Mari e oceani

Upwelling interrotto nel Golfo di Panama: “cigno nero” ambientale?

Uno studio condotto da scienziati dello Smithsonian Tropical Research Institute e del Max Planck Institute for Chemistry evidenzia che per la prima volta in 40 anni di osservazioni nel 2025 il fenomeno della risalita delle acque (upwelling) dell’oceano Pacifico lungo le coste del Golfo di Panama non si è verificato, evocando un altro “cigno nero” climatico dalle conseguenze ecologiche a cascata, qualora si confermasse.

Sulla prestigiosa rivistaPNASil 2 settembre 2025 è stato pubblicato loStudio“Unprecedented suppression of Panama’s Pacific upwelling”, condotto da un gruppo di oceanografi e climatologi delloSmithsonian Tropical Research Institute(STRI), un’unità dellaSmithsonian Institutionche ha sede a Balboa (Panama), la cui missione è di comprendere la biodiversità tropicale e la sua importanza per il benessere umano, e delMax Planck Institute for Chemistrydi Magonza, sfruttando la piattaforma di ricerca S/Y Eugen Seibold, nave scientifica in grado di campionare e monitorare acqua, aria e plancton, ha analizzato i datimultidecennali completi di variabili oceanografiche fisiche e biologichedel fenomeno di risalita (upwelling) delle acque oceaniche.

Durante la stagione secca in America centrale, gli alisei settentrionali generano il fenomeno di risalita delle acque oceaniche del Golfo di Panama consentendo alle acque fredde e ricche di nutrienti provenienti dalle profondità di risalire in superficie, favorendo una pesca altamente produttiva e contribuendo a proteggere le barriere coralline dallo stress termico.

Si tratta di un fenomeno stagionale che si verifica da gennaio ad aprile, ed è una caratteristica costante e prevedibile del golfo da almeno 40 anni. Tuttavia, i ricercatori hanno recentemente registrato che nel 2025 questo vitale processo oceanografico non si è verificato per la prima volta. Di conseguenza, i tipici cali di temperatura e i picchi di produttività durante questo periodo dell’anno sono diminuiti.

Per la prima volta, abbiamo osservato come i cambiamenti nel sistema di circolazione atmosferica e oceanica superino una soglia e portino a una riduzione della produzione biologica– ha affermatoRalf Schiebel, responsabile del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Chemistry –La mancanza di correnti di risalita ha portato a un calo dell’apporto di nutrienti e di conseguenza a una bassa crescita delle alghe, il che ha un impatto sulle reti alimentari marine e porta a un declino della pesca commerciale”.

A sinistra: Concentrazioni di clorofilla negli oceani intorno a Panama (blu = bassa, rosso = alta) nel febbraio 2024, che mostrano il picco di produttività nel Golfo di Panama durante un tipico periodo di upwelling. A destra: Concentrazioni di clorofilla nel febbraio 2025, a dimostrazione dell’interruzione  dell’upwelling, per la prima volta in almeno 40 anni.
Fonte: Aaron O’Dea

Questa interruzione evoca un “cigno nero” ambientale. Nel suo libro best seller “Black swan” il saggista ed epistemologoNassim Nicholas Talebconsidera tale un evento altamente improbabile con tre caratteristiche principali:è imprevedibile;ha un enorme impatto;determina la ricerca giustificativa della sua comparsa.

Sebbene sia “troppo presto per concludere che l’attuale riscaldamento climatico e oceanico possa portare a una riduzione della risalita nel Pacifico orientale tropicale“, come ha sottolineatoGerald Haug, Direttore del Dipartimento di Geochimica del Clima presso il Max Planck Institute for Chemistry, gli autori suggeriscono cheuna significativa riduzione dei modelli di vento sia stata la causa di questo evento senza precedenti, rivelando come i cambiamenti climatici possano alterare rapidamente i processi oceanici fondamentali che hanno sostenuto le comunità di pescatori costieri per migliaia di anni.

I ricercatori avvertono che altri fattori, come lealterazioni nella stratificazione dovute all’apporto di acqua dolce o i cambiamenti nei modelli delle onde oceaniche, potrebbero modulare la risposta e la gravità del sistema.

Questo evento inatteso evidenzia, comunque, lacrescente vulnerabilità dei sistemi di risalita oceanica tropicale che, nonostante la loro enorme importanza ecologica e socio-economica, rimangono scarsamente monitorati.

Questo è un campanello d’allarme– ha dichiaratoCarlos A. Rodríguez, Oceanografo dello STRI –Abbiamo urgente bisogno di sistemi di monitoraggio e previsione migliori per comprendere come i tropici stanno rispondendo ai cambiamenti climatici globali“.

Foto di copertina: Dado Galdieri/Bloomberg

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