Cambiamenti climatici Clima

COP26 sui Cambiamenti Climatici è stata rinviata al 2021

A seguito dell’emergenza sanitaria della pandemia di Covid-19, la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici (COP26) che doveva svolgersi in Gran Bretagna in novembre 2020, con 2 eventi collaterali in Italia (settembre-ottobre) è stata rinviata al 2021 con un calendario che sarà comunicato in seguito.

La Conferenza delle Parti (COP26) delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici che avrebbe dovuto tenersi in Gran Bretagna (Glasgow, 9-20 novembre 2020) in partnership con l’Italia che avrebbe ospitato (Milano, 28 settembre – 2 ottobre 2020) due iniziative preparatorie (Youth for Climate e Pre-COP), è stata rinviata al 2021.

La decisione, non del tutto inaspettata dopo la grave situazione sanitaria determinata dalla pandemia di Covid-19, è arrivata nella tarda serata di ieri dopo una riunione virtuale della Segretaria esecutiva della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, con il Presidente della COP 26 designato dal Governo britannico, con il Ministro dell’Ambiente italiano, e con rappresentanti delle Agenzie dell’ONU, senza che sia stata concordata una data, ma che alcuni media inglesi hanno indicata a metà del 2021, mentre i Climate Talks preparatori di Bonn, previsti per giugno 2020 verrebbero spostati ad ottobre.

COVID-19 è oggi la minaccia più urgente per l’umanità, ma non possiamo dimenticare che i cambiamenti climatici costituiscono la più grande minaccia per l’umanità a lungo termine – ha dichiarato la Segretaria UNFCCC, Patricia EspinosaPresto le economie si riavvieranno e questa è un’opportunità per le nazioni di riprendersi al meglio, includendo i più vulnerabili in quei piani e di plasmare l’economia del 21° secolo in modi che siano puliti, verdi, sani, giusti, sicuri e più resilienti. Nel frattempo, continuiamo a sostenere e sollecitare le nazioni a rafforzare significativamente le ambizioni climatiche in linea con l’Accordo di Parigi“.

La COP26 deve decidere, tra l’altro, la revisione degli impegni nazionali (NDC) di riduzione delle emissioni, affinché siano più ambiziosi e accelerati per decarbonizzare l’economia, dal momento che non sono in linea con la traiettoria per conseguire l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di rimanere ben al di sotto di +2 °C alla fine del secolo, dal momento che i dati preliminari a disposizione delle Nazioni Unite indicano nel 2019 che sono in rialzo le emissioni di gas serra a livello globale e le emissioni di carbonio da combustibili fossili sono cresciute dello 0,5%.

Il mondo sta attualmente affrontando una sfida globale senza precedenti e i Paesi stanno giustamente concentrando i loro sforzi per salvare le vite umane e lottare contro COVID-19, per cui abbiamo deciso di riprogrammare la COP26 – ha affermato a sua volta Alok Sharma, Presidente designato della COP26 e Segretario di Stato per la Strategia aziendale, energetica e industrialeContinueremo a lavorare instancabilmente con i nostri partner per realizzare l’ambizione necessaria per affrontare la crisi climatica e non vedo l’ora di concordare una nuova data per la conferenza“. 

Crescono comunque i timori che la grave recessione economica indotta da Covid-19 induca i Governi a concentrare tutte le risorse disponibili per arrestare l’emergenza sanitaria e far ripartire l’economia secondo modelli business-as-usual che a loro volta dopo un breve arresto porterà a un nuovo picco delle emissioni globali. Pertanto, cercare di tornare alla normalità economica comporterebbe rischi per gli sforzi di combattere la crisi climatica e ridurre la distruzione della fauna selvatica, che in modo indiretto hanno contribuito all’emergere della nuovo pandemia.

Il “ritorno alla normalità” non può essere un ritorno al passato con il rischio che dopo il “cigno nero” sanitario si materializzino poi i “cigni verdi” della catastrofe climatica. Bisogna reinventare un’economia che sia “pulita” e socialmente “equa” e la strada è quella indicata dal Green Deal europeo con clima e prosperità sociale che sono al centro di ogni decisione.

Mentre abbiamo deciso di rinviare la COP26, compresi gli eventi pre-COP e Youth for Climate restiamo pienamente impegnati a far fronte alla sfida dei cambiamenti climatici – ha aggiunto a sua volta il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, Sergio CostaLa lotta ai cambiamenti climatici richiede un’azione forte, globale e ambiziosa. La partecipazione delle giovani generazioni è un imperativo e siamo determinati a ospitare gli eventi ‘Giovani per il clima’, e ‘pre-COP’, continuando a lavorare con i nostri partner britannici per dar vita ad una COP26 di successo”.

Era stata anche sollevata la questione se la COP26 che avrebbe dovuto ospitare quasi 26.000 delegati potesse essere organizzata “virtualmente”, ma alcuni esperti di negoziati sul clima hanno ritenuto che ciò avrebbe reso più difficile parlare con tutti i portatori di interesse e consentire ai media una adeguata copertura per un controllo pubblico sui decision maker.

Se poi in novembre, il Presidente USA Donald Trump non venisse rieletto la situazione per l’azione climatica potrebbe rivelarsi migliore di quella che si prospettava a novembre 2020.

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