26 Ottobre 2021
Economia e finanza Società

L’economia italiana si ridurrebbe dell’11,4% senza azione climatica

In vista del G7 in Cornovaglia, dove i cambiamenti climatici dovrebbero costituire un punto focale del Vertice, Oxfam ha presentato lo Studio condotto da Swiss Re sugli impatti economici dell’inazione climatica sui Paesi del G7, con una contrazione prevista del -8,5 del PIL al 2050 senza una rapida riduzione delle emissioni globali, ma sull’Italia la contrazione sarebbe la più forte.

In occasione del prossimo G7 (Carbis Bay – Cornovaglia, 11-13 giugno 2021), il primo in presenza dopo Covid-19, Oxfam ha diffuso la ricerca commissionata a Swiss Re Institute sull’impatto economico dei cambiamenti climatici sui Paesi del G7, qualora non venisse intrapresa una seria e rapida azione di riduzione delle emissioni, da cui emerge che la potenziale perdita di PIL nell’insieme sarebbe equivalente a 4,8 trilioni di dollari all’anno entro il 2050, con una contrazione del’8,5%, più che doppia rispetto a quella causata dalla pandemia (-4,2%).

Oxfam, la Confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, fa osservare che Covid-19 ha determinato una rilevante perdita di posti di lavoro, soprattutto per le donne, anche a seguito dall’assunzione di maggiori responsabilità di assistenza, e ha richiesto alcuni dei più grandi pacchetti di incentivi economici mai visti, ma le economie del G7 dovrebbero riprendersi a breve termine dagli effetti della pandemia, mentre quelli correlati ai cambiamenti climatici si vedranno ogni anno e stanno già avendo impatti sproporzionati sulle donne di tutto il mondo a causa delle disuguaglianze di genere che aumentano la loro vulnerabilità ai rischi e ai disastri climatici.

I cambiamenti climatici sembrano destinati ad essere uno dei punti focali del vertice, insieme agli sforzi per combattere la pandemia di coronavirus, ma in altre occasioni alle conclusioni inserite nei comunicati ufficiali non ha fatto seguito adeguate azioni, anche se in questa occasione, come ha testimoniato il pre-Vertice dei Ministri della Finanze del G7 della scorsa settimana indicherebbe che il momento dell’assunzione di responsabilità non può più essere rinviato..

Nel suo Studio Swisse Re, uno dei principali fornitori mondiali di assicurazione, riassicurazione e altre forme di trasferimento del rischio basate sull’assicurazione, ha modellato il modo in cui i cambiamenti climatici potrebbero influenzare le economie attraverso rischi climatici graduali e cronici come lo stress da caldo, gli impatti sulla salute, l’innalzamento del livello del mare e la produttività agricola. Si prevede che tutte le 48 nazioni dello studio vedranno una contrazione economica, con molti paesi che saranno colpiti molto peggio del G7. 

L’opportunità economica per l’azione climatica è chiara: ora abbiamo bisogno che i governi del G7 agiscano in modo eccezionale nei prossimi 9 anni per ridurre le emissioni e aumentare i finanziamenti per il clima – ha dichiarato Max Lawson, Head of Inequality Policy di Oxfam – Le turbolenze economiche proiettate nei ricchi Paesi del G7 sono solo la punta dell’iceberg: molte parti più povere del mondo vedranno aumentare i morti, la fame e la povertà a causa delle condizioni meteorologiche estreme. Quest’anno potrebbe essere un punto di svolta se i governi coglieranno la sfida di creare un Pianeta più sicuro e più vivibile per tutti”.

Tra i Paesi del G7, l’Italia avrebbe la maggiore riduzione del PIL (-11,4%), senza alcun nuovo impegno nazionale dichiarato, nonostante che il nuovo obiettivo dell’UE sia di un taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
Il Regno Unito perderà il 6,5%, il Canada il 6,9%, gli USA il 7,2%, la Germania l’8,3%, il Giappone il 9,1%, la Francia il 10%.

Tutti i governi del G7 si sono impegnati a raggiungere nuovi obiettivi climatici in vista del vertice della Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP26) che si terrà a Glasgow (1-12 novembre 2021), ma la maggior parte non è all’altezza di quanto necessario per limitare il riscaldamento globale al di sotto degli 1,5° C. Dato che i Paesi del G7 sono tra i maggiori emettitori storici del mondo (responsabili di un terzo di tutte le emissioni di CO2 dal 1990), dovrebbero dare l’esempio in questo anno cruciale.

Secondo Oxfam, i governi del G7 non riescono collettivamente a mantenere l’impegno, assunto da tempo, dei Paesi sviluppati di fornire 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi poveri a rispondere ai cambiamenti climatici. Solo due Paesi del G7, il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno affermato che aumenteranno i finanziamenti per il clima rispetto ai livelli attuali. La Francia ha deciso di mantenere l’attuale livello di finanziamento, mentre Canada, Germania, Giappone e Italia devono ancora dichiarare le loro intenzioni.

La stima di Oxfam fa ammontare gli impegni attuali del G7 a 36 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici per il clima entro il 2025, di cui solo un quarto (8-10 miliardi di dollari) per l’adattamento.
È fondamentale – conclude Oxfam – che nei prossimi quattro anni tutti i governi del G7 aumentino drasticamente i finanziamenti per il clima, in particolare per l’adattamento”.

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