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Rifugiati: nel 2018 ad ogni minuto 25 persone costrette a lasciare la casa

Presentato alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno 2019) il Rapporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati sui flussi migratori nel corso del 2018 delle persone in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno 2019) che celebra l’approvazione nel 1951 della Convenzione sui profughi da parte dell’Assemblea Generale. l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), ha presentato il “Global Trends 2018“, l’annuale Rapporto  che costituisce la principale indagine a livello mondiale sui flussi migratori di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Dal Rapporto emerge che nel 2018 sono state costrette ad abbandonare la propria casa 70,8 milioni di persone, 2,3 milioni in più rispetto al 2017. Si tratta del livello più alto registrato dall’UNHCR in quasi 70 anni di attività: “Per coglierne la portata, tale cifra corrisponde al doppio di quella di 20 anni fa, e a una popolazione di dimensione compresa fra quelle di Thailandia e Turchia”.

La cifra è stimata per difetto, considerato che la crisi in Venezuela in particolare è attualmente riflessa da questo dato solo parzialmente. In tutto, circa 4 milioni di venezuelani, secondo i dati dei Paesi che li hanno accolti, hanno lasciato il Paese, rendendo la crisi in atto uno degli esodi forzati recenti di più vasta portata a livello mondiale. Sebbene la maggior parte delle persone in fuga necessiti di protezione internazionale, ad oggi solo circa mezzo milione di queste ha presentato formalmente domanda di asilo.

Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni – ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – Se da un lato il linguaggio utilizzato per parlare di rifugiati e migranti tende spesso a dividere, dall’altro, allo stesso tempo, stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà, specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati. Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito del Global Compact sui Rifugiati. Dobbiamo ripartire da questi esempi positivi ed esprimere solidarietà ancora maggiore nei confronti delle diverse migliaia di persone innocenti costrette ogni giorno ad abbandonare le proprie case”.

 

Lo scopo del Rapporto è di monitorare gli esodi forzati sulla base di dati forniti dall’UNHCR, dai Governi e da altri partner. Non viene invece esaminato il contesto globale relativo all’asilo, a cui l’UNHCR dedica pubblicazioni separate e che nel 2018 ha continuato a vedere casi di rimpatri forzati, di politicizzazione e uso dei rifugiati come capri espiatori, di rifugiati incarcerati o privati della possibilità di lavorare, e diversi Paesi che si sono opposti persino all’uso del termine “rifugiato”.

La cifra di 70,8 milioni registrata dal Rapporto Global Trends 2018 è composta da tre gruppi principali.

– Il primo è quello dei rifugiati, ovvero persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni. Nel 2018 il numero di rifugiati ha raggiunto 25,9 milioni su scala mondiale, 500.000 in più del 2017. Inclusi in tale dato sono i 5,5 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (United Nations Relief and Works Agency/UNRWA). Complessivamente il 60% di tutti i rifugiati provengono da soli 5 Paesi: Siria (6,7 milioni), Afghanistan (2,7 milioni), Sud Sudan (2,3 milioni), Myanmar (1, 1 milione), Somalia (0,9 milioni).

– Il secondo gruppo è composto dai richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo. Alla fine del 2018 il numero di richiedenti asilo nel mondo era di 3,5 milioni.
Nel 2018 sono state presentate 1,7 milioni di nuove domande di asilo nel mondo. Gli USA sono stati il Paese che ha ricevuto il maggior numero di nuove domande individuali (254.300), seguito da Perù (192.500), Germania (161.900), Francia (114.500) e Turchia (83.800).

– Infine, il gruppo più numeroso, con 41,3 milioni di persone, è quello che include gli sfollati in aree interne al proprio Paese di origine, una categoria alla quale normalmente si fa riferimento con la dicitura sfollati interni (Internally Displaced People/IDP).
La Turchia, con 3,7 milioni di persone accoglie il numero più elevato di rifugiati nel mondo, seguita dal Pakistan (1,4 milioni), dall’Uganda (1,2 milioni), dal Sudan (1,1 milioni) e dalla Germania (1 milione).

La crescita complessiva del numero di persone costrette alla fuga – sottolinea l’UNHCR – è continuata a una rapidità maggiore di quella con cui si trovano soluzioni in loro favore”.
La soluzione migliore per qualunque rifugiato è rappresentata dalla possibilità di fare ritorno nel proprio Paese volontariamente, in condizioni sicure e dignitose. Altre soluzioni prevedono l’integrazione nella comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo. Tuttavia, nel 2018 solo 92.400 rifugiati sono stati reinsediati, meno del 7% di quanti sono in attesa. Circa 593.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nel proprio Paese, mentre 62.600 hanno acquisito una nuova cittadinanza per naturalizzazione.

Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa – ha aggiunto Grandi – Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi”.

8 fatti sui rifugiati che è necessario conoscere
Minori. Nel 2018, un rifugiato su due era minore, molti (111.000) soli e senza famiglia.
Prima infanzia. L’Uganda ha registrato 2.800 bambini rifugiati di età pari o inferiore a cinque anni, soli o separati dalla propria famiglia.
Fenomeno urbano. È più probabile che un rifugiato viva in paese o in città (61%) che in aree rurali o in un campo rifugiati.
Ricchi e poveri. I Paesi ad alto reddito accolgono mediamente 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; i Paesi a reddito medio e medio-basso ne accolgono in media 5,8; i Paesi più poveri accolgono un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale.
Dove si trovano. Circa l’80% dei rifugiati vive in Paesi confinanti con i Paesi di origine.
Durata. Quasi 4 rifugiati su 5 hanno vissuto da rifugiati almeno per cinque anni. Un rifugiato su 5 è rimasto in tale condizione per almeno 20 anni.
– Nuovi richiedenti asilo. Nel 2018 il numero più elevato di nuove domande d’asilo è stato presentato da venezuelani (341.800).
Probabilità. Nel 2018, 1 persona ogni 108 era rifugiata, richiedente asilo o sfollata. 10 anni prima la proporzione era di 1 su 160.

 

 

 

 

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