Cambiamenti climatici

State of the Climate in 2022: record di gas serra, livello mari e calore degli oceani

L’ultimo State of the Climate pubblicato il 6 settembre 2023 sul Bollettino dell’American Meteorological Society, a cui hanno contribuito 570 scienziati di oltre 60 Paesi, conferma che il 2022 è stato tra gli ultimi anni più caldi mai registrati, nonostante l’influenza di raffrescamento esercitato da La Niña per tutto l’anno, riflettendo coerentemente la tendenza di un Pianeta in fase di perdurante riscaldamento.

Nel 2022 le concentrazioni di gas serra, il calore degli oceani e il livello globale dei mari sono stati tutti ai livelli più alti mai registrati, mentre le ondate di caldo hanno infranto i record di temperatura in tutto il mondo.

La conferma arriva dalRapporto“TheState of the Climate 2022”, la 33ma edizione di una serie peer-review pubblicata ogni anno a fine estate (6 settembre 2023), come supplemento speciale al Bulletin of the American Meteorological Society (BAMS)per fornire una sintesi autorevole e completa del sistema climatico globale.

II Rapporto compilato daiCentri nazionali per l’informazione ambientale(della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) con i contributi di oltre570scienziati di oltre 60 Paesi e il supporto di decine di migliaia di misurazioni da più set di dati indipendenti, amplia la comprensione dei cambiamenti climatici e integra il lavoro svolto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) per il suoRapporto sullo Stato del Clima Globalee quello delCopernicus Climate Change Service (C3S) sulloStato del Clima in Europa.

“Il Rapporto sullo stato del clima nel 2022 del BAMS è uno sforzo veramente internazionale per comprendere più a fondo le condizioni climatiche globali mondo e la nostra capacità di osservarle– ha affermato il Direttore dei NCEI,Derek Arndt–Questo esame fisico annuale del sistema terrestre serve alle generazioni presenti e future documentando e condividendo dati che indicano condizioni sempre più estreme e mutevoli nel nostro mondo in via di riscaldamento”.

Le concentrazioni di gas serra sulla Terra nel 2022 sono state le più alte mai registrate, con una media annuale globale dianidride carbonicadi417,1 parti per milione(ppm), superiore del 50% al livello preindustriale,4 ppm in più rispetto alla quantità del 2021e la più alta osservata nei registri moderni e in quelli paleoclimatici risalenti fino a 800.000 anni fa. Al contempo, la quantità media globale dimetano troposfericoè stata superiore del165% rispetto al livello preindustriale, in aumento di circa14 parti per miliardo (ppb)rispetto al 2021. L’aumento annuale di1,3 ppbper ilprotossido di azotonel 2022, è stato simile agli incrementi degli elevati tassi di crescita nel 2020 e nel 2021, superiori all’aumento medio nel periodo 2010-19 (1,0 ± 0,2 ppb), confermando e un aumento delle emissioni di protossido di azoto negli ultimi anni.

Le tendenze al riscaldamento sono continuate in tutto il mondo, conuna superficiale globale annualedi 0,25 – 0,30 °C superiore alla media del periodo 1991-2020. Ciò colloca il 2022 tra i sei anni più caldi da quando sono iniziate le registrazioni, tra la metà e la fine del 1800. Anche se l’anno si è classificato tra i sei anni più caldi mai registrati, la presenza diLa Niña, nell’Oceano Pacifico ha avuto uneffetto di raffreddamento sulle temperature globali del 2022rispetto agli anni caratterizzati da condizioni di El Niño o di condizioni neutre di El Niño-Oscillazione Meridionale (ENSO).  Ciononostante, il 2022 è stato l’anno con La Niña più caldo mai registrato, superando il precedente record stabilito nel 2021. Tutti e sei i principali set di dati sulla temperatura globale utilizzati per l’analisi nel rapporto concordano sul fatto che gli ultimi otto anni (2015-22) sono stati gli otto più caldi mai registrati.

Le condizioni di La Niña hanno determinato temperature moderate della superficie del mare. Le condizioni diLa Niñanell’Oceano Pacifico equatoriale, sono continuate per tutto il 2022. I tre anni insoliti anni consecutivi di condizioni di La Niña (“triple-dip”) hanno avuto effetti diffusi sull’Oceano Pacifico, sugli altri oceani e sul clima nel 2022. La temperatura media annuale globale della superficie del mare nel 2022 è stata pari a quella del 2018, la sesta più alta mai registrata, ma è stata inferiore sia al 2019 che al 2020, in parte propria a causa della lunga durata di La Niña. Circa il 58% della superficie oceanica ha subìto almeno un’ondata di caldo marino nel 2022, definita come temperature della superficie del mare nel 10% più caldo di tutti i dati registrati in una particolare località per almeno cinque giorni.

Il calore dell’oceano e il livello globale del mare sono stati i più alti mai registrati. Nell’ultimo mezzo secolo,gli oceani hanno immagazzinato oltre il 90% dell’energia in eccesso intrappolata nel sistema terrestre dai gas serra e da altri fattori. Il contenuto di calore globale dell’oceano, misurato dalla superficie dell’oceano fino a una profondità di 2.000 metri, ha continuato ad aumentare e ha raggiunto nuovi record nel 2022. Il livello medio globale del mare è stato da record per l’11° anno consecutivo, raggiungendo circa 101,2 mm sopra la media del 1993 quando iniziarono le misurazioni altimetriche satellitari.

