L’annuale Studio “Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035”, su dati ISPRA che Utilitalia ha pubblicato il 4 novembre 2025, evidenzia come in Italia continuino a viaggiare ogni anno 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione, confermando la necessità di nuovi impianti per il trattamento dell’organico e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili, al fine di rispettare gli obiettivi europei al 2035 e annullare l’export di rifiuti tra le aree del Paese.
Gli attuali impianti di trattamento dei rifiuti urbani sono numericamente insufficienti e mal dislocati sul territorio, costringendo il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra le regioni, e talvolta anche all’estero, e a ricorrere in maniera ancora eccessiva allo smaltimento in discarica. Negli ultimi anni, anche grazie alla spinta del PNRR, si sta assistendo ad un’inversione di tendenza soprattutto sul fronte degli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dei rifiuti organici; ma serve un’ulteriore accelerata senza la quale sarà impossibile raggiungere i target Ue al 2035 che prevedono, sul totale dei rifiuti raccolti, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo della discarica per una quota non superiore al 10%: al momento siamo ad un riciclaggio effettivo pari al 50,8% e ad un ricorso allo smaltimento in discarica pari al 16%.
È quanto emerge dallo studio“Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035”, pubblicato daUtilitaliae giunto alla VI edizione, che si basa sui dati forniti dal Rapporto 2024 di ISPRA (dati 2023), in vista del Convegno “Regolazione dei rifiuti verso gli obiettivi europei: aggiornamento, consolidamento e visione” in programma aEcomondo(Fiera di Rimini, 4-7 novembre) il 6 novembre (Sala Diotallevi, Hall Sud, 10.00 – 13.00).
La fotografia della situazione
Nel 2023 in Italia sono stateprodotte 29,051 milioni di tonnellatedi rifiuti urbani, un dato in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente: a livello pro-capite parliamo di una media di 496,2 kg/abitante l’anno, con il Sud peninsulare che ha registrato la quota minima di 448,2 kg/abitante l’anno e il Centro quella massima (530,9 kg).
Circa3,8 milioni di tonnellatedi rifiuti sono state trattate in regioni diverse da quelle di produzione; il flusso ha viaggiato principalmente dal Centro-Sud verso il Nord. IlNordha importato circa 2,3 milioni di tonnellate dalle aree del Centro-Sud e già oggi, grazie ai propri impianti, riesce quasi a conseguire i target di conferimento in discarica (12,5%) e di riciclaggio (52,7%) previsti dall’Ue per il 2035 (già ampiamente superato in quelle regioni come Lombardia e Emilia-Romagna che, oltre a vantare risultati molto positivi nel riciclo, hanno dotazioni adeguate di impianti di termovalorizzazione). Il Centro, il Sud peninsulare e la Sicilia, al contrario, dato il basso ricorso al recupero energetico, mostrano performance ancora piuttosto lontane dagli obiettivi. IlCentroè stato costretto a esportare il 16% (1 milione di tonnellate) della propria produzione di rifiuti, nonostante avvii già in discarica una percentuale estremamente elevata, pari al 30%, ma non in grado di garantire tutta la richiesta. IlSudha invece esportato 1,64 milioni di tonnellate, che corrispondono al 27% della propria produzione di rifiuti,ma solo per la disponibilità elevata di discarica, ora utilizzata per un’alta percentuale, pari al 31,5%.
Con particolare riferimento airifiuti organici, nel 2023 sono state raccolte in modo differenziato circa7,25 milioni di tonnellate, che rappresentano il 38,3% delle raccolte differenziate. Di queste, un quinto – 1,4 milioni di tonnellate – ha viaggiato dal Centro e dal Sud peninsulare verso gli impianti del Nord, mentre le restanti quantità (200 mila tonnellate) sono migrate all’interno delle stesse macroaree.
“Una corretta raccolta differenziata a monte– ha spiegatoLuca Dal Fabbro, Presidente di Utilitalia– deve essere sostenuta da un adeguato numero di impianti di riciclo e di recupero energetico a valle, indispensabili per promuovere una gestione dei rifiuti in linea con gli obiettivi dell’economia circolare. Non è un caso che i territori che registrano le percentuali più alte di raccolta differenziata siano proprio quelli in cui è presente il maggior numero di impianti”.
