26 Settembre 2021
Biodiversità e conservazione Clima Economia e finanza Società

Rendicontazione climatica: da G7 impegno all’obbligatorietà

Dall’incontro dei Ministri delle Finanze del G7 di Londra, preliminare del Vertice dei Capi di Stato e di Governo in Cornovaglia (11 giugno 2021), è arrivato l’accordo per rendere obbligatoria per banche e società quotate in borsa la pubblicazione della rendicontazione climatica e per la perdita di biodiversità che stanno affrontando.

In vista del prossimo G7 in Cornovaglia (Carbis Bay, 11 giugno 2021), i Ministri delle Finanze e i Governatori delle Banche Centrali riuniti a Londra (4-5 giugno 2021), oltre all’accordo sull’introduzione di una tassazione minima globale di almeno il 15% sui profitti delle multinazionali su cui si è concentrata l’attenzione dei media, si sono impegnati ad uno Sforzo trasformativo per contrastare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

Ci impegniamo in uno sforzo pluriennale per fornire il significativo cambiamento strutturale necessario per soddisfare i nostri impegni net zero e conseguire gli obiettivi ambientali in modo positivo per l’occupazione, la crescita, la competitività e equità – si legge nel Comunicato finaleCi impegniamo a integrare adeguatamente le considerazioni sui cambiamenti climatici e sulla perdita di biodiversità nell’economia e nel  processo decisionale finanziario, compresa la gestione degli impatti macroeconomici e l’uso ottimale della gamma di strumenti politici per il prezzo del carbonio”.

Banche e società quotate in borsa delle economie più ricche dovranno obbligatoriamente pubblicare la rendicontazione su rischi correlati al clima che stanno affrontando, in linea con le raccomandazioni della Taskforce on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), presieduta da Michael Bloomberg.

Gli investitori hanno bisogno di informazioni di elevata qualità, comparabile e affidabile sui rischi climatici – si legge ancora – Siamo quindi d’accordo sulla necessità di uno standard di riferimento globale di segnalazione per sostenibilità, che le giurisdizioni possono ulteriormente integrare. Diamo il benvenuto all’International Financial Reporting, il programma di lavoro della Standards Foundation per sviluppare questo standard di base sotto una solida governance e supervisione pubblica, costruita sul quadro della TCFD e dal lavoro dei normatori contabili di sostenibilità, coinvolgendoli insieme alla più ampia gamma di stakeholders per promuovere le migliori pratiche globali e accelerare la convergenza. Noi incoraggeremo ulteriori consultazioni su una proposta finale che porti alla creazione di un’Internazional Sustainability Standards Board in vista della COP26”.

I Ministri del G7 hanno accolto con favore il lancio della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD), una nuova iniziativa globale, che mira a fornire alle istituzioni finanziarie e alle imprese un quadro completo di rischi e opportunità ambientali, allineando il reporting aziendale e la spesa finanziaria per ridurre i rischi legati alla natura, sulla base del successo della TCFD.

La scienza e gli economisti sono chiari: la natura è troppo grande per farla fallire – ha dichiarato nell’occasione Elizabeth Maruma Mrema, Segretaria esecutiva della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD) e co-Presidente di TCFD insieme a David Craig , Amministratore delegato di Refinitiv e a Capo del Gruppo Data & Analytics Division presso London Stock Exchange Group (LSEG) – La salute degli ecosistemi da cui noi e le nostre economie dipendiamo si sta deteriorando più rapidamente che mai. Nei prossimi anni lavoreremo con i membri della Taskforce e le altre parti interessate per progettare un quadro che possa avere un impatto e, in definitiva, pratico per le aziende e le istituzioni finanziarie. Incoraggiamo un’ampia gamma di istituzioni finanziarie e aziende a partecipare al TNFD e ad essere tra le primei ad adottare il quadro TNFD quando verrà lanciato nel 2023“.

I Ministri delle Finanze del G7 hanno anche dichiarato di aver accolto con favore il Rapporto Dasgupta, dal cognome del suo capo redattore Sir Partha Dasgupta, professore di Economia all’Università di Cambridge e di Stanford, commissionato dal Governo britannico e pubblicato lo scorso febbraio, che chiarisce come il calo significativo della biodiversità stia minando la produttività, la resilienza e l’adattabilità della natura, mettendo a rischio le nostre economie, i nostri mezzi di sussistenza e il nostro benessere.

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