21 Settembre 2021
Salute Sostenibilità

Rapporto BES 2020: Covid-19 riduce il benessere degli italiani

L’annuale Rapporto BES dell’Istat sul benessere, equo e sostenibile, che valuta il progresso di una società non soltanto da un punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale, quest’anno rileva il forte impatto che la pandemia ha inferto a più di un settore della vita del nostro Paese.

A dieci anni dall’avvio del progetto, l’Istat ha presentato il 10 marzo 2021 l’ottava edizione del Rapporto BES sul  Benessere Equo e Sostenibile, che fornisce annualmente un’analisi dei progressi e delle criticità delle dimensioni del benessere in Italia, offrendo l’aggiornamento del sistema di indicatori definito per misurare le profonde trasformazioni in atto, incluse quelle determinate dalla pandemia da Covid-19.

L’Istat, come gli altri istituti nazionali di statistica, ha il compito di costruire l’informazione necessaria al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese e contribuire alla realizzazione di questo progetto globale. Lo scorso maggio l’Istat aveva presentato il 3° Rapporto SDGs Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia, di cui si avvale l’ASviS (l’Alleanza nazionale per lo Sviluppo Sostenibile) per il suo annuale Rapporto L’Italia e gli Obiettivi dei Sviluppo Sostenibile”, che il giorno prima ha presentato a sua volta un’analisi delle misure del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ottica degli Obiettivi dell’Agenda ONU al 2030.

In particolare, l’Istat ha realizzato le seguenti azioni:
– la formulazione di nuovi quesiti all’interno delle indagini Istat correnti (ad esempio, quesiti sulla didattica a distanza, sulla fiducia nei medici e negli scienziati, l’indagine Aspetti della vita quotidiana 2021);
– la sostituzione di alcuni indicatori aggiornabili a frequenza pluriennale con altri a cadenza annuale, per migliorare la tempestività (ad esempio sulla sicurezza, sulla vulnerabilità economica delle famiglie e sull’asimmetria del lavoro familiare);
– l’introduzione di 33 nuovi indicatori che integrano 8 dei 12 domini del BES (Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi) per un insieme complessivo di 152 indicatori.

L’integrazione dei nuovi indicatori è stata realizzata in coerenza con le linee fondamentali del programma #NextGenerationEU e risponde a esigenze conoscitive specifiche, tra cui l’arricchimento delle informazioni disponibili sugli aspetti sanitari, sulla digitalizzazione, sul capitale umano (sia dal lato della formazione, sia dal lato del lavoro) e sul cambiamento climatico.

La pandemia ha rappresentato una frenata o, addirittura, un arretramento in più di un settore della vita del nostro Paese – ha dichiarato il Presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo Gli indicatori del Rapporto hanno registrato impatti particolarmente violenti su alcuni progressi raggiunti in dieci anni dalla salute, annullati in un solo anno. L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze pesanti su un mercato del lavoro già poco dinamico e segmentato e ha imposto una battuta d’arresto della stessa partecipazione culturale“.

I principali risultati per dominio.


– Salute. L’evoluzione positiva della speranza di vita alla nascita tra il 2010 e il 2019 è stata duramente frenata da Covid-19 che ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita attesi maturati nel decennio. Nel Nord la speranza di vita passa da 82,1 anni nel 2010 a 83,6 nel 2019, per scendere nuovamente a 82 anni nel 2020. Nel Centro passa da 81,9 nel 2010 a 83,1 anni nel 2020 e nel Mezzogiorno da 81,1 a 82,2 anni, con perdite meno consistenti nell’ultimo anno (rispettivamente -0,5 e -0,3 anni). È un arretramento non ancora concluso, e che richiederà tempo per essere pienamente recuperato.

