Nel corso del Forum Compraverde Buygreen (27-28 maggio 2026) è stata presentata la prima parte dell’annuale Rapporto di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, che analizza i bandi emessi dalle Centrali di committenza regionali, dagli Enti gestori di aree protette e dalle Aziende sanitarie locali, mentre la parte dedicata alle performance delle stazioni appaltanti più diffuse (Comuni), sarà diffusa in estate in occasione di Ecoforum 2026.
Nonostante dal 2016 ci sia l’obbligo di includere i Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti della pubblica amministrazione, l’indice di performance si attesta al 65%, frenato dal carente monitoraggio e dall’insufficiente formazione del personale.
È quanto emerge dalIX Rapportodell’Osservatorio Appalti VerdidiLegambienteeFondazione Ecosistemi, presentato nel corso della seconda e ultima giornata (28 maggio 2026) delXX Forum Compraverde Buygreen.
Si è trattato, come di consueto, della prima parte dell’annuale Rapporto, dedicata all’analisidi dettaglio delle Centrali di committenza regionali, degli Enti gestori di aree protette e delle Aziende sanitarie locali, mentrela parte dedicata alle performance delle stazioni appaltanti più diffuse (Comuni), sarà diffusa in occasione di Ecoforum 2026.
L’analisi ha preso inesame 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 ASL, rilevando come in191 gare, pari al 22,6% del totale, iCAM non siano stati applicati.
Tra i criteri ambientali minimi maggiormentedisattesiemergono in particolare il CAM relativo allecalzature da lavoro e accessori in pellenon applicato in 24 delle 51 gare in cui avrebbe dovuto essere previsto, con un tasso di mancata applicazione del 47%. Un dato che per l’Osservatorio è significativo, considerando che i CAM sono in vigore dal 2018 e dovrebbero quindi rappresentare uno standard consolidato nelle procedure di gara pubbliche. Segue il CAM dedicato aglieventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari a un tasso di mancata applicazione del 40%. In questo caso, il ritardo secondo l’OAV è legato almeno in parte alla più recente introduzione del criterio, che ne rende ancora incompleta la diffusione tra le stazioni appaltanti.
L’analisi dei due casi è importante perché evidenzia soprattutto alcune cause che continuano a frenare l’attuazione dei CAM e, più in generale, aiuta a comprendere diverse criticità ancora aperte per la piena attuazione del Green Public Procurement (GPP): da un lato,la difficoltà di rafforzare l’applicazione di CAM ormai consolidati; dall’altro, gliostacoli burocraticiche riguardano criteri più recenti o riferiti a categorie merceologiche per cui è spesso necessaria l’adozione preventiva di regolamenti interni da parte delle amministrazioni pubbliche. Un passaggio aggiuntivo che spesso finisce per rallentare, se non in alcuni casi impedire, l’inserimento dei criteri ambientali nei bandi di gara.
Il Rapporto, tuttavia, va oltre la fotografia sul livello di applicazione e non applicazione dei CAM, perché analizza più in generale lostato di diffusione del GPP in Italia e gli altri ostacoli che ne rallentano l’attuazione. Dall’indagine emerge infatti unindice complessivo di performance del GPP pari al 65% per le 122 stazioni appaltanti monitorate, calcolato non solo sulla base dell’applicazione dei CAM, ma anche considerando gli strumenti e le pratiche e le politiche che ne favoriscono la diffusione. Tra lemaggiori criticitàfigurano ilmonitoraggio degli acquisti verdi, che registra un tasso di mancata attuazione pari al 78%, e soprattutto l’assenza all’interno delle amministrazioni pubbliche di figure dedicate agli acquisti verdi. Solo l’8% del campione analizzato ha infatti istituito un referente GPP e, in particolare, nessuna delle ASL che hanno partecipato all’indagine di Legambiente e Fondazione Ecosistemi dispone di questa figura. A pesare sull’applicazione dei criteri ambientali minimi resta inoltre lacarenza di formazione specifica: il 52% delle stazioni appaltanti indica infatti la mancanza di competenze adeguate come principale difficoltà, seguita dalla complessità nella stesura dei bandi di gara, segnalata dal 46% del campione esaminato.

