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Venezia sprofonda: nel 2100 il mare si innalzerà di 82cm

Secondo uno Studio di ricercatori dell’INGV sulle proiezioni al 2100 dell’innalzamento del livello del mare nel Mediterraneo settentrionale, sia per effetto dei cambiamenti climatici che dei fenomeni di subsidenza, la città di Venezia affonderebbe all’incirca di 82cm.

Un aumento del livello medio del mare nella laguna di Venezia di circa 82 centimetri entro la fine del secolo causato dall’effetto combinato di cambiamento climatico e subsidenza.

È questo lo scenario che è emerso dallo StudioNatural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100”, condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università Radboud di Nimega (Paesi Bassi) e dell’Università Sorbona di Parigi, pubblicato su Water https://www.mdpi.com/2073-4441/11/7/1480 , rivista open access della Multidisciplinary Digital Publishing Institute, (MDPI) l’anno scorso e riproposto in approfondimento sul numero di marzo di “Le Scienze” .

I ricercatori hanno osservato come potrebbe aumentare il livello del mare al 2050 e al 2100 in corrispondenza di 9 stazioni mareografiche del Mediterraneo poste nel nord dell’Adriatico e nel nord del Tirreno, presenti negli archivi italiani dell’ISPRA e in quelli globali del Permanent Service for Mean Sea Level (PSMSL), gestito dal National Oceanography Centre di Liverpool, che ne misurano il livello a partire dal 1888, da quando è cominciato il sensibile aumento dell’immissione in atmosfera di anidride carbonica.


“L’Intergovernmental Panel on Climate Change indica un aumento massimo del livello marino tra 52 e 98 centimetri nel 2100 – ha spiegato Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e co-autore dello Studio, nonché coordinatore dei progetti europei SAVEMEDCOASTS e SAVEMEDCOASTS-2 (Sea Level Rise Scenarios along the Mediterranean Coasts-2) il cui obiettivo è di prevenire gli effetti dell’aumento del livello marino causato dai cambiamenti climatici lungo le coste del Mediterraneo più esposte al rischio di inondazione – Nel caso della laguna veneta, nel computo delle proiezioni per la valutazione degli impatti si deve includere la subsidenza, ovvero il lento movimento verso il basso della superficie terrestre, legato a cause naturali e antropiche. Tale movimento ha per effetto l’accelerazione dell’aumento del livello marino locale“.

Lo studio ha approfondito il contributo dei fattori locali nell’aumento del livello del mare nella laguna veneta: tra questi, la variabilità climatica naturale e i movimenti verticali della crosta terrestre. Alla stazione di Venezia Punta della Salute, i modelli utilizzati hanno stimato un aumento medio di 82 cm nel 2100, ma con un’incertezza di 25 centimetri in più o in meno, quindi anche fino a 108 cm.

Il quadro fornito da SAVEMEDCOASTS sulle aree mediterranee maggiormente esposte al rischio di allagamento marino nel 2100, compresa la laguna veneta con la città di Venezia, evidenzia 163 principali pianure costiere poste a una quota entro 2 metri sopra il livello medio attuale del mare, corrispondenti a un’area totale a rischio allagamento pari a circa 5,5 milioni di campi da calcio.

“Le proiezioni di aumento di livello marino, insieme a indicatori specifici, permettono anche di valutare i potenziali impatti socioeconomici per una data area e sono quindi utili per favorire la mitigazione dei rischi naturali, la sicurezza della vita umana e la gestione consapevole della fascia costiera – ha proseguito Anzidei – Questo risulta particolarmente importante per la città di Venezia, che il 12 novembre del 2019 ha conosciuto la seconda marea più alta mai registrata (di 188 centimetri) dopo quella disastrosa del 1966. Nel 2100 un’acqua granda, come la chiamano i veneziani, potrebbe quindi fare alzare il livello fin quasi a tre metri nelle condizioni peggiori. Tuttavia si deve considerare che il livello marino ha sempre oscillato per cause naturali e continuerà a farlo anche in futuro. Studiarne le cause e gli effetti attesi nei prossimi anni diventa quindi di fondamentale importanza per un approccio consapevole nella gestione del fenomeno”.

Il 2 marzo 2020 è stato presentato a Napoli il “Rapporto sulle economie del Mediterraneo 2019” (REM19), curato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Studi sul Mediterraneo (CNR-ISMed) che ha esaminato, in particolare, lo stretto nesso tra condizioni ambientali e stabilità politica e benessere dell’intera area.

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