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Abitare la montagna nel post-Covid: il Dossier di Legambiente

L’Associazione del Cigno verde ha presentato il report “Abitare la montagna nel post-Covid” con un primo censimento del patrimonio edilizio montano dismesso o fatiscente che potrebbe essere rigenerato, diventando elemento fondamentale per una strategia su vasta scala per una abitabilità sostenibile della montagna, senza consumare ulteriore suolo.

La montagna da meta turistica a luogo in cui abitare,ma anche protagonista del desolante problema del costruito abbandonato.

Sono questi i temi di “Abitare la montagna post-Covid. La montagna tra smartworking, seconde case e edifici abbandonati”, ilDossierdi primavera cheLegambienteha presentato il 14 aprile 2022 per porre l’attenzione sulla montagna abitata, ma anche sul rovescio della sua medaglia:il costruito abbandonato.

Il paesaggio italiano d’alta quota è tempestato da una consistente quantità di edifici abbandonati per lo più in stato di decadimento. Un patrimonio sparso un po’ ovunque sulle montagne italiane e fotografato da Legambiente attraverso un’inedita rassegna di66 strutture, di piccole dimensioni o complessi significativi, abbandonate ad uno stato di degrado, che necessitano di una strategia mirata:edifici legati all’industria dello sci, ma anchehotel,colonieecaserme di confine, lasciati senza una prospettiva. Tra le cause più frequenti dell’abbandono:
– ilcambiamento della domanda turistica per assenza di neve;
– lanecessità di ingenti reinvestimenti di ammodernamento;
–mancati adeguamenti tecnici;
–scelte imponderate rispetto ai flussi turistici;
–speculazioni di basso cabotaggio.

Di fronte questa situazione, Legambiente vuole aprire una riflessione e un dibattito sul futuro di questi edifici individuando le soluzioni più adeguate che vanno, a seconda dei casi, dalla demolizione al riuso innovativo. Privilegiare la riqualificazione del costruito esistente può, infatti, acquistare un importante significato in un contesto post pandemico in cui si manifesta proprio unoslancio del mercato immobiliare in montagna, con il rischio, però, che possa di pari passo ricominciare a crescere anche il consumo di suolo, che invece dovrebbe essere azzerato. 

Secondo l’ultimoRapportoISPRA/SNPAilconsumo di suolo in Italia continua a crescere e riguarda anche ambiti montani di pericolosità per frane e alluvioni, le aree protette, le sponde dei corpi idrici, le valli dove il suolo è più fertile

L’altro focus del Dossier  è “Il mercato immobiliare sulle alpi: tra turismo e smart working” in cui Legambiente mette sotto la lente di ingrandimento 303 località alpine italiane, dalla maggiore vocazione turistica o più colpite dallo spopolamento, incrociando gli ultimi dati disponibili dell’Istat per tracciare unquadro del costruito in alta quota ed in particolare il fenomeno delle seconde case.

Infatti, se fino al periodo pre-pandemico le seconde case non erano vissute se non per qualche giorno all’anno e per determinati periodi festivi, sovraccaricando infrastrutture e servizi, ladiffusione dello smart working sta cambiando le modalità di utilizzo, influendo anche su alcune dinamiche sociali e economiche. Un dibattito ampio, che per l’Associazione del Cigno verde impone di pensare ad unanuova dimensione urbanistica della montagna, dove un buon uso dell’esistente insieme alla rigenerazione del patrimonio edilizio dismesso o sottoutilizzato possono diventare elementi fondamentali per una strategia su vasta scala per una nuova abitabilità del territorio.

Il tema viene affrontato anche nella postfazione “Quale futuro per il patrimonio edilizio alpino sottoutilizzato?”, curato daCristian Dallere,Roberto Dini,Matteo Tempestinidell’Istituto di Architettura Montana (IAM ) – Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, che costituisce un contributo utile oltre che uno stimolo ad affrontare il problema in modo più sistematico. Si tratta di pensare ad una nuova dimensione urbanistica della montagna dove un buon uso dell’esistente insieme alla rigenerazione del patrimonio edilizio dismesso o sottoutilizzato possono diventare elementi fondamentali per una strategia su vasta scala per una nuova abitabilità del territorio.

