L’ultima analisi dell’ENEA sul sistema energetico italiano attesta che nel primo semestre 2025 sono cresciute le emissioni e sono calate le fonti rinnovabili (solo il solare si espande), mentre i prezzi dell’energia sono quasi doppi rispetto a Spagna e Francia, e la transizione energetica del Paese sta proseguendo su una traiettoria in peggioramento, con l’indice ISPRED in calo del 25% su base annua.
Dopo due anni e mezzo di calo, le emissioni di CO₂ in Italia sono tornate a crescere nella prima metà del 2025 (+1,3%), nonostante i consumi energetici complessivi siano rimasti sostanzialmente stabili (gas naturale +6%, petrolio -2%, rinnovabili -3%).

È questo uno dei principali risultati dell’Analisitrimestrale del sistema energetico italiano –I semestre 2025dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), svolta nell’ambito dell’obbligo di svolgere attività di monitoraggio della transizione energetica, previsto dal 2017 per gli Stati membri dell’UE, che evidenzia anche comei prezzi dell’elettricità e del gas rimangono tra i più alti in Europa e che la transizione energetica del Paese sta proseguendo su una traiettoria in peggioramento, con l’indice ISPRED in calo del 25% su base annua.
Nel mercato italiano, i prezzi medi dell’elettricità(120 €/MWh nel primo semestre del 2025)sono stati quasi il doppio di quelli di Spagna(62 €/MWh) eFrancia(67 €/MWh).
“Ciò– spiegaFrancesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi ENEA –grava pesantemente sulle industrie energivore, la cui produzione rimane inferiore di oltre il 10% rispetto a quella del settore manifatturiero complessivo, già ai minimi storici“.
Tra gennaio e giugno, laproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è diminuita drasticamente, con cali dell’energia idroelettrica (-20%)edeolica(-12%)non compensati dall’energia solare (+23%)che ha continuato a crescere in linea con la nuova capacità installata (+3,3 GW). Lamaggiore domanda di gas è stata trainata dal clima più freddo di inizio 2025, che ha fatto aumentare i consumi per il riscaldamento.
Si è osservato unandamento simile in tutta l’area dell’euro: il consumo di gas è aumentato (+5%) a causa del rigido inverno, mentre le energie rinnovabili sono diminuite (-3%), con solo il solare in forte crescita (+20%). Anche la produzione nucleare è aumentata (+2%), riflettendo la maggiore produzione francese.
“Nel complesso, si stima che i consumi energetici nell’area dell’euro siano rimasti stabili, così come le emissioni di CO₂– osserva Gracceva –chiaramente in contrasto con l’obiettivo del 2030, che richiede una riduzione media annua di circa il 7%”.
In Italia, ladomanda di energia è diminuita nei trasporti(-1%, concentrata nel primo trimestre), ma èaumentata nel settore residenziale(+3%), trainata dai maggioriconsumi di gas per riscaldamentoe dallamaggiore domanda di elettricità nel settore terziario. Nel complesso, la domanda di elettricità è aumentata solo marginalmente (+0,4%), confermando ilritmo sostanzialmente stagnante dell’elettrificazione dei consumi finali.
Il peggioramento dell’indice ENEAISPRED(misura la transizione energetica sulla base diprezzi, emissioni esicurezza degli approvvigionamenti) è dovuto principalmente alla dimensione della decarbonizzazione.
“Nei prossimi cinque anni, le emissioni di CO₂ dovranno ridursi di circa il 6% annuo, quasi il doppio rispetto al ritmo osservato negli ultimi tre anni– avverte Gracceva –A questo ritmo, l’obiettivo del 2030 non sarà raggiunto prima del 2035“.

Sul fronte della sicurezza energetica, ilsistema del gas si è dimostrato robusto, supportato dall’entrata in funzione del nuovo terminale GNL di Ravenna, che tra maggio e giugno ha reso il gas naturale liquefatto la principale fonte di approvvigionamento del Paese (35% del totale), superando le importazioni algerine.
Nel frattempo,nei mercati elettrici europei, i prezzi all’ingrosso pari a zero o negativi si verificano per una quota crescente di ore, con un picco in Spagna di oltre sei ore al giorno in media, a causa dell’eccesso di produzione da fonti rinnovabili intermittenti, in particolare il solare, e di unaflessibilità insufficiente. “Queste dinamiche sono molto meno pronunciate in Italia, dove i prezzi pari a zero si sono verificati solo nello 0,5% delle ore al Sud– conclude Gracceva –sottolineando il ruolo centrale del gas nella determinazione dei prezzi all’ingrosso“.