Fabbisogno impiantistico: l’Italia migliora sull’organico
Considerando la capacità attualmente installata, se si vogliono centrare gli obiettivi europei e annullare l’export di rifiuti tra le aree del Paese, dovranno essere realizzati diversi impianti per trattare i rifiuti urbani. Per quanto riguarda i rifiuti organici, grazie anche alla spinta del PNRR, la situazione è decisamente migliorata rispetto al recente passato: nel prossimo triennio dovrebbero entrare in funzione o essere potenziatiulteriori 22 impianti di trattamento della frazione organica.
“Anche se il nostro Paese non ha mai sofferto di un gap impiantistico complessivo per anni ci sono stati territori in ritardo soprattutto al Centro-Sud– haevidenziato Dal Fabbro –Ora assistiamo a una decisa inversione di tendenza anche all’azione di sensibilizzazione di Utilitalia, che è stata costante nell’evidenziare la necessità di chiudere il ciclo a livello regionale per limitare i viaggi dei rifiuti lungo la Penisola. Al contrario molto resta da fare per quanto riguarda il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili, fermo restando l’importanza dei percorsi intrapresi in Sicilia e per Roma Città Capitale”.
Sul fronte delrecupero energetico dei rifiuti non riciclabili,infatti, per centrare gli obiettivi Ue l’Italia dovrà incrementare la propria capacità impiantistica per circa2,4 milioni di tonnellate: un fabbisogno che potrebbe essere dimezzato dopo la realizzazione deltermovalorizzatore di Romae deidue previsti in Sicilia. In particolare, una volta entrato in funzione il termovalorizzatore di Roma risolverà la gestione dei rifiuti non riciclabili e degli scarti delle raccolte differenziate dell’area di Roma capitale, avvicinerà il Lazio all’autosufficienza nella gestione dei rifiuti non riciclabili e dimezzerà il fabbisogno impiantistico di recupero energetico del Centro Italia: si conteranno 24.000 viaggi in meno di camion per il trasporto dei rifiuti verso gli impianti del Nord e all’estero, con un risparmio di 8.000 tonnellate di CO2equivalente e il soddisfacimento del fabbisogno energetico di 200.000 famiglie.
I viaggi dei rifiuti: un costo economico e ambientale
La carenza e la cattiva dislocazione degli impianti è la prima causa dei viaggi dei rifiuti lungo la Penisola, con importanti costi in termini economici e ambientali.Per trasportare i 3,15 milioni di tonnellate di rifiuti trattati in regioni diverse da quelle di produzione, nel 2022 sono stati necessari140mila viaggi di camion, pari a 76 milioni di chilometri percorsi: ciò ha comportato l’emissione aggiuntiva di oltre50.000 tonnellate diCO2e75 milioni di euro in più sulla TARI(il 90% dei quali a carico delle regioni del Centro-Sud). Solo nel 2022, oltretutto, l’Italia ha pagatocirca 50 milioni di euro per multedall’UE per le inadempienze che sono state contestate sulla gestione dei rifiuti.
Il ricorso alle discariche è ancora eccessivo: in esaurimento al Sud
Le discariche sono il sistema di trattamento dei rifiuti con il maggiore impatto ambientale, soprattutto per le emissioni di gas serra. Tuttavia, gli ultimi dati mostrano che sono state ancora smaltite in discarica5,2 milioni di tonnellatedi rifiuti urbani; 720.000 di questi sono stati smaltiti, dopo trattamento in impianti TMB, in Regioni diverse da quelle di produzione. Lavita residua delle discariche attive è in esaurimento: per ilNord si prospettano ancora 4/5 anni; per ilCentro 3/4 anni; per ilSud peninsulare 6/7; per laSardegna 5/6 annie per laSicilia circa un anno. Al momento l’Italia avviain discarica una media del 18% dei rifiuti urbani, mentre l’UE ha stabilito discendere al di sotto del 10% entro il 2035. A questo ritmo di conferimento saremo obbligati a sceglierese costruire, auspicabilmente, nuovi impianti o continuare a portare i rifiuti in discarica, sottoponendo il nostro Paese a nuove procedure di infrazione.
