Cambiamenti climatici

Riscaldamento globale: Governi conoscevano i rischi dagli anni ’50

Ricostruendo la storia della conoscenza governativa in materia, un Rapporto diffuso in vista dell’Anniversario (23 luglio 2026) dello storico parere consultivo sul clima della Corte Internazionale di Giustizia, fornisce una risorsa fondamentale per promuovere la responsabilità climatica dei Governi e garantire che gli Stati con elevate emissioni (tra cui l’Italia) siano ritenuti responsabili per non aver impedito la crisi climatica.

“La conoscenza dei cambiamenti climatici da parte dei Governi è fondamentale per la responsabilità climatica. Con l’intensificarsi degli impatti climatici, l’accelerazione dei contenziosi e, a un anno dalla storica sentenza consultiva della Corte internazionale di giustizia, che ha chiarito gli obblighi degli Stati in materia di prevenzione, gestione e rimedio dei danni climatici, rimane una questione cruciale: quando i governi avevano sufficienti informazioni per agire? Mentre decenni di ricerca hanno svelato ciò che le compagnie di combustibili fossili sapevano sui pericoli dei loro prodotti, molta meno attenzione è stata dedicata alla conoscenza storica da parte degli Stati. Eppure, stabilire quando i Governi hanno riconosciuto i rischi dei cambiamenti climatici causati dai combustibili fossili è essenziale per determinare la portata dei loro obblighi legali e la loro responsabilità per decenni di inazione climatica“.

I Governi di molti paesi responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra erano a conoscenza dei pericoli del cambiamento climatico causato dai combustibili fossili decenni prima di affermarlo in tribunale.

È quanto afferma ilCenter for International Environmental Law(CIEL), un’organizzazione non profit fondata nel 1989 che utilizza la legge e le istituzioni internazionali per proteggere l’ambiente, promuovere i diritti umani e garantire una società sostenibile, che in vista del 1° anniversario (23 luglio 2026) dellostorico parere consultivo dellaCorte Internazionale di Giustizia(ICJ), richiesto all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite,  con cui si afferma chei Paesi devono prevenire i danni al sistema climatico e che, in caso contrario, potrebbero essere obbligati a pagare risarcimenti e a fornire altre forme di indennizzo, ha pubblicato ilRapporto“Early Warnings: Government Knowledge of Climate Change and Legal Responsability for Climate Harm”, chefornisce le prove storiche che potrebbero influenzare il modo in cui i tribunali valutano quando sono sorti per la prima volta tali obblighi legali.

Attingendo ad archivi governativi, rapporti scientifici, memorandum ufficiali e altri documenti, lo studio rileva che ifunzionari di molti dei Paesi che storicamente hanno emesso più gas serra al mondo, tra cuiStati Uniti,Canada,Regno Unito,Francia,Australia,Germania,Italia,NorvegiaeRussia, avevano ricevutoavvertimenti credibili sui rischi climatici derivanti dai combustibili fossili almeno dagli anni ’60, e in alcuni casi anche prima. Nel Rapporto si legge chel’Italia ne ha avuto conoscenza dagli anni 1969-1970.

Il Rapportocontesta direttamente le argomentazioni avanzate da diversi Staticon elevate emissioni in recenti procedimenti della Corte Internazionale di Giustizia (CIG),secondo cui non ci si poteva ragionevolmente aspettare che i Governi agissero sul clima prima della fine degli anni ’80. Al contrario, i dati storici dimostrano che iGoverni avevano accesso a prove scientifiche, finanziavano la ricerca sul clima e discutevano dei rischi delle emissioni di combustibili fossili decenni prima dell’inizio dei negoziati internazionali sul clima nel 1995.

“I governi hanno sostenuto di non poter agire perché non ne erano a conoscenza– ha affermatoLindsay Fenlock, Ricercatrice senior del CIEL –La storia racconta ben altro. Le evidenze scientifiche che dimostrano la pericolosità dei combustibili fossili non sono emerse improvvisamente alla fine degli anni ’80. I governi si occupavano di queste evidenze scientifiche già da decenni. Queste prove sono importanti perché la responsabilità per la crisi climatica dipende non solo da ciò che i governi hanno fatto o non hanno fatto, ma anche da ciò che sapevano e da quando lo sapevano”.

Il Rapporto documenta che i Governi hanno ricevuto ripetuti avvertimenti sul fatto che il continuo utilizzo di combustibili fossili avrebbe potuto portare all’aumento delle temperature, all’innalzamento del livello del mare, a eventi meteorologici estremi e a danni ambientali diffusi. Eppurela produzione e il consumo di combustibili fossili hanno continuato ad espandersi ben oltre il momento in cui tali rischi erano diventati prevedibili.

“Ciò che i governi sapevano sui pericoli dei combustibili fossili non è solo una questione di documentazione storica: è una questione di responsabilità legale– ha sottolineatoNikki Reisch, Direttrice del Programma Clima ed Energia del CIEL –Una delle più grandi ingiustizie della crisi climatica è che gran parte di essa era evitabile. I Governi dei principali Paesi emettitori avevano ricevuto avvertimenti credibili per decenni sul fatto che i combustibili fossili stavano riscaldando il pianeta e mettendo a rischio persone ed ecosistemi. Come ha chiarito la Corte Internazionale di Giustizia, una volta che gli Stati ne erano a conoscenza, avevano il dovere legale di agire. Questo rapporto contribuisce a stabilire quando è sorto tale dovere e se decenni di ritardo abbiano oggi conseguenze legali. Tra ondate di calore mortali e innalzamento costante del livello del mare, questo rapporto ci ricorda quanti danni si sarebbero potuti evitare se la conoscenza precoce dei cambiamenti climatici da parte dei Governi non fosse stata contrastata dalle campagne di negazione, inganno e ritardo dell’industria dei combustibili fossili. La responsabilità è dovuta da tempo ed è sempre più a portata di mano”.

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