Biodiversità e conservazione

Biodiversità: per la salvaguardia proteggere il 44% della terra

Una nuova ricerca condotta da un gruppo internazionale di 19 ricercatori ha quantificato nel 44% la percentuale delle aree che rischiano di essere invase dalle attività umane entro il 2030, mentre i Governi della Convenzione ONU sulla biodiversità hanno raggiunto un’intesa per la protezione del 30%, che dovrà essere ratificata dalla Conferenza di Kunming nel Piano decennale post-2020.

Per salvaguardare la biodiversità bisogna proteggere il 44% della superficie terrestre – circa 64 milioni di Km2.

A dirlo è loStudio“The minimum land area requiring conservation attention to safeguard biodiversity”, pubblicato il 2 giugno 2022 suSciencea cui hanno collaborato 19 scienziati di istituzioni del Regno Unito, Stati Uniti, Italia, Paesi bassi, che hanno utilizzato algoritmi geospaziali avanzati per mappare i luoghi della terra soggetti ad una certa protezione o che sono prossimi ad essere incontaminati, esaminando quindi i rischi di estinzione delle specie e la loro distribuzione geografica, perquantificare quanto di questo territorio è a rischio a causa delle attività umane entro il 2030.

“Il nostro studio che costituisce la migliore stima attuale di quanta terra dobbiamo conservare per fermare la crisi della biodiversità è essenzialmente un piano di conservazione per il pianeta– ha affermatoJames Allandell’Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics dell’Università di Amsterdam e principale autore dello studio –Dobbiamo agire in fretta, i nostri modelli mostrano che oltre 1,3 milioni di km2 di questa importante porzione di territorio – un’area più grande del Sud Africa – probabilmente sarà utilizzata per usi umani entro il 2030, il che sarebbe devastante per la fauna selvatica“.

Fonte: Science

Lo Studio ha importanti risvolti politici, dal momento che i governi stanno attualmente negoziando un quadro globale per la biodiversità post-2020 nell’ambito della Convenzione sulla Biodiversità (CBD), la cui Conferenza delle Parti (COP15) ha subito continui differimenti a causa della pandemia e che dovrebbe svolgersi nel terzo trimestre del 2022 sempre a Kunming (Cina), per definire ilPiano d’azione al 2030.  

“Più di un decennio fa, i governi hanno fissato l’obiettivo globale di conservare almeno il 17% delle aree terrestri attraverso aree protette e altri approcci basati sulle peculiarità del sito per migliorare lo stato della biodiversità e degli ecosistemi– ha spiegatoKendall Jones, Specialista in pianificazione presso laWildlife Conservation Societye co-autore dello Studio– Tuttavia, era chiaro che ciò non era sufficiente per fermare il declino della biodiversità e scongiurare la crisi della biodiversità al 2020“.

Attualmente, è stato raggiunto un obiettivo di alto profilo per il 2030 che, secondo laDichiarazionedi Kunming, concordata dalle Parti della CBD l’anno scorso e che dovrà essere confermata nel Piano d’azione post-2020 adottato dalla  Conferenza, comporterebbe la conservazione del 30% dei propri territori attraverso aree protette e altri approcci.

“Sebbene questo sia un grande passo nella giusta direzione, il nostro studio suggerisce che obiettivi e politiche più ambiziosi per mantenere l’integrità ecologica oltre questo obiettivo del 30% sono cruciali– ha aggiunto Jones –Se le nazioni sono seriamente intenzionate a salvaguardare la biodiversità e i servizi ecosistemici che sostengono la vita su Terra, allora hanno bisogno di aumentare immediatamente i loro sforzi di conservazione, non solo in estensione e intensità, ma anche in efficacia“.

Gli autori hanno affermato che lo studio fornisce informazioni essenziali per la conservazione e la pianificazione dello sviluppo e può aiutare a guidare i futuri programmi di conservazione nazionali e globali. Hanno inoltre sottolineato che tutti i territori mappati non dovrebbero essere necessariamente designati come aree protette, ma piuttosto gestiti attraverso un’ampia gamma di strategie per la conservazione delle specie e degli ecosistemi, comprese altre misure di conservazione efficaci basate sull’area e politiche efficaci, quando adeguate, di uso sostenibile del suolo.

“Le azioni di conservazione che promuovono l’autonomia e l’autodeterminazione delle persone che vivono su questi territori, mantenendo al contempo l’integrità ecologica, sono fondamentali– ha concluso Allan –Abbiamo molti strumenti di conservazione efficaci disponibili, dal conferire ai popoli indigeni il potere di gestire il loro ambiente naturale, alle politiche che limitano la deforestazione o forniscono opzioni di sostentamento sostenibili e, naturalmente, le aree protette“.

Foto di copertina: Max Melesi per conto di Koobi Carbon

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