Istruzione. Nonostante i miglioramenti conseguiti nell’ultimo decennio, non si è ancora in grado di offrire a tutti i giovani le stesse opportunità per un’educazione adeguata. Il livello di istruzione e di competenze che i giovani riescono a raggiungere dipende ancora in larga misura dall’estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio in cui si vive. La pandemia del 2020, con la conseguente chiusura degli istituti scolastici e universitari e lo spostamento verso la didattica a distanza, o integrata, ha acuito le disuguaglianze.
Nel secondo trimestre 2020 sale al 23,9% la quota di giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (NEET), dopo alcuni anni di diminuzioni (21,2% nel secondo trimestre 2019).

Lavoro e conciliazione dei tempi di vita. Nel secondo trimestre 2020, l’emergenza sanitaria ha comportato in Italia un forte calo del numero di occupati: sono 788mila in meno (tra i 20-64 anni) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente; il tasso di occupazione (sempre 20-64 anni) scende al 62%, in diminuzione del 2%. Nel 2010, il tasso di occupazione delle donne di 20-64 anni in Italia era di 11,5 punti più basso rispetto alla media europea, e nel 2020 il distacco arriva a circa 14 punti in meno.

Benessere economico. La stima preliminare per il 2020 identifica oltre 5,6 milioni di individui in condizione di povertà assoluta in Italia, con un’incidenza media pari al 9,4%, dal 7,7% del 2019: si tratta dei valori più elevati dal 2005. La povertà cresce soprattutto al Nord, area particolarmente colpita dalla pandemia, dove la percentuale di poveri assoluti passa dal 6,8% al 9,4% degli individui; più contenuta, invece, la crescita al Centro (dal 5,6% al 6,7% degli individui) e nel Mezzogiorno (dal 10,1% all’11,1%). Colpisce, inoltre, prevalentemente le famiglie con bambini e ragazzi: l’incidenza di povertà tra gli individui minori di 18 anni sale di oltre due punti percentuali (da 11,4% a 13,6%, il valore più alto dal 2005) per un totale di 1 milione e 346mila bambini e ragazzi poveri, 209mila in più rispetto all’anno precedente.

Relazioni sociali. La stima preliminare per il 2020 identifica oltre 5,6 milioni di individui in condizione di povertà assoluta in Italia, con un’incidenza media pari al 9,4%, dal 7,7% del 2019: si tratta dei valori più elevati dal 2005. La povertà cresce soprattutto al Nord, area particolarmente colpita dalla pandemia, dove la percentuale di poveri assoluti passa dal 6,8% al 9,4% degli individui; più contenuta, invece, la crescita al Centro (dal 5,6% al 6,7% degli individui) e nel Mezzogiorno (dal 10,1% all’11,1%). Colpisce, inoltre, prevalentemente le famiglie con bambini e ragazzi: l’incidenza di povertà tra gli individui minori di 18 anni sale di oltre due punti percentuali (da 11,4% a 13,6%, il valore più alto dal 2005) per un totale di 1 milione e 346mila bambini e ragazzi poveri, 209mila in più rispetto all’anno precedente.

Politica e istituzioni. Nel 2020, la fiducia nelle istituzioni ha consolidato il miglioramento in atto dal 2018: il 45,8% dei cittadini dai 14 anni in su ha accordato la sufficienza al Sistema giudiziario (35,6% nel 2017), il 39,6% al Parlamento nazionale (22,2% nel 2017) e il 20,5% ai Partiti politici (10,9% nel 2017). Sentimenti di fiducia più elevati continuano a essere espressi nei confronti delle Forze dell’ordine (79,4% di giudizi sufficienti) e dei Vigili del fuoco (92,2% di giudizi sufficienti).

Sicurezza. Gli indicatori oggettivi e soggettivi che misurano l’evoluzione della sicurezza nel nostro Paese mostrano una generale tendenza al miglioramento che si è accentuata nel 2020 a seguito delle limitazioni imposte dalla pandemia. Nel 2020 sale al 61,6% la quota di persone che si dichiarano molto o abbastanza sicure quando camminano al buio da sole nella zona in cui vivono (da 57,7% nel 2019); si tratta del valore più alto dal 2010 che conferma il trend positivo iniziato nel 2018. Scende invece al 7,3%, livello minimo dal 2010, la quota di popolazione che dichiara di aver visto nella zona in cui abita persone che si drogano o spacciano droga, prostitute in cerca di clienti o atti di vandalismo contro il bene pubblico (8,3% nel 2019).

