20 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Riscaldamento globale: c’è e nell’Artico cresce più velocemente

I dati satellitari confermano il riscaldamento globale accelerato degli ultimi anni e l’aumento delle temperature ai Poli è superiore a quanto rilevato dalle scarse stazioni di rilevamento.

Un nuovo Studio condotto da ricercatori della NASA ha confermato i dati sul riscaldamento globale forniti dalla stessa NASA e dalla NOAA a febbraio 2019, secondo cui anche il 2018 si è rivelato uno degli anni più caldi da quando esistono le misurazioni sulla temperatura dell’atmosfera e ben 17 anni più caldi su 18 si sono succeduti dal 2000.

Nell’occasione, i dati assunti si riferivano a quelle registrati dalla rete mondiale delle stazioni meteorologiche terrestri, estremante capillari eccetto che per le regioni artiche ed antartiche dove sono meno diffuse, e quelle rilevate sulla superfice degli oceani attraverso boe e altre strumentazioni.

Per verificare l’attendibilità dei dati, un gruppo di scienziati del Goddard Space Flight Center della NASA ha utilizzato le misurazioni a infrarossi della temperatura sulla superficie terrestre rilevate dal satellite AIRS (Atmosferica Infra-Red Sounder) dal 2003 al 2017, comparandole con le analisi delle temperature superficiali del Goodard Institue for Space Studies (GISTEMP).

I risultati di tale confronto tra i due set di dati degli ultimi 15 anni sono stati pubblicati su Environmental Research Letters con il titolo “Recent global warming as confirmed by AIRS”.

I dati AIRS completano quelli del GISTEMP perché hanno una risoluzione spaziale più elevata rispetto a questi e hanno una copertura globale più completa – ha dichiarato Joel Susskind, del Goddard Space Flight Center della NASA e principale autore dello Studio – Entrambi i set di dati dimostrano che il riscaldamento globale è proseguito nel periodo considerato e che il 2016, il 2017 e il 2015 sono stati, nell’ordine, gli anni più caldi dei record strumentale. Queste analisi dettagliate sono molto importanti sia per stimare i trend in atto sia per sviluppare delle strategie di intervento e per verificare l’efficacia di quelle in atto”.

Per effettuare il confronto i ricercatori hanno ricostruito l’andamento climatologico mensile a griglia per ogni mese del calendario e per ogni set di dati, calcolando la media dei valori mensili tra il 2003 e il 2017, con le anomalie di ogni mese ed anno, definite come la differenza di valore tra la punta della griglia di quel mese rispetto andamento climatologico mensile.er quel mese dalla sua climatologia mensile.

La corrispondenza tra le variazioni di temperatura registrate dai termometri terrestri, dalle interpretazioni delle stazioni meteorologiche e dagli infrarossi del satellite, strumenti totalmente indipendenti, è davvero impressionante come si può cogliere dal grafico sottostante.

Anomalie medie globali per i set di dati AIRS e GISTEMP da gennaio 2013 a dicembre 2017, insieme ad altri 3 set di dati selezionati (fonte: Environmental Research Letters, 2019)

In particolare, i dati satellitari AIRS a volte mostrano un maggiore riscaldamento rispetto al set di dati della NASA, e lo fanno in particolare per l’Artico, una regione in cui le misurazioni sono scarse e il riscaldamento è più veloce.

È interessante notare che i nostri risultati hanno rivelato che i set di dati basati sulla superficie possono aver sottostimato i cambiamenti di temperatura nell’Artico – ha osservato il Direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA e co-autore dello Studio, Gavin Schmidt Questo significa che il riscaldamento globale ai poli potrebbe avvenire più rapidamente di quanto si fosse precedentemente pensato. Il nostro lavoro mostra anche che le analisi complementari della temperatura superficiale via satellite fungono da importante convalida delle stime basate sulla superficie e possono indicare il modo di apportare miglioramenti ai prodotti di superficie che possono essere estesi indietro di molti decenni“.

Tale accelerazione di riscaldamento polare e correlato a quanto indicato da due Studi , pubblicati contemporaneamente lo scorso gennaio, secondo cui lo scioglimento della banchisa polare è più accelerato negli ultimi anni, con conseguente aumento del rischio di innalzamento del livello dei mari.

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