27 Maggio 2022
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Microplastiche: correlate a malattie infiammatorie intestinali?

Uno Studio appena pubblicato di ricercatori dell’Università di Nanchino ha trovato che i pazienti affetti da patologie infiammatorie intestinali (IBD) hanno nelle feci il 50% in più di microplastiche rispetto a persone sane, avvertendo che non è ancora chiaro se questa esposizione possa causare o contribuire a IBD o se le persone con IBD accumulino più microplastiche fecali a causa delle loro malattie.

Le persone con malattie infiammatorie intestinali (IBD), tra cui il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, hanno più microplastiche nelle feci rispetto agli individui sani, suggerendo che i frammenti potrebbero essere correlati al processo patologico.

Lo evidenzia lo StudioAnalysis of Microplastics in Human Feces Reveals a Correlation between Fecal Microplastics and Inflammatory Bowel Disease Status” pubblicato sul primo numero del 2022 di Environmental Science & Technology, la Rivista dell’American Chemical Society (ACS), e condotto da ricercatori cinesi dell’Università di Medicina di Nanchino.

Il termine microplastiche si riferisce a tutte le particelle di plastica inferiori a 5mm che si formano attraverso la rottura e l’usura di oggetti di plastica più grande, dall’usura dei pneumatici delle auto e degli abiti in fibre sintetiche, ma possono essere volutamente inserite in prodotti per la cosmesi e per altre applicazioni. Hanno forme diverse e comprendono una serie di componenti chimici e biologici. Sono presenti ovunque e possono entrare nel corpo umano attraverso l’ingestione (sono state trovate nelle acque in bottiglia e nei molluschi marini)  e l’inalazione di microfibre (circolano in atmosfera) tanto da risultare presenti nelle feci umane, anche se ancora non sono ben conosciuti gli effetti sulla salute umana.

Uno Studio di prospettiva, condotto da due eminenti scienziati olandesi e pubblicato l’anno scorso, sottolineava la necessità di colmare le lacune in merito all’effettiva presenza nel corpo umano delle microplastiche, con un’attenzione particolare alle nanoplastiche, per comprendere meglio gli eventuali rischi da esposizione e fornire informazioni utili per le future politiche sulla plastica in generale e le strategie di mitigazione sugli impatti delle microplastiche in particolare.

Ora i ricercatori cinesi, analizzando i campioni di feci di 50 persone sane e quelle di 52 persone affette da IBD di varie regioni del Paese, hanno constatato che le feci dei pazienti con patologie infiammatorie intestinali contenevano il 50% in più di microplastiche rispetto a quelle di individui sani.

La concentrazione di microplastiche (MPs) nelle feci di persone sane (A) e in quelle di pazienti con IBD (B) di vario genere. (Fonte: Environmental Science & Technology, 2022, 56, 1)

Le microplastiche presenti nelle feci di entrambi i gruppi avevano forme simili (per lo più sottili strati e fibre), ma in quelle degli affetti da IBD erano particelle più piccole (meno di 50 µm). Le tipologie erano costituite in entrambi i gruppi da polietilene tereftalato (PET) che viene utilizzato in bottiglie e contenitori per alimenti, e il poliammide (PA); presente negli imballaggi alimentari e nei tessuti. Le persone con patologie IBD più gravi tendevano ad avere livelli più elevati di microplastiche fecali.

Tramite un questionario, i ricercatori hanno scoperto che le persone di entrambi i gruppi che bevevano acqua in bottiglia, mangiavano cibo da asporto ed erano spesso esposti alla polvere avevano più microplastiche nelle feci, suggerendo che le persone con IBD possono essere esposte a più microplastiche nel tratto gastrointestinale. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che non è ancora chiaro se questa esposizione possa causare o contribuire a patologie IBD, o se le persone con IBD accumulino più microplastiche fecali a causa delle loro malattie.

Ricordiamo che la scorsa settimana è entrato in vigore il Decreto Legislativo di recepimento della Direttiva SUP (Single Use Plastic) che vieta anche in Italia la produzione, la vendita e l’utilizzo di prodotti monouso, il cui obiettivo è di ridurre sensibilmente l’inquinamento ambientale da plastiche.

 

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