“Attraverso questo report, che aggiunge la dimensione abitativa al racconto delle infrastrutture abbandonate di ‘Nevediversa’, vogliamo rilanciare il dibattito sul vivere in montagna– ha commentatoVanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente –Proprio la ricerca di soluzioni e prospettive future di questo costruito pensiamo possa giocare un ruolo chiave nell’arrestare il crescente consumo di suolo in montagna. Ma c’è di più: il riuso funzionale di queste ampie volumetrie può costituire un’occasione straordinaria per ripensare l’organizzazione delle comunità in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo. Per migliorare i servizi e soprattutto per rendere più efficiente questo straordinario patrimonio edilizio in un momento storico dove ogni azione è utile e importante al fine di uscire dall’era delle fonti fossili e dal consumo di risorse”.

Il 2022 è stato proclamato dall’ONU “Anno Internazionale dello Sviluppo Sostenibile delle Montagne”con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’importanza di uno sviluppo montano sostenibile, così come della conservazione e uso sostenibile degli ecosistemi montani.

Il censimento degli edifici fatiscenti: i casi simbolo

Tra le 66 schede raccolte da Legambiente, alcuni casi simbolo sono stati racchiusi in una cartina:
– inPiemonte, il complesso alberghiero di Viù nella frazione di Tornetti (TO), opera mastodontica la cui realizzazione, iniziata negli anni ‘80, è rimasta incompiuta;
– inSicilia, l’ex hotel “La Montanina Piano Battaglia” (PA), edificio chiuso dagli anni ’90, oggi fatiscente e a rischio crollo;
– inVeneto, l’hotel “Passo Tre Croci” a Cortina d’Ampezzo (BL);
– inCampania, l’hotel-residence “4 camini” Laceno (AV);
– inAbruzzo, il complesso alberghiero “Campo Nevea” a L’Aquila;
– inUmbria, l’ex “hotel del Matto Monteluco” di Spoleto (PG);
– inLombardia, le “Terme Bagni” di Val Masino (SO);
– inValle D’Aosta, l’hotel “Busca Thedy Gressoney la Trinitè” ad Aosta;
– inSardegna, l’hotel “Sporting Club” a Monte Spada Fonni (NU);
– inCalabria, il “Rifugio Monte Curcio” a Camigliatello Silano (CS);
– inTrentino-Alto Adige, le caserme austro-ungariche nella piana delle Viote, sul Monte Bondone (TN): pregevole esempio dell’architettura militare del primo Novecento e dal 2008 completamente abbandonate;
– inLiguria, l’ex-colonia di Monte Maggio Savignone (GE), quasi completamente inagibile;
– inToscana, l’ex-colonia di Abetina di Prunetta Piteglio (PT) ormai in situazione di estremo degrado.

Le seconde case sulle Alpi
Dopo anni di stagnazione, il mercato delle seconde case in montagna, specialmente sull’arco alpino, sta vivendo una fase di crescita, sia per la vendita sia per l’affitto, complice anche il Superbonus 110% per la riqualificazione energetica e antisismica.

Secondo idatidell’Ufficio Studi Tecnocasa,nel primo semestre del 2021 la percentuale di chi ha acquistato una seconda casa in montagna è stata del 6,4%, mentre il livello pre-pandemia era del 5,5%. I prezzi medi sono saliti dello 0,6%, ma si prevede un aumento, legato anche alla richiesta crescente di case in affitto e all’aumento dei relativi canoni.

Un effetto in buona parte legato alla pandemia, che ha portato sempre più persone a cercare nella montagna rifugio perfetto per coniugare idoveri professionali dello smart working con i piaceri di stare a contatto con la natura. Cresce la domanda e aumentano i prezzi nelle località più rinomate, come Cortina d’Ampezzo – con il traino delle Olimpiadi invernali 2026 – ma anche in località meno note, dove laqualità ambientale è migliore che in città. I più richiesti sono i trilocali e le soluzioni indipendenti, immobili spaziosi, con terrazza o giardino.

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