Clima

Caldo estremo: al 2050 il 41% della popolazione globale

Uno studio di scienziati dell’Università di Oxford sulle proiezioni globali per la domanda di riscaldamento e raffrescamento, basato su tre livelli di aumento della temperatura media globale rispetto all’era pre-industriale (1.0 °C – periodo storico 2006–2016 -, 1.5 °C e 2.0° C), rivela che al 2050 la popolazione mondiale esposta a condizioni di calore estremo potrebbe arrivare a 3,9 miliardi.

Quasi la metà della popolazione mondiale (3,79 miliardi) vivrà in condizioni di caldo estremo entro il 2050 se il riscaldamento globale dovesse nel raggiungerà i 2,0 °C in più rispetto ai livelli preindustriali.

L’ammonimento è contenuto nel nuovo Studio Global gridded dataset of heating and cooling degree days under climate change scenarios”,pubblicatoil 26 gennaio 2026 su Nature Sustainability e condotto da scienziati dell’Università di Oxford.

Gli autori avvertono che la maggior parte degli impatti si farà sentire nelle prime fasi, quando il mondo avrà superato l’obiettivo di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi. Se nel 2010, il 23% della popolazione mondiale viveva in condizioni di caldo estremo, questa percentuale è destinata a crescere fino al 41% nei prossimi decenni.

Secondo gli autori, proiezioni accurate di riscaldamento e raffreddamento sono essenziali per progredire verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e nel loro lavoro presentano un set di dati globali di gradi giorno di riscaldamento (HDD) e gradi giorno di raffreddamento (CDD) per 3 livelli di aumento della temperatura media globale rispetto alle condizioni preindustriali: 1,0 °C (2006-2016), 1,5 °C e 2,0 °C, indipendentemente dai percorsi che portano a questi scenari di riscaldamento.

Le previsioni indicano che la Repubblica Centrafricana, la Nigeria, il Sud Sudan, il Laos e il Brasile saranno soggetti agli aumenti più significativi delle temperature pericolosamente elevate, mentre le popolazioni più colpite saranno quelle di India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine.

Nei paesi con climi più freddi si verificherà un cambiamento relativo, molto più significativo nelle giornate eccessivamente calde, in alcuni casi più che raddoppiando.

Rispetto al periodo 2006-2016, quando l’aumento della temperatura media globale ha raggiunto 1 °Crispetto ai livelli preindustriali, lo studio rileva che un riscaldamento a 2 °C porterebbe a un raddoppio in Austria e Canada, al 150% nel Regno Unito, in Svezia e Finlandia, al 200% in Norvegia e a un aumento del 230% in Irlanda.

Il nostro studio dimostra che la maggior parte dei cambiamenti nella domanda di riscaldamento e raffreddamento si verificano prima di raggiungere la soglia di 1,5 °C, il che richiederà l’attuazione tempestiva di significative misure di adattamento – ha affermato il principale autore dello Studio Jesus Lizana, Professore Associato in Scienze dell’Ingegneria all’Università di Oxford, la cui ricerca si concentra sulle sfide interdisciplinari per supportare la transizione verso edifici a zero emissioni di carbonio e rispettosi del clima – Ad esempio, molte case potrebbero aver bisogno di installare l’aria condizionata nei prossimi cinque anni, ma le temperature continueranno a salire molto tempo dopo se raggiungeremo un riscaldamento globale di 2,0 °C. Per raggiungere l’obiettivo globale di emissioni nette di carbonio pari a zero entro il 2050, dobbiamo decarbonizzare il settore edilizio sviluppando al contempo strategie di adattamento più efficaci e resilienti“.

HDD medi globali per 3 scenari di riscaldamento globale: a, HDD medi complessivi per 1,0 °C (scenario storico); b) CDD medi globali per 1,5 °C; c) CDD medi globali per 2,0 °C. I valori sono calcolati come HDD medi annuali per griglia nell’insieme di 70 membri per 10 anni per scenario, per un totale di 700 esecuzioni annuali (Fonte: Nature Sustainability, 2026)

Lo studio include un  set di dati open source sulla domanda globale di riscaldamento e raffreddamento, composto da 30 mappe globali con una risoluzione di circa 60 km che catturano l’intensità climatica in “gradi giorno di raffreddamento” e “gradi giorno di riscaldamento” a livello mondiale, che fornisce una solida base per l’integrazione di dati climatici accessibili nella pianificazione della sostenibilità e nelle politiche di sviluppo.

I risultati del nostro studio dovrebbero essere un campanello d’allarme sugli impatti senza precedenti del superamento di 1,5 °C su tutto, dall’istruzione alla salute, dalle migrazioni all’agricoltura – ha sottolineato Radhika Khosla, Professoressa Associata presso la Smith School of Enterprise and the Environment e Responsabile del Martin Future of Cooling Programme dell’Università di Oxford, scienziata che ha contribuito alla redazione del Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC e autrice principale del primo rapporto Global Cooling Watch (2023) dell’UNEP – Lo sviluppo sostenibile a zero emissioni nette rimane l’unica strada consolidata per invertire questa tendenza verso giornate sempre più calde. È fondamentale che i politici riprendano l’iniziativa in tal senso”.

Immagine di copertina: Fonte Oxford University

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