Cambiamenti climaticiMari e oceani

Mediterraneo: il termometro del Pianeta

In occasione di eventi meteorologici estremi che si susseguono in questi giorni di luglio dopo le ondate di calore con trombe d’aria e grandinate violente che mettono in pericolo anche l’incolumità delle persone, Italy for Climate (I4C) ripropone il focus sul Mediterraneo inserito nel Rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, presentato lo scorso giugno.

“Il riscaldamento globale può essere definito la più grave malattia sistemica che affligge il nostro pianeta, attaccando organi diversi e aggravando crisi spesso già in atto, dall’inquinamento al degrado dei suoli, dalla perdita di biodiversità all’alterazione del ciclo idrologico. L’acqua – la più importante risorsa che abbiamo – è al centro di tutto questo. Solitamente pensiamo all’acqua dolce, quella che beviamo o che usiamo per irrigare i campi. Ma non dobbiamo dimenticare che il riscaldamento globale colpisce in primo luogo quel 97% della risorsa fatto di acqua salata, la distesa blu che copre più di due terzi della superficie terrestre”.

In questi giorni in cui eventi meteorologici estremi si susseguono giornalmente con trombe d’aria e grandinate di dimensioni e violenze distruttrici che mettono in pericolo anche l’incolumità delle persone, come testimoniano icirca 60 feritiche sono dovuti ricorrere a cure sanitarie per effetto della grandinata che ha colpito ieri (22 luglio 2026) la fascia costiera e collinare delle Marche meridionali,Italy for Climate (I4C), l’iniziativa sul clima promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile(FoSS), in partnership conENEA, ISPRA e RSE, e da un gruppo di imprese(a2a,Chiesi, Davines Group, Dolomiti Energia,Edison, Elettricità Futura,Italian Exhibition Group(IEG),Montello)ripropone il focus sulMare Nostrum, quale emerge dalRapporto“Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, presentato lo scorso giugno.

Italy for Climate sottolinea comemari e oceani abbiano assorbito più del 90% del calore aggiuntivo generato dalle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane, proteggendoci fino a oggi in qualche modo da quel riscaldamento globale che noi stessi abbiamo causato, limitando i danni per quelli che come noi abitano la terra ferma. Ma lacapacità di continuare ad assorbire calore e anidride carbonica non è infinitae sta già mostrando, per chi li sa osservare, i suoi effetti negativi sugli ecosistemi marini.

I fenomeni da conoscere e monitorare con attenzione sono almeno due:l’innalzamento del livellodel mare;il cambiamento dell’ecosistema.

Latemperatura media superficiale del Mediterraneocresce da decenni e negli ultimi anni ha superato stabilmente il valore record di20 °C.Un mare più caldo occupa più spazio per effetto della dilatazione termica, a questo si aggiunge il flusso costante di acqua proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai. Il risultato èun innalzamento del livello del mare di 12cm registrato solamente negli ultimi trent’anni. Numeri che possono sembrare piccoli, ma che si traducono in conseguenze concrete e già visibili.

L’Italia è una penisola ricca di comuni costieri ed oggi quasi uno su dieci presenta elevati tassi di erosione, l’ISPRAconta quasi1.000Km di coste in progressivo arretramento, anche a causa dell’innalzamento del livello dei mari. OggiVeneziarestituisce con più chiarezza la traiettoria di questo fenomeno: rispetto al periodo preindustriale, il livello del mare nella laguna è già salito di 41cm. Gli eventi di acqua alta, le maree che superano gli 80cm erano una rarità. Poi sono diventati una ricorrenza, poi quasi una routine. Meno di 50 all’anno fino al 1960, poi 100 nel 2002, poi 150 nel 2010. Nel 2024, l’anno più caldo mai registrato nella storia, si è superato per la prima volta il tetto dei 200.Ogni record è distante dall’altro appena qualche anno, questa velocità è ciò che preoccupa.

Italy for Climate, evidenzia come ilMediterraneo che abbiamo conosciuto sta scomparendo velocemente,oggi assomiglia sempre più a un mare tropicale che ospita nuovi abitanti, le cosiddettespecie aliene invasiveattratte dalle temperature crescenti e agevolate negli spostamenti dal commercio mondiale via nave. Il caso più noto al grande pubblico è quello delgranchio blu(Callinectes sapidus), arrivato dalle coste atlantiche americane. Nel 2023 la popolazione di questo crostaceo sulle coste italiane è letteralmente esplosa: si parla didecine o forse centinaia di milioni di esemplari, con un impatto devastante sulla fauna locale e sulle attività economiche legate alla pesca e all’allevamento di mitili, di cui il granchio blu va particolarmente ghiotto.L’impatto è stato particolarmente grave nella laguna veneziana, già alle prese con l’innalzamento del livello del mare.

I dati ISPRA mostrano che l’aumento delle temperature marine e la diffusione delle specie aliene invasive sono trend connessi e consolidati, come conferma il monitoraggio dell’Amphistegina lobifera, un organismo unicellulare usato come specie spia per tracciare l’avanzata delle specie aliene sulle nostre coste:in appena un decennio i siti in cui è stata rilevata la sua presenzasono decuplicati.

Ma il cambiamento dell’ecosistema marino non dipende solo dall’innalzamento delle temperature. Circaun quarto di tutta la CO2 emessa dall’uomo è finita in mare, dove si trasforma in acido carbonico,aumentando così l’acidità delle acque già oggi del 30-40% rispetto ai livelli preindustriali, impattando che impatta direttamente sulle specie marine, a partire dai coralli, alterando catene alimentari costruite nel corso di milioni di anni.

“Il Mediterraneo è un hotspot della crisi climatica, ossia un luogo in cui gli effetti del riscaldamento globale diventano particolarmente intensi– conclude Italy for Climate –Una consapevolezza da portare con noi in questa calda stagione”.

In copertina: Immagine della spiaggia di Civitanova Marche colpita dal violento nubifragio del 22 luglio 2026 (Fonte: Il Resto del Carlino).

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