28 Luglio 2021
Infrastrutture e mobilità Sostenibilità

Mobilità italiana: dalla proprietà alla formula “on demand”

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Qual è il profilo dell’utente di car sharing? Quanti sono attivi e quanti, invece, occasionali? Chi è il principale “concorrente” del car sharing? Quando conviene usare il car sharing? Che impatto ha sulla congestione del traffico? Quale futuro per il car sharing nell’evoluzione intermodale?

A queste e ad altre domande sulle caratteristiche e sulle prospettive dei servizi dell’auto condivisa e sul suo impatto sulla mobilità urbana, risponde l’innovativo studio, condotto da ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) e dalla società di consulenza BAIN & Company, dal titolo “Il Car Sharing in Italia: soluzione tattica o alternativa strategica?”, presentato il 25 maggio 2015 a Milano.

Dallo studio emerge che il servizio di car sharing è sempre più diffuso in Italia ed è utilizzato come strumento di mobilità, oggi ancora saltuario e sporadico, in alternativa alla vettura di proprietà, ma anche – e in misura ben maggiore – al trasporto pubblico.

I dati registrati a fine 2016 fotografano un fenomeno in grande sviluppo in diverse città: 1.080.000 tessere di iscrizione (+70% sul 2015), 6.270.000 noleggi (+33%) e una flotta di 6.000 veicoli (+33%).

L’utente tipo è un pendolare maschio di 38 anni, che usa il car sharing per raggiungere il lavoro (nel 55% dei casi è dipendente di azienda) e vive soprattutto in zone centrali (46%) o semi-centrali (27%), nelle quali utilizza il servizio.

È un utente pragmatico, ancora saltuario, poco fidelizzato al singolo operatore o allo specifico modello di auto: possiede in media 2,8 tessere dei diversi fornitori, guarda alla disponibilità del servizio prima che al brand, solo nel 6% – 7% dei casi lo usa più di una volta a settimana.
I servizi di car sharing soddisfano, con orari e modalità differenti, due diversi fabbisogni: lavorativo, dal lunedì al venerdì, con un picco di utilizzo tra le ore 9 e le 12; e personale, in particolare nel weekend, con un picco pomeridiano tra le 16 e le 19.

Il 40% del campione intervistato utilizza il servizio al posto dell’automobile di proprietà, mentre più della metà (55%) dichiara di usarlo in alternativa al Trasporto Pubblico Locale (TPL).
Grazie all’auto condivisa, quasi 2 utenti su 10 anno già rinunciato all’auto di proprietà e il 6% ne ha già venduta una, passando al car sharing. I dati mostrano quindi che l’auto condivisa sta ormai avendo un impatto concreto sulle abitudini di mobilità degli italiani.

La ricerca dimostra come il car sharing sia il frutto di esigenze diverse che trovano nella flessibilità e praticità del servizio una risposta che il trasporto pubblico oggi non riesce a dare – ha sottolineato Gianluca Di Loreto, Principal di Bain & Company – Su queste diverse esigenze gli operatori possono trovare il proprio spazio di manovra ed il proprio posizionamento strategico. Perché il car sharing diventi una vera alternativa è però necessario che esso si integri pienamente nel sistema mobilità, grazie ad una maggiore sinergia tra pubblico e privato“.

Ma, potendo contare pienamente sul car sharing, gli italiani sarebbero realmente disposti a rinunciare all’auto?

Dalle risposte emerge come in realtà l’auto condivisa al momento rappresenti un’opportunità di mobilità aggiuntiva, eventualmente sostitutiva della seconda auto. Il 43% degli utilizzatori non è ancora pronto ad abbandonare la propria vettura e il 32% lo farebbe se solo potesse affidarsi pienamente al car sharing,

Il car sharing mostra concreti vantaggi economici rispetto alla proprietà dell’auto per percorrenze annue medio/basse: fino a 11.800 km per una vettura grande, 8.300 km per una vettura media e 6.000 km per un’utilitaria. Questo, senza considerare gli altri vantaggi garantiti dalla formula (la possibilità di entrare nelle zone a traffico limitato, sostare gratuitamente nelle aree pubbliche a pagamento, evitare un consistente immobilizzo di capitale per l’acquisto del bene) e i risparmi possibili grazie alla condivisione delle spese di viaggio (una scelta già oggi operata dal 56% degli utenti).

In base a tali dati, considerando il numero delle iscrizioni al servizio e le auto oggi disponibili, è possibile stimare che ogni vettura in sharing tolga dalla strada fino a 9 automobili di proprietà; chiaramente si tratta di un valore cumulato su più anni, in quanto ogni anno sono solo i nuovi utenti che rinunciano alla propria auto, e non necessariamente da subito.

Nonostante i dati testimonino lo sviluppo costante della formula nelle nostre città, persistono alcune rigidità che rischiano di ingessare un mercato fortemente dinamico, con enormi potenzialità di sviluppo per la mobilità, urbana e non solo.

Per trasformare il car sharing da alternativa tattica a soluzione strategica per la mobilità urbana, le Istituzioni nazionali e locali dovrebbero uniformare la normativa sul settore e rendere omogenee nelle città le condizioni di utilizzo.

Manca innanzitutto una definizione normativa di vehicle sharing, così come una cornice legislativa unica per gli operatori pubblici e privati, i quali oggi si confrontano con regolamentazioni del servizio disomogenee fra una città e l’altra, che creano anche confusione nell’utente finale specialmente quando è in trasferta ha commentato Andrea Cardinali – Presidente di ANIASA Come testimonia la ricerca, è necessario un potenziamento delle infrastrutture, prevedendo, tra l’altro, parcheggi dedicati e di scambio intermodale presso stazioni ferroviarie e della metropolitana, centri commerciali, poli universitari e ospedalieri: vere e proprie ‘isole della mobilità’ dove l’utente possa cambiare mezzo di trasporto in modo agevole e soprattutto garantito“.

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