Risorse e rifiuti

Green Book 2026: la panoramica sul settore rifiuti in Italia

Il Green Book 2026, l’annuale Rapporto sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, realizzato in collaborazione con ISPRA e con il supporto di ENEA, il Centro di Coordinamento RAEE (CdC-RAEE), CAP, IREN e PLURES. presentato a Napoli nell’ambito delGreen Med Expo & Symposium, Green Book 2026, evidenzia un aumento degli investimenti, ma rileva ancora un forte gap impiantistico in gran parte d’Italia e disomogeneità territoriali nei costi della TARI.

In Italia la produzione nazionale di rifiuti urbani nel 2024 ha superato i 29,9 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% rispetto al 2023. Nel 2024 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 68%, mentre l’avvio a riutilizzo e riciclaggio si è attestato al 52% (+1,3% rispetto al 2023). La distanza tra le due percentuali conferma l’importanza di migliorare non solo la quantità, ma anche, e soprattutto, la qualità della raccolta differenziata, per ridurre gli scarti e facilitare il riciclo.

È la fotografia scattata dalGreen Book 2026, l’annualeRapportosul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso daUtilitaliae curato dallaFondazione Utilitatise realizzato quest’anno in collaborazione conISPRAe con il supporto diENEA, il Centro di Coordinamento RAEE (CdC-RAEE),Gruppo CAP,IRENePLURES, cheè stato presentato a Napoli il 27 maggio 2026 nel corso di unConvegnonell’ambito delGreen Med Expo & Symposium.

Dal Rapporto. giunto alla XIII edizione, emerge che:
– Nel 2024la produzione nazionale dei rifiuti urbani supera i 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata raggiunge il 68%, mentre la preparazione per il riutilizzo e riciclaggio si attesta al 52%, in crescita dell’1,3% rispetto al 2023. La forbice tra raccolta e riciclo conferma che la transizione del settore non può essere misurata solo sulla quantità di rifiuti intercettati, ma sulla capacità di trasformarli in recupero effettivo di materia e maggiore efficienza di filiera.

La composizione dei rifiuti avviati a riciclaggio evidenzia il ruolo centrale delle diverse filiere merceologiche nella costruzione dell’economia circolare. Nel 2024 la frazione organica rappresenta il 41% dei rifiuti avviati a riciclaggio, seguita da carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7%, plastica con il 6% e altre frazioni minori. Si tratta di filiere caratterizzate da condizioni industriali, costi di trattamento, qualità dei materiali raccolti e sbocchi di mercato differenti, che richiedono strumenti di gestione e modelli di cooperazione specifici per trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo. Il caso della plastica è particolarmente significativo: pur rappresentando la quota relativa più contenuta in peso, assume, invece, rilevanza per i volumi movimentati, la variabilità qualitativa dei flussi, l’incidenza delle frazioni estranee e la competizione con le materie prime vergini. In questa prospettiva, il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde e l’utilizzo coerente degli strumenti economici dell’EPR e del Contributo Ambientale CONAI come leva economica a supporto del riciclo rappresentano condizioni essenziali per dare stabilità alle filiere del recupero e rendere strutturale il contributo del settore agli obiettivi dell’economia circolare.

– Laresponsabilità estesa del produttore assume un ruolo centrale nel collegare qualità della raccolta, riciclo effettivo, domanda di materie prime seconde e corretta copertura dei costi. L’analisi dei dati MUD 2024 -sottesi alle determinazioni delle entrate tariffarie MTR-3- mostra che i costi medi di raccolta e trattamento variano sensibilmente tra le diverse frazioni: da 24,2-27,8 €cent/kg per il vetro e 27,33-30,23 €cent/kg per carta e cartone, fino a 43,67-53,44 €cent/kg per gli imballaggi in plastica, dove l’incidenza delle frazioni estranee pesa maggiormente sulla variabilità dei costi. L’effettiva applicazione del principio “chi inquina paga” richiede quindi che i sistemi EPR assicurino la corretta copertura dei costi efficienti sostenuti dai gestori lungo la filiera del post-consumo, come riconosciuti nei PEF approvati secondo la disciplina ARERA, evitando che gli oneri della circolarità siano trasferiti impropriamente sulla tariffa e sugli utenti finali. Tale obiettivo può essere raggiunto anche mediante una modulazione del CAC che tenga conto della riciclabilità del rifiuto superando il parametro sintetico del costo medio.

Il raggiungimento degli obiettivi europei, e in particolare la riduzione del conferimento in discarica al 10% entro il 2035, richiede una dotazione impiantistica adeguata, coerente con i fabbisogni territoriali e con la necessità di minimizzare la movimentazione dei rifiuti e le relative emissioni che erodono i benefici ambientali del riciclo. Le stime al 2035 evidenziano deficit rilevanti soprattutto nel Sud peninsulare e in Sicilia, sia per il trattamento della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo. La realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Roma Capitale potrebbe ridurre in modo significativo il fabbisogno del Centro per l’indifferenziato, mentre gli impianti finanziati dal PNRR, ma anche dal “Decreto Aiuti” e, in quota parte, da capitali propri delle aziende, contribuiranno a ridurre il gap relativo alla frazione organica. Resta tuttavia centrale il rafforzamento della capacità di trattamento nelle aree meridionali, dove la dotazione impiantistica rimane insufficiente rispetto ai rifiuti prodotti.

