Uno studio condotto da ricercatori del team internazionale BioShifts, che hanno analizzato oltre 9.500 spostamenti di areale di oltre 3.000 specie, rivela che le specie marine e terrestri si stanno spostando lungo il gradiente latitudinale fino a quattro volte più velocemente di quanto previsto dai modelli climatici che sono ampiamente utilizzati per prevedere i cambiamenti nella distribuzione delle specie e guidare le politiche di conservazione in risposta al riscaldamento globale.
Per effetto del riscaldamento globale, la distribuzione delle specie lungo il gradiente latitudinale è fino a 4 volte più veloce rispetto a quanto previsto dai modelli climatici.
A queste conclusioni è giunto loStudio“Species range shifts often speed ahead of their modeled climatic niches”, pubblicato il 30 marzo sullaPNASe condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dalCentre de Synthèse et d’Analyse sur la Biodiversité, Fondation pour la Recherche sur la Biodiversité di Montpellier.
Con il riscaldamento globale, molte specie animali e vegetali stanno migrando verso latitudini e altitudini più elevate alla ricerca di condizioni più favorevoli, sconvolgendo il funzionamento degli ecosistemi e delle società umane e compromettendo le risorse agricole, forestali e della pesca.
Prevedere come e dove le specie si sposteranno a seguito dei cambiamenti climatici è fondamentale per la tutela della biodiversità. Gli scienziati spesso utilizzano modelli di nicchia basati sulla distribuzione storica delle specie per ipotizzare gli spostamenti dei loro areali, ma non è ancora chiaro quanto queste previsioni corrispondano ai cambiamenti osservati.
UtilizzandoBioShifts, un geodatabase globale di 30.534 spostamenti di areale di più di 12.000 specie, frutto del lavoro del CESAB (Centre for the Synthesis and Analysis of Biodiversity) della Fondazione francese per la ricerca sulla biodiversità, i ricercatori hanno testatoi modelli di nicchia climatica confrontando le loro previsioni basate sul clima con le osservazioni migratorie di oltre 9.500 casi, riguardanti più di 3.500 specie tra quelle elencate in BioShifts.

(a). Gli spostamenti latitudinali documentati dell’areale (km/anno) in diverse posizioni e le variabili metodologiche associate, che utilizza una specie di farfalla in Francia.
(b). Gli spostamenti modellati dell’areale sono stati stimati tramite regressioni lineari per calcolare le variazioni latitudinali (km/anno) per il centroide, il margine anteriore e il margine posteriore dell’areale di ciascuna specie, utilizzando mappe di idoneità annuali previste dai modelli di nicchia.
(c). Il quadro statistico ha incluso il test di accuratezza predittiva degli spostamenti di range modellati in termini di allineamento in direzione (Q1) e corrispondenza in magnitudine (Q2) degli spostamenti di range documentati e l’identificazione dei fattori che influenzano la discrepanza (Q3) (Fonte: PNAS, Brunno F. Oliveira et al., 2026).
I ricercatori hanno scoperto che, sebbene i modelli di nicchia tendano a individuare la direzione, soprattutto per le specie marine, spessonon riescono a prevedere la velocità della ridistribuzione.
I risultati sono inequivocabili: sebbene le previsioni catturino con precisione la direzione generale degli spostamenti delle specie, tendono a sottostimare la velocità di migrazione, con velocità previste in media quattro volte inferiori a quelle osservate. Questa discrepanza è particolarmente pronunciata negliambienti marini, ma si riscontra anche sulla terraferma, con variazioni a seconda della connettività degli habitat o delle capacità migratorie delle specie terrestri verso altitudini più elevate nelle regioni montuose.
Questi risultati indicano che imeccanismi effettivi che regolano gli spostamenti delle specie sono quindi molto più complessi di quelli integrati nei modelli attuali e lemisure attuali potrebbero risultare insufficienti o inadeguate ad affrontare la portata dei cambiamenti in atto.
Lo studio, anziché rappresentare una sfida, evidenzia i limiti dei modelli al fine di migliorarli, in particolare integrando processi più ecologici ed evolutivi, come ladispersione delle specie, leinterazioni biologicheo lastruttura del paesaggio.
Lo stesso Consorzio di ricercatori, in un altroStudio(Genetic Diversity Impacts Climate-Induced Species Range Shifts), pubblicato sul numero di Aprile diEcology Letters, offre ulteriori spunti di riflessione, dimostrando che la diversità genetica influenza la capacità delle specie di rispondere ai cambiamenti climatici e che costituisce una leva essenziale per la resilienza delle popolazioni di fronte al riscaldamento globale.
Secondo questo studio, le specie con una maggiore diversità genetica sembrano essere più resistenti alle temperature eccessivamente elevate nella parte meridionale del loro areale e sono in grado dicolonizzare con maggiore efficacia nuovi territori al margine settentrionale quando il clima diventa favorevole.

(a). Numero di specie con dati sulla diversità genetica all’interno di esagoni di uguale area di 400 km. Per ogni specie, la posizione dei dati genetici è stata rappresentata dal centroide geografico di tutte le coordinate di campionamento disponibili.
(b). Numero di specie con dati sulla velocità di variazione dell’areale all’interno di esagoni di uguale area di 400 × 400 km. I dati sulla variazione dell’areale si basano sui poligoni dell’area di studio riportati nelle fonti originali in cui sono state effettuate le stime della variazione dell’areale, come memorizzato nel database BioShifts. Si noti che i poligoni dell’area di studio possono estendersi su più esagoni a seconda della loro estensione geografica e una singola specie può essere inclusa in più aree di studio.
Le due mappe differiscono nella loro distribuzione spaziale a causa della natura sottostante dei dati: centroidi di campionamento basati su punti per la diversità genetica rispetto a poligoni spaziali per le aree di studio della variazione dell’areale. Gli esagoni indicano il numero di specie per le quali sono disponibili dati in ciascuna area geografica, su scala logaritmica (Fonte: Ecology Letters, Vol.29, Issue 4, April 2026).
Fornendo prove che la diversità genetica potenzialmente consente la persistenza ai margini posteriori e la colonizzazione ai margini anteriori, con l’entità di questi effetti che varia a seconda della velocità del cambiamento climatico, lo studio conferma le conclusioni di quello pubblicato sullaPNAS:i modelli di nicchia climatica devono essere migliorati, incorporando un maggior numero di parametri noti per influenzare gli spostamenti delle specie.
Queste attività sono essenziali per prevedere al meglio la ridistribuzione degli esseri viventi e garantire la sostenibilità delle risorse naturali.
Immagine di copertina: © Thibaut VERGOZ / LEEISA / CNRS Images
