È stato presentato il 9° Rapporto Censis-Eudaimon “A ognuno il suo welfare aziendale: la sfida praticabile. Il punto di vista di lavoratori e aziende”, un testo essenziale per capire le radicali trasformazioni in atto e che evidenzia un cambio di paradigma lavorativo, con l’88,2% degli occupati che desidera più tempo per la vita privata e il 71,3% favorevole alla settimana di 4 giorni.
Per l’88,2% degli occupati avere più tempo per sé stessi e il proprio benessere dovrebbe essere un diritto per tutti. Per il 71,3% ci sono le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, con ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni. Lo pensano l’82,8% dei 18-34enni, il 72,9% dei 35-49enni e il 64% dei 50 anni e più.
È quanto emerge dal9° Rapporto“A ognuno il suo welfare aziendale: la sfida praticabile. Il punto di vista di lavoratori e aziende”, realizzato dalCensis, in collaborazione conEudaimon, leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo diCampari,Credem,EdisoneMichelin, e presentato il 24 febbraio 2026 nel corso di un evento, trasmesso instreaming.
Il Rapporto,essenziale per capire le radicali trasformazioni in atto, come le precedenti edizioni, integra in quest’ultimail punto di vista dei lavoratori con quello delle aziende con almeno 50 addetti, raccontandol’evoluzione del legame degli italiani con il lavoro e con il welfare aziendale, inserendoli nei cambiamenti epocali dell’economia e della società italiana e del contesto globale.
“Si è entrati ormai in un’età selvaggia del ferro e del fuoco[Ndr: è l’espressione usata dal Censis nelRapporto 2025 sulla situazione sociale del Paese, per come una società in preda a paure ancestrali, pulsioni irrazionali e sfiducia politica, dove la forza prevale sul diritto]in cui dalle dinamiche globali arrivano sin nel micro del quotidiano delle persone impulsi dirompenti con fenomeni come guerre, protezionismi e nazionalismi che sfuggono alla razionalità economica, poiché rispondono a pulsioni antropologiche profonde degli individui– si legge nell’incipit del Rapporto –Essenziale è capire il senso ultimo delle reazioni degli italiani nell’attuale contesto, in che modo metabolizzano e poi rielaborano gli impulsi esterni”.

Dare senso al lavoro. Per il55,1% dei dipendentifar carriera non è una priorità nella vita, per il 33,8% si, l’11,1% non esprime un’opinione.Al 64,7% dei lavoratori capita di perdere il senso del proprio lavoro, concepito solo come fonte per avere reddito.Per il 44,7% degli occupati il lavoro è più un obbligo che una passione, per il 42,7% no e il 12,6% non ha un’opinione precisa. Il51,1% degli occupati dipendenti preferirebbe un’azienda di cui condivide i valorianche se in altre aziende sarebbe pagato di più. Il 26,9% no e il 22% non sa.
No a messaggi, e-mail o chiamate fuori orario. Ricevere e-mail, messaggi, telefonate ecc. fuori dell’orario di lavoro mette ansia al 45,8% degli occupati. E il 43,9% ha scelto di praticare il “right to disconnect”, non rispondendo a e-mail, messaggi, chiamate ecc. fuori dall’orario lavorativo, il 49,3% continua a farlo e il 6,8% non ha effettuato scelte in proposito. Non rispondono a e-mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro il 57,7% dei giovani, il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50.

Latitano le gratificazioni. Per il 57,7% degli occupati la propriaretribuzione non è adeguata al lavoro che svolge, il36,1% ne è soddisfatto, il 6,2% non si esprime. Per il55,4% dei dipendenti la propria retribuzione non consente di risparmiare, per il 35,0% sì e il 9,6% non dà indicazioni. Per il52,4% degli occupati con il lavoro non si diventa benestanti nella vita, il 29,8% non è d’accordo e il 17,8% non sa. Il78,9% dei lavoratori non si sente abbastanza valorizzato nel proprio lavoroeil 62,2% non ha sufficiente autonomia.
Cambiare spesso lavoro per guadagnare di più. Il “job hopping”, cioè il cambio frequente di azienda è per il32,5% degli occupati più efficace della fedeltà ad una singola azienda per ottenere retribuzioni più alte, il 38% non è d’accordo e il 29,5% non ha ancora un’opinione in merito.
Malesseri da lavoro.Al68,3% degli occupaticapita di provare forme di “fatigue”, conestrema stanchezza psicofisica ed emotiva al lavoro, al 27,8% no e il 3,9% non risponde. Al54,0%dei lavoratori è capitato almeno una volta disoffrire di ergofobia, cioè di avere paura all’idea di recarsi al lavoro. Al 21,7% degli occupati capita di soffrire della sindrome dell’impostore, dubitando delle proprie competenze e successi, cercando di continuo l’approvazione altrui.

Irruzione dell’IA e paure. Il36,7% degli occupati italiani utilizza l’IA nel proprio lavoro, il 59,7% no e il 3,6% non risponde in merito. Il42,6% dei dipendenti teme che l’IA possa sostituirlo nel lavoroe il55,3% pensa che i dirigenti della propria azienda ripongono più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori.
Il prisma deformante dei social. Isocial proiettano un’idea di lavoro attraente, fatta di libertà, viaggi e successo personale. Un’immagine del lavoro cheil 64,4% degli occupati ritiene fuorviante, irreale e falsa, il 15,6% no e il 20,0% non ha ancora formulato un’opinione in merito.