Rafforzare gli investimenti anche attraverso forme di finanziamento dedicate, come avvenuto con il PNRR, è necessario per affrontare criticità strutturali storiche, a partire dai deficit impiantistici e dalle asimmetrie territoriali. Nel 2024, le aziende del settore hanno realizzato complessivamente circa 2 miliardi di investimenti, con le aziende di grandi dimensioni che trainano gli investimenti: più che raddoppiati tra il 2016 e il 2024. Il Nord presenta livelli medi di investimento più alti rispetto al Sud e alle Isole (4,5 milioni al Nord nel 2024 verso 2,8 al Sud) confermando la necessità di consolidare la capacità industriale e finanziaria anche nelle aree con maggiori fabbisogni.

Nonostante i passi avanti registrati negli ultimi anni, il processo di attuazione della governance locale rimane incompleto in diverse aree del Paese e gli assetti del servizio continuano a presentare una forte eterogeneità territoriale. Il 39% della popolazione è servito da società affidatarie tramite gare d’appalto e il 62% dei bandi è stato indetto dai Comuni, il 96% dei quali con affidamento del servizio per un solo Comune. Più che la sola dimensione gestionale, il tema centrale è la capacità degli assetti locali di garantire programmazione, continuità operativa, integrazione tra fasi della filiera e investimenti coerenti con i fabbisogni territoriali.

Le gare per l’affidamento del servizio hanno una durata media inferiore ai 5 anni, evidenziando una visione di breve periodo del servizio, con scarsi investimenti, concentrata su affidamenti nel segmento della raccolta e trasporto e solo marginalmente sulla parte impiantistica. Il quadro restituisce un basso standard dei livelli di servizio e dimensioni gestionali spesso polverizzate. Le gare d’ambito, pur rappresentando una quota residuale del totale, interessano circa 7 milioni di abitanti e un valore su base di gara pari a 16 miliardi di euro.

Nel 2025 il prezzo medio su base di gara per il trattamento della FORSU si attesta intorno a 101 euro/t. Dopo la crescita osservata nel periodo 2019-2022, legata anche al picco inflattivo successivo allo shock pandemico, i prezzi si sono ridotti ma restano superiori ai livelli pre-pandemici. La distribuzione del campione evidenzia tuttavia valori minimi sensibilmente inferiori alla media e in controtendenza rispetto all’andamento del campione. Valori di aggiudicazione molto contenuti, se persistenti o non coerenti con i costi di investimento e di gestione, potrebbero contribuire a creare condizioni meno favorevoli all’ingresso di nuovi operatori o favorire l’uscita di operatori già esistenti, rendendo più complessa la realizzazione di nuova capacità impiantistica e incidendo sull’equilibrio territoriale dell’offerta e sulla resilienza complessiva del sistema.

Nel 2024, il fatturato del settore ha raggiunto circa 19 miliardi di euro, equivalente a circa l’1% del PIL nazionale, impiegando più di 122 mila addetti diretti. I gestori integrati generano il 33% del fatturato complessivo. Le aziende con fatturato più elevato, pur rappresentando una quota minoritaria del campione, ottengono le performance economico-finanziarie migliori, generando il 48% dei ricavi del settore. Le aziende con dimensioni più grandi si confermano con migliori performance anche in termini di produttività e redditività.

La TARI nel 2025 è stata pari a 333 euro a livello nazionale con forti differenze territoriali. Mentre il Nord presenta una TARI media pari a 288 €, il Centro e il Sud registrano rispettivamente un valore di 358 e 378 €, superiori alla media nazionale. I divari nella spesa riflettono condizioni locali, assetti gestionali, dotazione impiantistica e livelli diversi di maturità industriale del servizio. La sostenibilità economica del sistema richiede quindi un equilibrio tra efficienza industriale, qualità ambientale, corretta allocazione dei costi, investimenti e tutela degli utenti finali.

Il Rapporto costituisce un punto di riferimento per le aziende del settore e per tutti gli stakeholder, perché porta dati, informazioni ed elementi di contesto utili per prendere decisioni su un settore pivotale per la produttività, per l’autonomia di molte produzioni e per il contributo che dà alle filiere industriali– ha dichiaratoFrancesca Mazzarella, Direttrice di Fondazione Utilitatis –Gestori e produttori di beni di consumo devono dialogare di più. Lo strumento dell’EPR, la responsabilità estesa del produttore, può essere la chiave per aiutare la cooperazione tra questi soggetti e una pianificazione più estesa, intercettando anche gli attori che stanno più a monte del rifiuto”.

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