi interessa il 40% del territorio, in particolare nelle zone montane, dove gli alberi arrivano a coprire complessivamente il 65% del territorio. Rispetto al passato, quando la ricolonizzazione interessava in modo particolare i pascoli, oggi si osserva l’espansione del bosco a carico degli arbusteti, che di fatto rappresentano una tappa intermedia verso gli ecosistemi forestali. Tale espansione non comporta sempre un aumento in termini di biodiversità, soprattutto quando si assiste all’ingresso di specie aliene invasive comeRobinia pseudoacia(gaggia) eAilanthus altissima(conosciuto con il termine albero del paradiso), o alla riduzione di spazi aperti, radure, e altri habitat che svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione di talune specie.
A livello regionale sonoLiguria(80,7%),Calabria(67%) eToscana(60,8%) le regioni con il più alto coefficiente dicopertura arborea, considerando anche frutteti, uliveti, arboricoltura da legno e alberi in ambiente urbano; mentreVenetoeLombardia(29,5% e 32,9%) si segnalano per la minor percentuale di alberi.
A livello comunale, è la città diReggio Calabria, con il 54,5%, a detenere il primato per il territorio ricoperto da alberi (54,5%), seguita daGenova(54%) eMessina(49,9%).Romasi attesta al 21, 7%, mentreMilanoePalermohanno una copertura arbora rispettivamente del 10,7% e del 33,4%.