Le ondate di caldo hanno infranto i record di temperatura in tutto il pianeta. A luglio, un’ondata di caldo durata 14 giorni ha colpito l’Europa occidentale. Una stazione in Inghilterra ha registrato per la prima volta una temperatura di 40 °C, oltre 100 stazioni in Francia hanno battuto i record di temperatura di tutti i tempi e altre stazioni in almeno altri 6 Paesi europei hanno stabilito record di calore di tutti i tempi. Le temperature estive estremamente elevate in Europa hanno provocato unoscioglimento senza precedenti dei ghiacciai nelle Alpi, con oltre il 6% del loro volume – una perdita record – perso in Svizzera solo nel 2022. Il caldo estivo da record nell’Asia centrale e orientale, in particolare nel bacino del fiume Yangtze, ha determinato unasiccità devastante che ha colpito più di 38 milioni di personee ha causato una perdita economica diretta di 4,75 miliardi di dollari.

L’Artico è stato caldo e umido.L’Artico ha avuto il 5°anno più caldo in 123 anni. Il 2022 ha segnato il 9° anno consecutivo in cui le anomalie della temperatura artica sono state superiori alle anomalie medie globali, fornendo ulteriori prove del processo noto comeamplificazione artica, che fa sì che l’Artico si riscaldi più rapidamente rispetto al resto del pianeta. L’estensione minima stagionale del ghiaccio marino artico, generalmente raggiunta a settembre, è stata l’11ma più piccola negli ultimi 43 anni. Laquantità di ghiacciopluriennale (il ghiaccio che sopravvive ad almeno una stagione estiva di scioglimento) rimasta nell’Articoha continuato a diminuire. Dal 2012, l’Artico è quasi privo di ghiaccio più vecchio di 4 anni. Le precipitazioni artiche medie annuali del 2022 sono risultate le più elevate dal 1950 e tre stagioni (inverno, estate e autunno) si sono classificate tra le 10 più piovose per le rispettive stagioni. 

L’Antartide a sua volta ha vissuto nel 2022 una serie di eventi estremi. Diversi fiumi atmosferici  (sono aree atmosferiche lunghe e strette che, come fiumi nel cielo, trasportano la maggior parte del vapore acqueo al di fuori dei tropici) hanno portato una quantità straordinaria di precipitazioni sull’Antartide nel 2022. Tutte e cinque le stazioni meteorologiche a lungo termine con personale sulla Penisola Antartica hanno registrato ilsecondo anno più caldo mai registrato. Il 18 marzo a Dome C, nell’Antartide orientale, un’ondata di caldo ha portato a una nuova temperatura record di tutti i tempi di-9,4 °C(44 °C al di sopra di sopra dellla media di marzo). Come conseguenza c’è stato il crollo della piattaforma di ghiaccio del Conger, criticamente instabile. Nel 2022, sono stati stabiliti più di 100 record giornalieri di minima estensione della superficie di ghiaccio marino, inclusi due minimi record annuali di tutti i tempi in termini di estensione a febbraio.

Sebbene l’attività dei cicloni tropicali fosse quasi nella media, le tempeste hanno provocato devastazione in molte aree del mondo.Nel 2022 si sono verificate85 tempeste tropicali nominatedurante le stagioni delle tempeste nell’emisfero settentrionale e meridionale, una media vicina alla media di 87 del periodo 1991-2020. Tre cicloni tropicali hanno raggiunto l’intensità di categoria 5 sulla scala dei venti degli uragani Saffir-Simpson, il minor numero dal 2017 di tempeste tropicali di categoria 5. L’energia dei cicloni che si è accumulata è stata la più bassa da quando sono iniziate le registrazioni affidabili nel 1981. Nonostante ciò, diverse tempeste hanno causato danni ingenti. Nel Nord Atlantico, l’uraganoFionaè diventato il ciclone tropicale o post-tropicale più intenso e distruttivo nella storia del Canada atlantico. Il grande uraganoIanha ucciso più di 100 persone ed è diventato il terzo disastro più costoso negli Stati Uniti, con danni stimati in 113 miliardi di dollari. Nell’Oceano Indiano meridionale il ciclone tropicaleBatsiraiha registrato una caduta di 2044mm di pioggia sul vulcano Commerson nell’nell’isola dellaRiunione, provocando 121 vittime nel vicino Madagascar.

La distribuzione geografica di anomalie ed eventi climatici notevoli selezionati per il 2022 (Fonte: BAMS, 2023).

Come annotazione nel Rapporto, che solitamente non riporta dati sulle eruzioni vulcaniche, viene citata l’eruzione nel 2022 a Tonga, perché per “il grande impatto climatico che potrebbe avere saremmo negligenti nel non menzionarla”. Il 14-15 gennaio il vulcano sottomarino denominatoHunga Tonga-Hunga Ha’apainell’arcipelago di isole del Regno di Tonga nel Pacifico meridionale ha eruttato più volte. L’iniezione di acqua nell’atmosfera è stata senza precedenti sia in termini di magnitudo – superando di gran lunga qualsiasi valore precedente registrato dai satelliti in 17 anni – sia in termini di altimetria, poiché è penetrata nella mesosfera. Si stima che la quantità di acqua iniettata nella stratosfera sia all’incirca di150 teragrams(miliardi di Kg.) ovvero il 10% della quantità totale di vapore acquo nella stratosfera. “Potrebbero essere necessari diversi anni– si legge nel rapporto –prima che il pennacchio d’acqua si dissipi, e al momento non è noto se questa eruzione avrà effetti climatici a lungo termine”.

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