22 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Energia

Unione dell’Energia: necessario un salto di qualità collettivo


La Commissione UE ha valutato le proposte di Piano Energia e Clima al 2030 presentate dagli Stati membri secondo quanto previsto dalla Governance Unione dell’Energia, raccomandando di assumere maggiore ambizione per rinnovabili e soprattutto efficienza energetica, anche al fine di rimanere sulla traiettoria per l’obiettivo di zero emission al 2050. Il giudizio sul PNIEC dell’Italia è sostanzialmente positivo, ma il nostro Paese è in grado di fare di più.

Con la ComunicazioneUnited in delivering the Energy Union and Climate Action – Setting the foundations for a successful clean energy transition”, pubblicata il 18 giugno 2019, la Commissione UE ha dato una valutazione nell’insieme dei Piani Energetici Clima ed Energia proposti dagli Sati Membri, secondo quanto previsto dal Regolamento 2016/0375/UE sulla Governance dell’Unione dell’Energia per l’attuazione degli obiettivi concordati.

Contestualmente, la Commissione a rivolto ai Paesi membri delle Raccomandazioni affinché li modifichino, qualora non concorrano in misura sufficiente al raggiungimento – singolarmente e/o collettivamente – agli obiettivi dell’Unione dell’energia prima di presentare il PNEC definitivo entro la fine dell’anno.

In termini generali, la Commissione ritiene che i piani nazionali rappresentino già un impegno considerevole, ma rileva i margini di miglioramento esistenti sotto diversi aspetti, in particolare per politiche mirate e personalizzate che consentano di centrare gli obiettivi per il 2030 e mantenere anche a lungo termine la rotta verso l’impatto climatico zero (Un Pianeta pulito per tutti).

Lo scorso novembre la Commissione ha proposto che l’Unione europea raggiunga l’impatto climatico zero entro il 2050 – ha sottolineato il Commissario UE per Azione per il clima e l’Energia, Miguel Arias CañeteHa mostrato la via da seguire e si è messa alla guida del processo. È positivo constatare che un numero sempre maggiore di Stati membri la segue alla ricerca di tale obiettivo. Valutate le proposte di piani nazionali presentate dagli Stati membri, giudico positivamente i notevoli sforzi compiuti. Ciò non toglie che, per incanalare l’UE nella giusta direzione verso il contrasto dei cambiamenti climatici e la modernizzazione dell’economia, occorra alzare ancora nei piani definitivi il livello di ambizione. Invito il Consiglio ad avviare una discussione sulle principali priorità indicate dalla Commissione, così da aiutare la stesura di piani definitivi che presentino un adeguato livello di ambizione“.

Nel Consiglio Europeo del 20-21 giugno 2019 è previsto, infatti, che i leader degli Stati membri discutano anche dell’azione globale dell’UE per il clima, tra cui la mobilitazione di finanziamenti internazionali per il clima, in vista del Vertice sull’azione per il clima convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per il 23 settembre 2019, per cui occorre che il Consiglio stesso fornisca orientamenti sulle tappe successive dei lavori interni all’UE per la transizione verso l’Unione ad impatto climatico zero, in linea con l’Accordo di Parigi.

La Commissione rammenta che l’UE è la prima grande economia a adottare un quadro giuridicamente vincolante per tener fede agli impegni assunti con l’Accordo di Parigi ed è la prima volta che gli Stati membri elaborano proposte di Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNEC).

Tuttavia, i contributi verso le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica previsti attualmente dai piani non sono tuttavia sufficientemente ambiziosi da permettere all’UE nel suo insieme di raggiungere gli obiettivi che si è data in materia di energia e clima; per far ciò sarà necessario un salto di qualità collettivo.

Con questi primi piani nazionali per l’energia e il clima l’Unione dell’energia arriva al livello nazionale: analogamente all’UE, gli Stati membri presentano tutti politiche integrate per la transizione climatica ed energetica in una prospettiva decennale – ha dichiarato Maroš Šefčovič, Vicepresidente per l’Unione dell’energia- In un lasso di tempo relativamente breve tutti gli Stati membri sono riusciti ad elaborare proposte notevoli, ma la proposta perfetta non esiste. Le raccomandazioni della Commissione indicano gli aspetti nei quali sono necessari maggiori sforzi in vista della scadenza di fine anno per la presentazione dei piani definitivi: chiedono ad esempio maggiore ambizione, una descrizione più dettagliata delle politiche, maggiori precisazioni sui bisogni di investimento o maggiori sforzi sull’equità sociale. Chiarezza e prevedibilità sono il vero e proprio vantaggio competitivo della politica europea in materia di energia e clima. Sfruttiamo quindi al meglio quest’occasione dando ai piani nazionali la forte spinta finale di cui hanno bisogno.

La Commissione ha analizzato le proposte di Piani nazionali valutandone il contributo aggregato, a livello di UE, verso gli obiettivi dell’Unione dell’energia e i traguardi per il 2030. Allo stato attuale le proposte di PNEC presentano contributi insufficienti sia per le fonti rinnovabili sia per l’efficienza energetica:
– per le fonti rinnovabili la lacuna da colmare potrebbe arrivare a 1,6 punti percentuali;
– per l’efficienza energetica, addirittura potrebbe essere di 6 punti, se si considera il consumo di energia finale o di 6,2 punti, se si considera il consumo di energia primaria.

Gli Stati membri avranno ancora 6 mesi per innalzare il livello di ambizione dei rispettivi Piani che dovrebbero offrire chiarezza e prevedibilità alle imprese e al settore finanziario al fine di stimolare gli investimenti privati necessari, facilitando, peraltro, la programmazione dei finanziamenti nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

Per quanto riguarda il Piano dell’Italia, “Il giudizio complessivo della Commissione europea è positivo e ne siamo molto soddisfatti – ha affermato il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sergio CostaÈ stato un lavoro di squadra, che ha visto i tecnici del ministero dell’Ambiente  impegnati al fianco del ministero dello Sviluppo economico e dei Trasporti. Adesso il piano è aperto alla consultazione pubblica da parte degli stakeholders e anche dei semplici cittadini. Accoglieremo le richieste della commissione e lavoreremo per il suo miglioramento. Stiamo puntando su una solida conversione energetica e produttiva del sistema Italia. Una volta approvato, il Piano sarà fondamentale per far sì che l’Italia attui pienamente una transizione energetica equilibrata, con l’obiettivo ambizioso di liberare completamente il nostro Paese dalle fonti fossili e di essere attori principali per la lotta ai cambiamenti climatici“.

C’è da osservare, tuttavia, che nel nostro Piano vi è una carenza di strumenti attuativi (il Piano deve contenere le indicazioni in dettaglio per il conseguimento degli obiettivi), un target di rinnovabili leggermente inferiore a quello del Piano Clima ed Energia dell’UE, nonostante la favorevole posizione geografica del nostro Paese, e si fa forte affidamento sul gas, specialmente nel settore dei trasporti, come ha recentemente evidenziato il Rapporto di Transport & Environment,  che è pur sempre una fonte fossile.

Sono 9 le Raccomandazioni che la Commissione UE rivolge all’Italia.

La Conferenza Unificata del 6 giugno 2019, su richiesta della Conferenza delle Regioni e dell’ANCI, ha rinviato la trattazione del Piano integrato nazionale per l’energia e il clima, ribadendo le Osservazioni rappresentate in sede tecnica e chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di confronto Stato – Regioni – Enti locali al fine di concordare le modifiche da apportare al testo.

 

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