28 Gennaio 2023
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Autismo: rischio con l’assunzione di cibo spazzatura in gravidanza

Secondo un nuovo Studio ci sarebbe un legame tra alti livelli di acido propionico (PPA), largamente utilizzato negli alimenti confezionati o lavorati per aumentarne la durata, e lo sviluppo neurologico del feto.

Molti esperti sono concordi nel sostenere che nel corso degli ultimi 35 anni il numero degli affetti da autismo o disturbo dello spettro autistico (ASD), come viene chiamato correttamente per comprendere tutta una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune le difficoltà a comunicare, è aumentato ovunque, anche per la migliorata capacità dei medici di diagnosticare la malattia.

L’Osservatorio Nazionale Autismo, che fa capo all’Istituto Superiore di Sanità, stima che in Italia l’autismo colpisca 1 bambino ogni 77. Non esiste una cura per l’autismo, ma individuare le cause precise del disturbo diventa sempre più urgente, per prevenirne l’insorgenza.

Le evidenze scientifiche suggeriscono che contribuiscano all’insorgenza dei disturbi dello spettro autistico vari fattori, sia genetici, sia ambientali, in grado di influenzare le prime fasi dello sviluppo cerebrale (OMS).

Ora, secondo lo StudioPropionic Acid Induces Gliosis and Neuroinflammation through Modulation of PTEN/AKT Pathway in Autism Spectrum Disorder”, condotto da ricercatori dell’Università della Florida centrale (UCF) e pubblicato il 19 giugno 2019 su Nature Scientific Reports,, ci sarebbe un legame tra il cibo consumato dalle donne durante la gravidanza e gli effetti sullo sviluppo neurologico del feto.

Lo studio ha preso avvio dopo che altri studi avevano mostrato che i bambini autistici spesso soffrono di problemi gastrici come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Supponendo un possibile collegamento tra l’intestino e il cervello, i ricercatori hanno iniziato a esaminare le differenze tra il microbioma – o il batterio dell’intestino – degli individui affetti da autismo e coloro che non avevano tale disturbo.

Gli studi hanno dimostrato che nei campioni di feci dei bambini autistici c’è un livello più elevato di acido propionico (PPA) rispetto ai campioni di feci di bambini non autistici – ha osservato il Prof. Saleh Naser, ricercatore senior di Gastroenterologia alla Burnett School of Biomedical Sciences della UCF e principale autore dello Studio – Volevamo indagare su quale fosse la causa sottostante“.

In laboratorio, gli scienziati hanno scoperto che le cellule staminali neurali sottoposte dosi eccessive di PPA danneggia le cellule cerebrali in diversi modi. In primo luogo, l’acido interrompe il naturale equilibrio tra le cellule cerebrali riducendo il numero di neuroni e aumentando la produzione che assieme costituiscono il tessuto nervoso. Inoltre, le cellule gliali hanno la funzione di nutrire i neuroni, assicurano l’isolamento dei tessuti nervosi e la protezione da corpi estranei in caso di lesioni, ma se sono troppe disturbano la connettività tra i neuroni, causano l’infiammazione che è stata notata nel cervello dei bambini autistici.

Quantità eccessive di PPA riducono e danneggiano anche le vie che i neuroni utilizzano per comunicare con il resto del corpo. La combinazione di neuroni ridotti e percorsi danneggiati ostacola la capacità di comunicazione del cervello, con il risultato di comportamenti che si trovano spesso nei bambini con autismo, compresi comportamenti ripetitivi, problemi di mobilità e incapacità di interagire con gli altri.

Il PPA si produce naturalmente nell’intestino e le alterazioni del microbioma di una madre durante la gravidanza possono causare un aumento dell’acido, osservano i ricercatori, ma mangiare cibi confezionati e trasformati che contengono l’acido può ulteriormente aumentare la quantità di PPA nell’intestino della donna, che poi attraversa il feto.

L’acido propionico viene usato abbondantemente in alimenti confezionati o lavorati per aumentarne la durata.

Di certo, altre ricerche dovranno essere fatte prima di trarre conclusioni cliniche. Il team di ricerca tenterà di convalidare le sue scoperte utilizzando topi per verificare se una dieta materna con dosi elevate di PPA sia causa di autismo in topi geneticamente predisposti alla condizione.

Questa ricerca è solo il primo passo verso una migliore comprensione del disturbo dello spettro autistico – hanno concluso gli scienziati dell’UCF – Ma abbiamo fiducia di essere sulla strada giusta per scoprire finalmente l’eziologia dell’autismo“.

Il cosiddetto “cibo spazzatura”, già accusato dagli esperti della salute come la causa principale di una varietà di disturbi dello stile di vita, tra cui un aumento del rischio di diabete, ipertensione, obesità, rischia ora di finire sotto “indagine” anche per l’autismo.

 

 

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