Benessere soggettivo. Nel 2020, meno della metà della popolazione (44,5%) esprime un voto tra 8 e 10 sulla soddisfazione della propria vita, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (43,2%). Si mantengono le differenze territoriali, con una maggiore percentuale di soddisfatti per la propria vita al Nord (48,4%), quasi quattro punti percentuali in più della media nazionale, e livelli più bassi al Centro e nel Mezzogiorno (rispettivamente, 43% e 40%). Nel nostro Paese la soddisfazione per la vita rimane diseguale non solo tra territori ma anche per titolo di studio conseguito, classi di età e, sia pure in misura minore, tra uomini e donne.

Paesaggio e patrimonio culturale. La spesa pubblica per paesaggio e cultura resta tra le più basse d’Europa in rapporto al PIL(0,4% nel 2018). In lieve aumento la spesa dei Comuni per la cultura (19,4 euro pro capite contro 18,8 dell’anno precedente) anche se cresce il divario Nord-Sud. Nel 2019 resta stabile la densità del patrimonio museale (1,6 strutture aperte al pubblico ogni 100 km2 ) ma aumenta la concentrazione dei flussi (l’1% delle strutture accoglie circa il 50% dei visitatori)..
Migliorano gli indicatori di pressione sul paesaggio. Nel 2019 l’indice di abusivismo edilizio cala per il secondo anno consecutivo (17,7 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate nel 2019, contro le 19,9 del 2017), ma la situazione resta grave nel Mezzogiorno (45,2 ogni 100). Continua a ridursi anche la pressione delle attività estrattive, pari a 259 m3 per km2 nel 2018 (-0,9% sull’anno precedente e -16,1% dal 2013) e resta contenuto l’impatto degli incendi boschivi, che nel 2019 hanno investito 36mila ettari di terreno (l’1,2 per mille del territorio nazionale) uno dei valori più bassi dell’ultimo decennio.

Ambiente. Le conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’aumento dell’effetto serra rappresentano uno dei problemi ambientali che preoccupano maggiormente le persone, in maniera diffusa e condivisa su tutto il territorio nazionale. Tale preoccupazione cresce in modo costante, dal 58,7% del 2014 fino a oltre il 70% negli ultimi due anni. La sensibilizzazione su questo argomento è alta presso i cittadini di tutte le età, giovani compresi. Differenze sensibili si associano invece al livello di istruzione.

Innovazione, ricerca e creatività. La diffusione dell’ICT tra le famiglie e gli individui si è accresciuta significativamente nel 2020, portando al 69,2% la quota di utenti regolari di Internet (era 43,9% nel 2010). Restano però ancora indietro le donne (65,8%), i più anziani (44% per la classe di età 65-74; 12,9% per gli ultrasettantacinquenni) e chi vive nel Mezzogiorno, con uno scarto di 9 punti percentuali rispetto ai residenti nel Centro-nord (72,3%).

Qualità dei servizi. Gli indicatori sulla qualità dei servizi sanitari, elementi utili per valutare gli strumenti idonei a recuperare i danni dell’epidemia il più velocemente possibile, mostrano una riduzione dei posti letto nei reparti a elevata intensità assistenziale tra il 2010 e il 2018 (da 3,51 per 10mila abitanti a 3,04) e una crescita costante del tasso di mobilità per motivi di cura dalle regioni meridionali e dal Centro tra il 2010 e il 2019 (da 9,2 a 10,9 ogni 100 dimissioni di residenti nel Mezzogiorno, da 7,4 a 9 nel Centro).

L’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile – ha affermato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovanninipuò e deve rappresentare un modo per accelerare anche il cambiamento della predisposizione del documento di economia e finanza e di altri atti programmatori. Anche perché il PNRR, che dovrà essere presentato dal governo entro aprile alla Commissione UE, anch’esso deve sposare la filosofia dello sviluppo sostenibile“.  

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