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Rapporto Censis 2025: più poveri nonostante l’arte “arrangiatoria”

Giunto alla 59ª edizione, il Rapporto Censis 2025 prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici dell’Italia, evidenziando un’Italia “ferma”, con crescita economica lenta e preoccupazioni per il welfare, mentre si è inoltrata nell’età “selvaggia, del ferro e del fuoco”, caratterizzata da un ceto medio in affanno e crescente sfiducia nelle istituzioni democratiche.

Il nostro Paese ha saputo, più e meglio di altri, porsi faccia a faccia con il presente. La società italiana, non riuscendo a spezzare la trappola del declino di ogni desiderio di futuro, ha rimodulato attese e desideri contingenti, e ha contrastato sul piano economico e sociale il virus della crescita zero. Senza riforme o adeguamenti strutturali alle grandi trasformazioni in corso, attingendo al suo interno le risorse per respingere gli urti della realtà geopolitica e tecnologica, sta contrastando con serietà ogni forma di sconnessione dalla realtà”.

È l’incipit delle Considerazioni generali che introducono il Rapporto Censis 2025 che,, giunto alla 59ma edizione, interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase che sta attraversando, presentato il 5 dicembre 2025, in diretta streaming, a Roma presso il CNEL, com’è consuetudine, da Massimiliano Valerii, Consigliere delegato Censis, e Giorgio De Rita, Segretario Generale Censis.

Le Considerazioni generali tracciano il profilo di un’Italia che si adatta alle crisi, ma che mostra segni profondi di disillusione e scetticismo verso le istituzioni e il futuro. In sintesi, le considerazioni descrivono un’Italia pragmatica, capace di “stare dentro le crisi” e di galleggiare, ma che fatica a trovare una direzione chiara e una leadership capace di fornire una visione a lungo termine per il futuro

I punti chiave emersi dalle Considerazioni sono:
Disillusione diffusa. Circa il 72% degli italiani ha perso fiducia nei partiti politici, nei leader e nel Parlamento. Questa sfiducia si estende anche all’UE.
Adattamento e resistenza. Il Paese ha sviluppato una “difesa immunitaria autonoma”, un’attitudine a resistere e ad adattarsi ai cambiamenti e alle crisi, rimodulando attese e desideri. Tuttavia, questa capacità di adattamento non basta a sostituire la necessità di una visione strategica e di un’azione politica efficace.
Ceto medio in affanno. La stagnazione economica e l’inflazione hanno messo a dura prova il ceto medio. La ricchezza delle famiglie e le retribuzioni sono in calo, condizionando pesantemente i comportamenti di consumo.
Cambiamenti demografici e sociali. Il rapporto evidenzia una popolazione che invecchia e una diminuzione della popolazione residente complessiva in Italia.
Crisi dell’informazione e della socialità. Gli italiani non comprano più giornali, sintomo di una crisi più ampia nella fruizione delle informazioni tradizionali e di un possibile isolamento sociale.
Priorità sulla spesa sociale. Nonostante i venti di guerra, una parte significativa degli italiani (66%) ritiene che, in caso di necessità, si dovrebbe rinunciare a rafforzare la difesa piuttosto che tagliare la spesa sociale. 

Nella seconda parte (La società italiana al 2025) si affrontano i fenomeni più significativi emersi nel corso dell’anno e le incognite più rilevanti. Si descrive l’età selvaggia, del ferro e del fuoco, in cui ci siamo inoltrati; la deriva del Grande Debito, che inaugura il secolo delle società post-welfare; il lungo autunno industriale, che rischia di diventare il gelido inverno della deindustrializzazione; la febbre del ceto medio e l’arte “arrangiatoria” degli italiani; la vertigine e la speranza di un popolo che, con i barbari alle porte, non prende alloggio al “Grand Hotel Abisso”, non si abbandona alla profezia dell’apocalisse e sceglie il piacere.

Secondo il Censis, l’espressione “età selvaggia, del ferro e del fuoco” descrive un’Italia che ha smarrito la strada del futuro e si muove in un contesto di profonda incertezza globale, caratterizzato dalla violenza che prevale sul diritto internazionale e da un grande gioco politico con nuove regole basate sulla sfida e la prevaricazione illimitata.  Il 30% degli italiani adesso ha una convinzione inaudita: le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi.

Il Grande Debito inaugura il secolo delle società post-welfare. L’Italia spende più per interessi (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi), superando di dieci volte le risorse destinate alla protezione dell’ambiente (7,8 miliardi). 

Un calo quasi ininterrotto della produzione industriale, durato per trentadue mesi consecutivi con solo brevi e timidi rimbalzi, con l’unica eccezione rilevante, e sintomatica dei tempi attuali, di aumento del 31% nella fabbricazione di armi e munizioni nel 2025. Questo declino rischia di trasformarsi in un vero e proprio “gelido inverno della deindustrializzazione“.

Il Ceto Medio è descritto in grave affanno, con la ricchezza delle famiglie e le retribuzioni in calo. Una parte significativa di questa classe sociale teme un declassamento sociale.

Le difficoltà del ceto medio vengono contrastate dall’arte arrangiatoria degli italiani che riescono a trovare soluzioni creative, sebbene spesso informali o improvvisate, per superare le difficoltà quotidiane in un contesto di crescente precarietà economica e sociale. 

Gli italiani non sembrano intenzionati a prendere alloggio nelle “confortevoli stanze del Grand Hotel Abisso” per arrendersi al destino, ma reagiscono con un sorprendente attaccamento alla vita, al piacere e al presente.

Sanità sotto pressione. Il sistema sanitario nazionale mostra fragilità, con operatori sotto pressione e cittadini in ansia. Il rischio è che la domanda crescente di assistenza, alimentata dall’invecchiamento e dalla fragilità sociale, superi la capacità del welfare di dare risposte credibili e sostenibili.

La terza e la quarta parte del Rapporto presentano le analisi settoriali: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il sistema di welfare, il territorio e le reti, i soggetti economici dello sviluppo, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

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