AcquaDiritto e normativa

Acque reflue e depurazione: ancora una condanna per l’Italia

La Corte di giustizia europea ha condannato il nostro Paese per assenza di impianti fognari e per mancata depurazione delle acque reflue in oltre 600 Comuni. Commissario Straordinario per la Depurazione: “Le aree dove il Servizio idrico integrato non è ancora pienamente strutturato e quelle impattate dalle infrazioni comunitarie in campo fognario-depurativo il più delle volte coincidono”.

L’Italia venendo meno agli obblighi derivanti dalla Direttiva 91/271/ CEE concernente gli impianti fognari e il trattamento delle acque reflue urbane, e pertanto conSentenzadel 6 ottobre 2021, causa C-668/19, è stata condannata dalla Corte di giustizia europea.

Sono4 le procedure di infrazione che la Commissione UE ha avviato nei confronti del nostro Paese per la cronica mancanza di impianti di depurazione, delle quali2 erano già arrivate alla condanna e che costano 60 milioni di euro all’anno. Salgono così a 3 le condanne per l’Italia, dopo questa, non certo inaspettata, ulteriore sentenza che deriva dal deferimento avviato nel marzo 2019.

La Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane impone agli Stati membri dii garantire che gli agglomerati urbani o gli insediamenti urbani raccolgano e trattino adeguatamente le loro acque reflue urbane. Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi, presentando un rischio per la salute umana. Contiene anche nutrienti come azoto e fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino, promuovendo l’eccessiva crescita di alghe che soffoca altri organismi viventi, un processo noto come eutrofizzazione.

L’Italianon ha provveduto affinché tutti gli agglomerati con più di 2.000 abitanti siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane e non garantisce che le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, a un trattamento adeguato come richiesto dalla Direttiva.

Secondo la Commissione UE, al momento del deferimento, c’erano ancora620 agglomerati in 16 regioni(Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto)che violavano le norme dell’UE in materia di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane, da oltre 13 anni.

La Corte di giustizia europea, pertanto, non ha fatto altro che prendere atto della situazione, elencaretutti i Comuni senza dotazione di reti fognarie per le acque reflue urbanee quelli in cui nelle reti fognarie confluivanoacque reflue urbane non sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente affinché le acque in entrata riducano dialmeno al 75% il fosforo totale e l’azoto totale, e condannare conseguentemente il nostro Paese-

Intervenendo il giorno prima alIII Forum sull’Acqua,ilCommissario Straordinario Unico per la Depurazione, dopo aver ricordato che la missione della struttura è proprio quella di rispondere alla procedure di infrazione della Commissione UE, ha sottolineato il gap esistente tra le varie aree del Paese.
“In Italia persiste il Water Service Divide, un ‘gap’ evidente sulle infrastrutture e sulle prestazioni tra centro-nord e sud Italia– ha affermato nell’occasioneMaurizio Giugni –Non a caso il PNRR, tra le sue riforme, prevede anche la piena ed effettiva articolazione del Servizio idrico integrato: le aree in cui non è ancora pienamente strutturato e quelle impattate dalle infrazioni comunitarie in campo fognario-depurativo il più delle volte coincidono”.

Dopo la notizia della condanna da parte della Corte europea di giustizia, in unanota-stampaha osservato che non c’è ancora la sanzione pecuniaria e il relativo pagamento, riconoscendo tuttavia i costi ambientali che il Paese continua a sopportare. “Come è sempre accaduto– ha dichiarato Giugni –prepareremo con la Presidenza del Consiglio, il Ministero della Transizione Ecologica e quello della Coesione Territoriale un ricorso che, sulla base delle informazioni in nostro possesso e di quelle che perverranno dalle Regioni e dagli enti locali, provi a limitare il numero degli agglomerati in infrazione, convincendo le istituzioni continentali laddove le singole realtà si siano già messe in regola o lo stiano concretamente per fare attraverso l’

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