“Con circa 309,7 miliardi di euro di spesa, la pubblica amministrazione può incidere in modo diretto sulle scelte del mercato, spingendo imprese e fornitori verso modelli produttivi più sostenibili– ha dichiaratoEnrico Fontana, della Segreteria nazionale di Legambiente –In questo contesto i CAM non rappresentano solo un adempimento normativo ma un fattore di qualità degli appalti, perché rendono le procedure più trasparenti, introducono requisiti verificabili, garantiscono tracciabilità dei materiali e rafforzano i controlli, veri antidoti contro i fenomeni d’illegalità. Per questo, come Legambiente siamo molto soddisfatti di poter contribuire al rafforzamento della governance del GPP anche grazie al rinnovato protocollo con l’Anac. È su questo terreno che si colloca il nostro lavoro, che vuole essere una ‘spinta gentile’ capace di affiancare le amministrazioni nell’attuazione del GPP e dei CAM come leva concreta di innovazione e sviluppo sostenibile. Da qui nascono anche le quattro proposte che presentiamo quest’anno, con obiettivi chiari: rafforzare la formazione, migliorare i controlli e valorizzare pienamente il potenziale del Green Public Procurement anche come politica industriale, non più solo ambientale”.
Leproposte:
1.Promozione, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, diprogrammi di formazione per il personale della PA sulle procedure di attuazione dei CAM, attraverso strumenti e formulari preimpostati basati sulle buone pratiche delle stazioni appaltanti più virtuose;
2.Applicazione di criteri premialiper le stazioni appaltanti che attuano i CAM, affiancata da un controllo strutturato a campione sui bandi emessi, al fine di penalizzare le amministrazioni che derogano ai principi di sostenibilità;
3.Utilizzo del GPPcome ulteriorestrumento di contrasto al dumping sociale, anche attraverso l’istituzione di agenzie nazionali e regionali preposte a verificare il rispetto dei diritti lungo le catene di fornitura;
4.Integrazione del GPP come leva di politica industrialeper agevolare l’affermazione di un Clean Industrial Deal, attento all’applicazione dei criteri ambientali minimi in settori chiave.
“Per vent’anni il Forum Compraverde ha dimostrato che gli acquisti pubblici non sono una materia tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma una delle più grandi leve economiche, industriali e ambientali a disposizione del Paese– ha sottolineato il Direttore di Fondazione Ecosistemi,Silvano Falocco–Oggi, in una fase segnata da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement diventa ancora più strategico: significa orientare il mercato, sostenere innovazione e filiere sostenibili, rafforzare l’autonomia energetica e costruire una competitività europea fondata sulla qualità e non sul ribasso. La sostenibilità non è un costo aggiuntivo, ma un criterio attraverso cui ripensare sviluppo, infrastrutture e servizi pubblici. Il Forum Compraverde nasce proprio per mettere in connessione istituzioni, imprese, territori e comunità attorno a questa visione concreta del cambiamento”.
In questo quadro si inserisce anche la presentazione del primo Quaderno “Il Green Public Procurement: 20 anni di applicazione e il suo rilancio come strumento di politica industriale”, realizzato dalCoordinamento Agende 21 Locali Italianecon il supporto tecnico di Fondazione Ecosistemi. Il documento ricostruisce due decenni di evoluzione del GPP in Italia,analizza opportunità e criticità del sistema dei CAM e rilancia il ruolo strategico degli acquisti pubblici come leva industriale, ambientale e sociale capace di orientare innovazione, competitività e transizione ecologica del Paese.
L’analisi di dettaglio conferma il quadro generale.

LeASLraggiungono un buon livello di applicazione del Green Public Procurement con un indice di performance che si attesta al 74%. Se da una parte le Aziende sanitarie conoscono pienamente lo strumento del GPP, dall’altra faticano a tradurlo in pratica, perché la formazione resta insufficiente con il 46% del campione che dichiara di non aver promosso attività di questo tipo, il monitoraggio degli acquisti è largamente insufficiente visto che solo il 19% delle Asl lo ha effettuato, e inoltre, persistono problemi nella scrittura dei bandi per il 50% del campione e anche nell’applicazione dei criteri ambientali, soprattutto in alcuni settori come punti ristoro, eventi, calzature e tessile.

LeCentrali di Committenza Regionaliraggiungono l’indice di performance più alto tra tutte le stazioni appaltanti indagate con una percentuale dell’83%, grazie soprattutto a una maggiore organizzazione e competenze più solide. Anche in questo ambito, tuttavia, non mancano le difficoltà. Le criticità maggiori si concentrano su alcuni criteri specifici, come i CAM per calzature, verde pubblico e infrastrutture stradali, e sulla complessità nella predisposizione delle gare. A questo proposito, il 54% dei soggetti aggregatori (7 su 13) riscontra problemi nella stesura dei bandi conformi ai CAM, principalmente a causa della carenza di imprese sul mercato in grado di soddisfare tali criteri (38%).

Infine, gliEnti gestori delle Aree Protette, con un livello medio di applicazione del GPP pari al 59% restano la stazione appaltante più fragile tra quelle indagate: se la conoscenza dello strumento è ormai quasi totale, la formazione coinvolge poco più della metà degli enti (57%), il monitoraggio degli acquisti si ferma al 16% e solo 7 Enti sugli 83 analizzati dispone di un referente dedicato al GPP. Le difficoltà maggiori riguardano proprio la carenza di formazione (48%) e la complessità nell’applicazione dei CAM nei bandi (43%), con criticità ancora evidenti in particolare nei comparti tessile, calzature ed eventi.
Focus: il tasso di applicazione e non applicazione dei CAM
Oltre a quelli già citati, altri criteri ambientali minimi meritano attenzione sul fronte del tasso di non applicazione, a partire dai CAMstrade(in vigore dalla fine del 2024) con il 38%. Seguono i CAMpunti di ristoro e distributori automaticial 37%, iCAM prodotti tessilinon sono applicati in 15 gare su 32 (pari al 32%), i CAMverde pubblicoal 26%, i CAMveicolial 23%, i CAMforniture di cartucce e toneral 22% e, infine, i CAMforniture arredi per internial 20%.
Di contro, si registrano anchebuone notizie: tra i criteri con un’applicazione più forte, che superano l’80% nelle 122 stazioni appaltanti indagate, si distinguono infatti i CAMediliziacon l’84%, i CAMpulizia e sanificazionecon l’83% e i CAMforniture dei servizi energetici per gli edifici-contratti EPCcon l’81%.
