25 Settembre 2021
Economia e finanza Politica Società

Stiamo ricostruendo meglio (BBB) le nostre economie post-Covid?

In base al Rapporto UNEP-Oxford University Global Recovery Project, al momento sembrerebbe che siamo fuori strada, con appena il 2,5% di tutta la spesa annunciata per le misure di ripresa post-Covid che avrebbe ricadute ambientali positive. Dall’analisi dei programmi di spesa delle 50 principali economie mondiali si evidenzia che i leader politici, eccetto pochissime eccezioni, stanno sprecando una grande opportunità per costruire un mondo più sicuro e un’economia più verde post-pandemia.

Organizzato da UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) e Università di Oxford, si è svolto il 10 marzo 2021 l’evento online “Stiamo ricostruendo meglio?”, che ha riunito vari leader globali e istituzionali per discutere i progressi, esplorare le opportunità e tentare di dare risposte ad alcune delle principali domande conseguenti la diffusione della pandemia di Covid-19:
Cosa si rischia se non si riesce  a ricostruire meglio?
La spesa per la ripresa può avere forti impatti economici e occupazionali, assicurando al contempo progresso ambientali?
I Paesi stanno utilizzando i fondi per la ripresa post-Covid-19 per affrontare i cambiamenti climatici, la perdita della natura e l’inquinamento?
In che modo i Paesi possono sfruttare meglio i fondi per la ripresa per accelerare la transizione verso un mondo più sostenibile ed equo?

Alla Tavola rotonda hanno partecipato, tra gli altri, il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz; il Ministro dell’Ambiente di Germania, Svenja Shultze, la Direttrice esecutiva dell’UNEP, Inger Andersen, l’Amministratore del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, Achim Steiner, la Direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva.

L’evento è servito soprattutto per lanciare il nuovo importante Rapporto Are We Bulding Back Better? Evidence from 2020 and Pathways for Inclusive Green Recobery” del Global Recovery Project di Oxford, che analizza dettagliatamente oltre 3.500 misure introdotte dalle principali 50 economie mondiali e se queste siano in linea con gli obiettivi ambientali.

Ne emerge che solo il 2,5% di tutta la spesa correlata a Covid-19 fino ad oggi ha “caratteristiche ambientali positive“, mentre la fetta maggiore della spesa si è necessariamente concentrata sul sostegno al welfare e sulla risposta sanitaria. Tuttavia, sottolinea il Rapporto, anche quando l’attenzione si restringe ad analizzare le misure progettate assicurare una ripresa economica a più lungo termine, solo il 18% la spesa ha “caratteristiche verdi positive“.

Nonostante i passi positivi verso una ripresa sostenibile post-Covid-19 fatti da alcune nazioni leader, il mondo finora non è riuscito a soddisfare le aspirazioni di ricostruire meglio – ha affermato Brian O’Callaghan, ricercatore capo del Global Recovery Project e autore del Rapporto – Ma le opportunità di spendere saggiamente per la ripresa non sono ancora finite. I Governi possono sfruttare questo momento per garantire la prosperità economica, sociale e ambientale a lungo termine“.

Il grafico indica un’ampia diffusione nei profili di spese annunciate dalle economie del G20, ma pochi Paesi stanno contribuendo in modo significativo alle priorità verdi. Nel 2020, alcune nazioni del G20, tra cui Francia, Germania e Corea del Sud hanno mostrato una risoluta concentrazione sull’accelerazione verso una transizione climatica sostenibile, che si riflette nella percentuale relativamente alta di spesa per la ripresa verde annunciata da ciascuno Paese (Fonte: Global Recovery Observatory, 2021)

Il Rapporto sottolinea che, man mano che le nazioni escono dalla morsa della pandemia, l’opportunità di investire in una ripresa sostenibile è sempre più impellente e una ripresa  verde ha senso dal punto di vista economico, apportando il potenziale per una crescita più forte e contribuendo anche a raggiungere gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030.

I principali risultati dell’analisi in termini di spesa per il recupero:
– 341 miliardi di dollari ovvero il 18,0% della spesa sono stati verdi, principalmente rappresentati da un piccolo gruppo di Paesi ad alto reddito. Nel complesso, la spesa per la ripresa globale ha finora perso l’opportunità di investimenti verdi.
66,1 miliardi sono stati investiti nelle energie a basse emissioni di carbonio, grazie in parte al sostegno cinese e coreano per progetti di energia rinnovabile, nonché agli investimenti nell’idrogeno francesi e tedeschi.
86,1 miliardi di dollari sono stati annunciati per il trasporto verde attraverso trasferimenti e sussidi a veicoli elettrici, investimenti nei trasporti pubblici, in infrastrutture per ciclisti e pedoni.
35,2 miliardi di dollari sono stati annunciati per la bioedilizia per aumentare l’efficienza energetica, principalmente attraverso retrofit, in particolare in Francia e nel Regno Unito.
56,3 miliardi di dollari sono stati annunciati per il capitale naturale o per Soluzioni basate sulla natur (NbS) – iniziative di rigenerazione dell’ecosistema e rimboschimento. Quasi due quinti sono stati destinati a investimenti in parchi pubblici e spazi verdi, in particolare negli Stati Uniti e in Cina, per migliorare la qualità della vita e affrontare le preoccupazioni ambientali.
28,9 miliardi di dollari sono stati annunciati in Ricerca &Sviluppo ecologico. La R&S green include le tecnologie per le energie rinnovabili, per la decarbonizzazione di settori come l’aviazione, la plastica e l’agricoltura e il sequestro del carbonio (CCS). Senza progressi nella R&S verde, il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi richiederebbe cambiamenti ancora maggiori nei prezzi e nello stile di vita degli individui.

I dati del Rapporto sono attinti dall’Osservatorio sulla ripresa economica, istituito nel marzo 2020 presso la Smith School  of Enterprise and the Environment (SSEE) dell’Università di Oxford dallo stesso O’Callaghan e dal suo Direttore Cameron Hepburn Professore di economia ambientale a Oxford e alla London School of Economics and Political Science, ed è finanziato da UNEP, UNDP, FMI e Agenzia per la cooperazione internazionale della Germania.

Lo scorso maggio, uno Studio, pubblicato sulla Oxford Review of Economic Policy e del quale avevamo dato ragguagli, coordinato da Hepburn e a cui avevano contribuito, oltre a O’Callaghan e Stiglitz, Lord Nicolas Stern e Dimitri Zenghelis, indicava che un recupero economico dopo il collasso indotto da Covid-19 può essere conseguito solo con pacchetti economici ecosostenibili, in grado di creare più posti di lavoro, migliori rendimenti a breve termine, maggiori risparmi sul lungo periodo, e, al contempo, permettere il conseguimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

L’umanità sta affrontando una pandemia, una crisi economica e un disastro ecologico: non possiamo permetterci di perdere su nessun fronte – ha sottolineato Inger Andersen, Direttrice esecutiva dell’UNEP – I Governi hanno un’opportunità unica di mettere i loro Paesi su traiettorie sostenibili che assegnino la priorità contemporaneamente alle opportunità economiche, alla riduzione della povertà e alla salute del Pianeta. L’Osservatorio fornisce loro gli strumenti per navigare verso recuperi più sostenibili e inclusivi“.

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