L’ ultima analisi dell’ENEA sul sistema energetico attesta che nel 2023 in Italia sono diminuite le emissioni per effetto del minor utilizzo di fonti fossili e i consumi (eccetto i trasporti) dovuti a un inverno molto mite, al Piano nazionale di contenimento dei consumi e ai prezzi dell’energia ancora alti, ma il tasso di decarbonizzazione è troppo lento, rispetto all’obiettivo del 5% medio annuo, necessario per raggiungere l’obiettivo al 2030 previsto nel PNIEC.
Nel 2023 lo scenario energetico nazionale è stato caratterizzato da un forte calo delle emissioni di anidride carbonica (-8%) e da una nuova riduzione dei consumi di energia primaria (-2,5%), leggermente inferiore a quella dell’Eurozona (-3%).Il petrolio è tornato a essere ampiamente la prima fonte energetica con il 35% del totale ma, nell’insieme, la quota di domanda coperta dalle fonti fossili – petrolio, gas e carbone – ha segnato il minimo degli ultimi 50 anni (71%).
È quanto emerge dall’Analisi del sistema energetico italianodell’ENEAper l’intero2023pubblicata il 29 febbraio 2024, che evidenzia anche un nuovomassimo storicopereolicoefotovoltaico, che sono arrivati a coprire il17,5% della domanda su base annua,grazie alla crescita della capacità installata.
“Questo trend di crescita rappresenta il principale, se non l’unico, driver virtuoso per la decarbonizzazione in atto– ha spiegatoFrancesco Graccevail ricercatore ENEA che coordina l’Analisi sul sistema energetico italiano –La diminuzione dei consumi è il risultato di un minor impiego di fonti fossili come gas (-10%), carbone (-30%) e petrolio (-2%), compensato solo parzialmente dalla maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili (+13%) e dalle importazioni di elettricità, salite al massimo storico (+19%)”.
Di fatto, il calo della domanda “è legato prevalentemente a fenomeni non strutturali, come la diminuzione dei consumi di gas per riscaldamento nel primo trimestre 2023, dovuti a un inverno molto mite, al Piano nazionale di contenimento dei consumi e ai prezzi dell’energia ancora alti, ma anche alla contrazione della produzione industriale che ha toccato punte quasi drammatiche in alcuni settori energivori, scendendo sotto i livelli del 2020”, ha proseguito Gracceva.
L’unico settore in controtendenza sono itrasporti, conuna domanda di energia tornata a crescere ai livelli pre-crisi (+2%) sulla spinta del comparto aereo (+20%).

Ladiminuzione delleemissioni di CO2(-8%) è imputabile alminor utilizzo di fonti fossili: oltre i tre quarti del calo si è registrato neisettori ETS(generazione elettrica e industria energivora), le cui emissioni sono stimatein calo del 16%, il resto è riconducibile allacontrazione dei consumi di gasnel settore civile (non-ETS), le cui emissioni sono stimate in calo del 3%.
Più nel dettaglio, il 70% della riduzione delleemissioni riguarda il settore elettrico, in gran parte per fenomeni congiunturali come il ‘riaggiustamento’ del mix delle fonti dopo le tensioni del 2022 sui mercati dell’energia.
“Infatti– ha sottolineato Gracceva –l’aumento dell’intensità carbonica registrato nel 2022, infatti, si è dimostrato un fenomeno temporaneo: è diminuita la produzione da gas (-25 TWh), è cessato il programma di massimizzazione dell’utilizzo di carbone (-9 TWh) e dell’olio combustibile, mentre l’import elettrico (+8 TWh) ha raggiunto un record storico”.
In questo scenario la transizione del sistema energetico ritrova il passo verso la decarbonizzazione, misurata dall’ENEA attraverso l’ISPRED(Indice Sicurezza, PRezzi dell’Energia e Decarbonizzazione), elaborato dall’ENEA per misurare l’andamento della transizione energetica nel nostro Paese, che registra nel 2023 unmiglioramentosignificativo (+25%) rispetto al 2022, quando era crollato al minimo della serie storica (dal 2008), penalizzato dall’aumento delle emissioni e dai prezzi record dell’energia. Ilvalore complessivodell’indicatore sintetico della decarbonizzazione risultanel 2023 pressoché doppio rispetto a un anno prima, mentre la singolacomponente prezzi evidenzia un miglioramento del 20%, tuttavia il trend non è in linea con l’obiettivo al 2030 previsto dalPNIEC.

“Per i prossimi anni è prevedibile che il trend positivo di decarbonizzazione continui nel settore della generazione elettrica, sebbene a ritmi più contenuti al netto dei fattori congiunturali che hanno caratterizzato il 2023– ha concluso Gracceva –Resta comunque difficile realizzare quel tasso di riduzione delle emissioni, intorno al 5% medio annuo, necessario per raggiungere il target di decarbonizzazione atteso al 2030”.
Sul fronte dei prezzi all’ingrosso, nonostante i cali registrati, nel 2023 iprezzi medi di gas ed elettricitàsono rimasti sulivelli storicamente elevati, tali da continuare a esercitare una pressione sul contenimento della domanda: nel quarto trimestre 2023 il prezzo del gas al Punto di Scambio Virtuale è stato di oltre 40 euro/MWh, quasi due volte le medie di lungo periodo pre-crisi 2022, il prezzo dell’energia elettrica sulla Borsa Elettrica italiana è stato pari a 124 €/MWh, oltre due volte le medie pre-crisi.
Dall’Analisi emerge anche unaforte espansione (+25%) a livelloglobaledellaspesa pubblica in ricerca energeticanel periodo 2019-22, concentrata in particolare sulletecnologie “abilitanti”, con una sensibile crescita della spesa in efficienza energetica (quasi un quarto della spesa pubblica totale in ricerca energetica), ma con unrallentamento della spesa relativa alle rinnovabili. Tuttavia, questo incrementonon si rileva in Italia dovela crescita della spesa pubblica in ricerca energetica risulta inferiore (+0,6%)con aumenti circoscritti ai settori dell’idrogeno(+160% circa) e delnucleare(+40% circa). Particolarmentecritico appare l’arretramento della spesa in ricerca nel settore dell’efficienza energetica(-12%).
